{"id":7613,"date":"2023-02-13T18:13:53","date_gmt":"2023-02-13T18:13:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/?p=7613"},"modified":"2023-02-27T22:29:36","modified_gmt":"2023-02-27T22:29:36","slug":"intervista-a-eugenio-corti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/intervista-a-eugenio-corti\/","title":{"rendered":"Intervista a Eugenio Corti"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">di Achille Omar Di Leonardo<\/p>\r\n<!-- \/wp:post-content -->\r\n\r\n<!-- wp:table {\"align\":\"center\",\"className\":\"is-style-stripes\"} -->\r\n<figure class=\"wp-block-table aligncenter is-style-stripes\">\r\n<table style=\"height: auto;\" width=\"100%\">\r\n<thead><\/thead>\r\n<tbody>\r\n<tr>\r\n<td>\r\n<h3 style=\"text-align: center;\"><strong><span class=\"Citazione-interviste\">\u201cArbusov era dentro una valle <\/span><\/strong><span class=\"Citazione-interviste\">[&#8230;]<\/span><strong><span class=\"Citazione-interviste\">. Nel fondo c&#8217;era uno stagno ghiacciato coperto di canne gelate che, quando il vento le scuoteva, era un gran pianto.<\/span>\u201d<\/strong><\/h3>\r\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #b29135;\"><em>31 ottobre 2010 &#8211; pubblicata il 6 luglio 2011<\/em><\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;intervista a Eugenio Corti \u00e8 un sogno che si \u00e8 realizzato dopo diversi anni di impegno sulle tematiche del fronte russo.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Intervistare Eugenio Corti \u00e8 stato un grande privilegio, principalmente aver incontrato un personaggio di valore ma anche per essere stato uno scrittore aperto al confronto, soprattutto con gli studenti e con le nuove generazioni.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Eugenio Corti fa parte di quegli scrittori di talento cresciuti dietro i riflettori, probabilmente a causa di uno strano e incomprensibile meccanismo che lo ha costretto a subire l&#8217;oblio da parte dell&#8217;ambiente culturale &#8220;che conta&#8221;. La sua formazione cattolica e la sua avversione al comunismo lo hanno sicuramente penalizzato e hanno reso la sua vita di scrittore una strada sempre in salita. Nonostante tutto, i suoi libri hanno avuto larga diffusione e riscontro di pubblico.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le sue opere direttamente legate all\u2019esperienza sul fronte russo si segnalano\u00a0 &#8220;<strong>I pi\u00f9 non ritornano&#8221; memorie della Campagna di Russia <\/strong>e \u00a0&#8220;<strong>Il cavallo rosso<\/strong>&#8221; un sublime romanzo autobiografico, affresco dell&#8217;Italia del &#8216;900.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Informazioni ulteriori sullo scrittore e sul personaggio si possono consultare sul sito a lui dedicato <a href=\"https:\/\/www.eugeniocorti.net\/\"><strong>ugeniocorti.net<\/strong><\/a>.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Non posso non ricordare la grande disponibilit\u00e0 che ebbe nel sopportare le mie domande per ore e nell&#8217;aver riletto e corretto il testo con grande attenzione e pazienza certosina.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Un ringraziamento va a Federico, gestore del sito www.eugeniocorti.net che ha fatto da ponte per l&#8217;intervista, e a Patrizia Marchesini un ulteriore revisione del\u00a0 testo finale.<\/p>\r\n<\/td>\r\n<\/tr>\r\n<\/tbody>\r\n<\/table>\r\n<\/figure>\r\n<!-- \/wp:table -->\r\n\r\n<!-- wp:paragraph -->\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Mario Apollonio, introducendo I pi\u00f9 non ritornano, definisce il suo libro una \u201ccronaca\u201d della Campagna di Russia. Leggendo con pi\u00f9 attenzione, per\u00f2, ho potuto apprezzare, oltre alla cronaca, passaggi di alta scrittura dove Lei analizza le situazioni riportando gli accadimenti a un ambito esistenziale e spirituale della vita. Questo si traduce in uno stile che rende il libro un\u2019opera molto particolare sotto diversi aspetti. <\/strong>Lei dunque ha letto l\u2019articolo di Apollonio. Quell\u2019articolo mi ha lanciato come scrittore.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>S\u00ec, certo. \u00c8 riportato nell\u2019introduzione al libro. Lui lo definisce &#8220;tremendo&#8221; proprio in riferimento al discorso cronachistico. Ma partiamo da un dato, quello della sua pubblicazione. I pi\u00f9 non ritornano esce nel 1947, una data che apre la strada alle primissime pubblicazioni di memorialistica. In quegli anni non hanno ancora pubblicato n\u00e9 Bedeschi, n\u00e9 Rigoni Stern. Da dove nasce allora l\u2019esigenza di pubblicare cos\u00ec rapidamente? In fondo erano passati solo due anni dalla liberazione. Come mai sente quest\u2019urgenza? <\/strong>Subito dopo la guerra c\u2019era una grande difficolt\u00e0 materiale nel pubblicare, perch\u00e9 mancava la carta, mancava tutto. I giornali, in quel periodo, erano costituiti da quattro facciate: pagina uno, due, tre e quattro. Libri non ce n\u2019erano. Quando \u00e8 uscito I pi\u00f9 non ritornano fu il primo libro, o forse il secondo, che trattasse quel fronte di guerra. Quasi in contemporanea infatti ne usc\u00ec un altro, scritto da un piemontese, di cui non ricordo il titolo n\u00e9 l\u2019autore: dico quindici giorni prima, o forse dopo il mio. Passati quegli anni ne sono poi usciti a centinaia sulla Campagna di Russia; ma subito dopo la guerra non potevano uscire perch\u00e9 materialmente non c\u2019era carta disponibile, gli editori non ne avevano o quasi. Non c\u2019era molta produzione di giornali, n\u00e9 di libri. Il mio libro di memorie lo avevo cominciato a scrivere gi\u00e0 durante la guerra. In seguito, quando ho potuto, l\u2019ho presentato a Garzanti, che me lo ha pubblicato subito. Fin da ragazzo avevo il desiderio di fare lo scrittore, ero determinato a farlo, e per farlo avevo deciso di cominciare con questo libro di memorie.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Quale aspetto del libro ha convinto l\u2019editore a pubblicarlo? <\/strong>L\u2019editore si \u00e8 reso conto che le memorie, scritte da chi aveva partecipato di persona a quegli eventi, erano diverse dalle notizie diffuse attraverso i giornali dell\u2019epoca, che erano determinate dalla propaganda fascista. Anche quando il fascismo non c\u2019era pi\u00f9, le notizie continuavano comunque ad avere uno stile giornalistico. Le memorie invece differivano da tale stile, erano pi\u00f9 dirette, e pi\u00f9 fondate. Come ripeto, io intendevo rendere memoria di quelle terribili vicende e, appena ho potuto, l\u2019ho fatto. Consideri che, quando sono tornato dalla guerra, ero assolutamente stanco. Avevo passato quattro anni e mezzo sotto le armi. Nella primavera del 1945, il 25 aprile, la guerra era finita (anche se in seguito ci sono stati degli strascichi di omicidi da parte di determinati partiti, che massacravano la gente\u2026 massacravano i vinti); io per\u00f2 allora facevo parte del Corpo Italiano di Liberazione, che venne spedito prima in Trentino poi in Alto Adige, perch\u00e9 per l\u2019Italia c\u2019era il pericolo di perdere quelle province.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Andiamo per gradi, Lei rientra dalla Russia e\u2026 torna a casa? <\/strong>Al rientro dal fronte, nel febbraio 1943, ho passato un periodo in ospedale e, successivamente, ho avuto una licenza di convalescenza abbastanza lunga. Quindi mi sono ripresentato alle armi, e sono stato destinato a <a style=\"color: #333333;\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Nettunia\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Nettunia<\/a>, tra Anzio e Nettuno, vicino Roma. L\u00ec mi colse l\u2019armistizio e, con un altro sottotenente che era con me (eravamo appena arrivati a <a style=\"color: #333333;\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Nettunia\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Nettunia<\/a>), siamo riusciti a non farci prendere in una retata dai Tedeschi, cos\u00ec ci siamo messi in movimento per raggiungere l\u2019Abruzzo, le montagne abruzzesi. A quel tempo, avendo conosciuto bene i Tedeschi al fronte russo, ritenevo che ci sarebbe stata, da parte loro, una vendetta terribile sugli Italiani che li avevano abbandonati. I Tedeschi intendevano combattere fino alla fine: loro avrebbero lottato fino alla morte. Avevo convinzione che i Tedeschi avrebbero provocato milioni di morti in Italia; potevo dedurlo da quanto avevo visto in Russia e in Polonia. Pensavo che se avessero operato allo stesso modo anche in Italia, per noi sarebbe stato un immane disastro. Invece i Tedeschi decisero di rimettere in piedi il fascismo, non tanto per avere aiuto dal fascismo, quanto per avere a propria disposizione una risorsa molto importante per il proseguimento della guerra, cio\u00e8 le industrie dell\u2019Italia settentrionale. Allora tutta l\u2019industria italiana era concentrata nelle regioni settentrionali, soprattutto in Lombardia, in Piemonte e in Liguria.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\">Io e quel sottotenente, Antonio Moroni di Bergamo, abbiamo dunque raggiunto l\u2019Abruzzo. Non tornammo a casa perch\u00e9 pensavamo che, se bisognava combattere in modo disperato contro i Tedeschi, bisognava evitare che essi avessero a portata di rappresaglie i nostri familiari. Scegliemmo un posto in cui ci fosse gente che, nel combattere contro i Tedeschi, fosse capace di contrastarli sul serio e fosse in gamba. Gli Italiani non sono tutti della stessa efficienza militare, c\u2019era un abisso tra Italiani e Italiani a questo riguardo. Io ero partito per il fronte russo convinto che il soldato italiano fosse \u201cil migliore del mondo\u201d, perch\u00e9 a scuola ci insegnavano cos\u00ec, e poi perch\u00e9 faceva piacere pensarlo. In seguito, avendo fatto esperienza reale con le nostre fanterie, ero giunto alla conclusione che noi Italiani non siamo complessivamente i migliori ma, semmai, nella nostra media siamo i peggiori del mondo.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Questo giudizio cos\u00ec negativo da cosa scaturiva? Dal fatto che eravamo mal preparati o perch\u00e9 \u00e8 una incapacit\u00e0 insita negli Italiani?<\/strong> Se dovessimo fare un esame delle motivazioni, sarebbe molto lungo. A ogni modo giunsi ben presto a questa conclusione. Poi feci esperienza con nostri elementi validi. Anzitutto con i bersaglieri, che erano come efficienza pressappoco al livello dei Tedeschi; quindi molto meglio del soldato medio italiano, con un distacco. Per\u00f2 i bersaglieri erano molto discontinui, come \u00e8 in genere la nostra gente del sud. Quelli del sud, quelli validi, sono, come militari, dei discontinui, anche quando sono molto capaci.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\">Poi ho visto gli alpini. Erano addirittura meglio dei Tedeschi. Pu\u00f2 sembrare un\u2019affermazione superficiale ma bisogna averne fatto esperienza per poter argomentare seriamente; io posso dirle di aver avuto modo di verificarlo e quindi posso affermare quello che dico. Le nostre truppe italiane comprendevano i migliori e i peggiori soldati che facessero la guerra. Era una situazione che non c\u2019era in nessun altro esercito. Ho visto in azione soldati di nazionalit\u00e0 diverse: oltre ai Tedeschi, tra gli stranieri, Inglesi, Americani, Indiani, Rumeni: questi ultimi, contrariamente a quanto si raccontava, erano validi. Comunque, come dicevo, evitammo di tornare a casa per non mettere i nostri nei guai. Avevo deciso di raggiungere una zona di alpini. I migliori alpini, forse i migliori di tutti, erano gli Abruzzesi. Con quel sottotenente scarpinammo per l\u2019Italia da <a style=\"color: #333333;\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Nettunia\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Nettunia<\/a> sul Tirreno, fino quasi all\u2019Adriatico in Abruzzo. Dovendo scegliere una montagna sulla quale attestarci, eravamo indecisi tra il Gran Sasso e la Maiella. Alla fine scegliemmo la Maiella perch\u00e9 l\u00e0 c\u2019era una possibile base in casa di un mio compagno d\u2019armi \u2013 Virgilio De Marinis \u2013 diventato mio amico sotto le armi. Pensai che lo avremmo potuto ritrovare l\u00e0.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>\u00c8 il suo amico di cui parla ne Il cavallo Rosso, Virgilio\u2026? <\/strong>De Lollis nel libro.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Gi\u00e0, Virgilio De Lollis! <\/strong>Un personaggio con tipico cognome abruzzese. Moroni e io trovammo la sua casa (la casa di De Marinis, n.d.r.) ma lui non c\u2019era. I suoi familiari per\u00f2 ci accolsero come se lui fosse presente. Gli Abruzzesi erano cos\u00ec, ti accoglievano con amicizia anche se eri uno sconosciuto. Dell\u2019Abruzzo ho un ricordo meraviglioso. Frattanto, dalla zona occupata dagli Alleati, \u201cRadio Bari\u201d trasmetteva comunicati tipo \u201cSi ricorda agli ufficiali italiani il loro dovere, ecc. ecc.\u201d. Alla fine decidemmo di presentarci si nuovo al Regio Esercito, dirigendoci a sud attraverso le antiche strade dei pastori, i tratturi. Quella \u00e8 stata una delle esperienze pi\u00f9 belle della mia vita, \u00e8 un peccato poterne fare appena cenno. Avevo gi\u00e0 un\u2019impressione ottima degli Abruzzesi gente contemporanea; non sapevo per\u00f2 che ci fossero anche degli Abruzzesi non\u00a0appartenenti al nostro tempo \u2013 intendo quelli di settant\u2019anni fa \u2013 ma rimasti a duemila e pi\u00f9 anni fa, come simili ai re pastori della Bibbia e ai re pastori di Omero. Furono una scoperta sbalorditiva. Ho fatto conoscenza con un tipo umano di cui ignoravo l\u2019esistenza. Noi moderni, nel parlare, siamo immediati. Con la televisione prima, e con internet poi, oggi stiamo diventando ancora pi\u00f9 immediati. Questi pastori invece erano tutti molto riflessivi e persino contemplativi. Certo erano anche analfabeti, ma contemplativi. Quella gente costitu\u00ec un\u2019esperienza straordinaria per me, che ero cresciuto con l\u2019idea di fare lo scrittore, e mi stavo formando secondo l\u2019impostazione classica. Come scrittore anch\u2019io sentivo di avere la mia radice in Omero. Ero un omerico, ancora meglio lo compresi allora.. Quell\u2019esperienza in Abruzzo per me fu bellissima.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\">Poi ci presentammo all\u2019esercito al sud. Venimmo trattati come cani. Quando si sono formate le truppe, che avrebbero dovuto combattere contro i Tedeschi per liberare l\u2019Italia e portarla alla fine della guerra, ci siamo offerti. Non tanto dunque per contribuire alla vittoria degli Inglesi e degli Americani, quanto perch\u00e9 la guerra finisse: per farla terminare, bisognava battere i Tedeschi. Se i Tedeschi non venivano battuti, non avrebbero mollato l\u2019Italia. Cos\u00ec dopo aver combattuto in Russia, io ho dovuto continuare la guerra risalendo l\u2019Italia. Un\u2019altra grande esperienza che ho fermato nel mio secondo libro Gli ultimi soldati del Re.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Tornando per\u00f2 al primo libro, Lei non scrive semplicemente una cronaca dei fatti. In un modo o nell\u2019altro ci mette anche della letteratura; aggiunge, cio\u00e8, riflessioni articolate. Ho avuto modo di notare come passi da un pensiero \u201cbasso\u201d a un pensiero \u201calto\u201d nell\u2019intento di spiegare gli eventi e dare a questi accadimenti un senso, giustificando la realt\u00e0 dei fatti con un\u2019analisi trascendentale. Certe situazioni, seppur cadenzate e raccontate in termini di successione di eventi, diventano lo spunto per una speculazione personale filtrata dal suo proprio pensiero, dalla sua propria formazione che \u00e8 quella di cattolico, di credente. Come si concilia allora l\u2019idea di Dio, di pace, di amore \u2013 verso il prossimo \u2013 con la partecipazione attiva alla guerra, con il fatto cio\u00e8 di dover considerare che in quella circostanza ci si pu\u00f2 anche ammazzare e anzi questa possibilit\u00e0 \u00e8 insita nella guerra? Cosa spinge l\u2019uomo credente a entrare in guerra? Lei stesso lo afferma dicendo \u201cIo volevo andare in Russia\u201d anche se giustifica questo suo desiderio. Non le sembra che questi aspetti, religioso e militare, siano inconciliabili tra loro? <\/strong>Io volevo andare in Russia (Corti non si \u00e8 arruolato volontario: fu chiamato alle armi ed ebbe poi la possibilit\u00e0 di scegliere la Russia come fronte di guerra n.d.r.) perch\u00e9 volevo conoscere il comunismo prima che venisse distrutto dai Tedeschi. Si pu\u00f2 pensare che oggi io parli con una visione a posteriori, ma in realt\u00e0 non \u00e8 cos\u00ec. Io ero paolotto, un termine che oggi non si usa pi\u00f9, ma che un tempo stava a indicare un cattolico popolare della Brianza. Quindi, mai e poi mai avrei chiesto di andare al fronte a combattere (come volontario n.d.r.) e ad ammazzare gli altri. Comunque ero in pari tempo deciso \u2013 una volta al fronte \u2013 a fare il mio dovere d\u2019ufficiale e non avrei certo obbligato qualcun altro a fare la mia parte.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Era pronto a farsi carico della propria responsabilit\u00e0. <\/strong>Certamente: avrei fatto la mia parte, il mio dovere, combattendo. Fino a poco prima i nazisti, che avevano l\u2019alleanza dei bolscevichi, potevano fare la guerra contro gli Angloamericani e contro il resto del mondo contando sulle risorse alimentari che i Russi cedevano loro in cambio di forniture tecniche: non potevano auspicare una situazione migliore. Dopo essersi resi conto dell\u2019inefficienza militare comunista, hanno deciso di attaccare la Russia, prevedendo di liquidarla in un mese o due. Quando i Tedeschi hanno invaso la Russia io ho subito pensato che non avrei fatto in tempo a vedere il comunismo. Pensavo che se i Tedeschi attaccavano erano sicuri di vincere. Il comunismo, secondo la mia impostazione cristiana cattolica nonch\u00e9 classica (preceduta da Omero, Virgilio, Dante, e dal nostro bellissimo medioevo), aveva tentato \u2013 attraverso Marx, Lenin e Stalin \u2013 qualcosa che veramente capovolgeva tutto il nostro mondo. Le notizie che arrivavano erano per\u00f2 contrapposte: c\u2019era chi diceva bene dei comunisti, e chi invece li considerava in sostanza dei delinquenti che avevano ammazzato come nessuno mai in precedenza aveva fatto. Io chiesi di andare in Russia proprio perch\u00e9 volevo approfondire tutto questo prima che svanisse. E riuscii ad andarci. Quando ero a Moncalieri, dove frequentavo il corso ufficiali, era previsto un premio per chi nelle votazioni fosse rientrato nel primo decimo della graduatoria. Funzionava un po\u2019 come l\u2019universit\u00e0, c\u2019erano delle votazioni. Chi riusciva a entrare nel primo decimo della graduatoria aveva diritto di scegliere il reggimento di assegnazione. C\u2019era questa disposizione per spingere gli studenti allievi ufficiali a studiare: si dovevano scegliere tre\u00a0reggimenti in ordine di preferenza e, sul suo onore, l\u2019autorit\u00e0 militare avrebbe assegnato il neo sottotenente a uno di quei tre reggimenti. In caso diverso egli poteva essere assegnato a un qualsiasi reggimento ubicato magari a Palermo, a Bari, a Napoli, lontano da casa. Studiando a fondo riuscii a entrare nel primo decimo e scelsi i tre reggimenti. Al fronte russo di artiglierie ce n\u2019erano quattro, di cui uno a cavallo: io scelsi gli altri tre, non quello a cavallo; anche se, ragazzo com\u2019ero, mi attirava molto.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Perch\u00e9? <\/strong>Avrei voluto andare con l\u2019artiglieria a cavallo o meglio ancora con la cavalleria, perch\u00e9 mi piacevano gli animali e odiavo i carri armati, ma sapevo che nei reggimenti a cavallo in genere ci andavano i nobili o gli appartenenti a famiglie di quella tradizione, e non mi andava una situazione del genere. Mi assegnarono al 30\u00b0 artiglieria di Corpo d\u2019Armata, con cannoni da 105.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Le era andata tutto sommato anche bene, era stata una buona sistemazione. <\/strong>S\u00ec, ma se pensiamo ad altri\u2026 Per esempio al mio amico e compagno di liceo Peppo T\u2026 che scelse tre reggimenti sistemati nella Riviera ligure in caverna, con vecchi cannoni che facevano vergogna anche solo a vederli\u2026 A lui and\u00f2 molto meglio, perch\u00e9 pass\u00f2 la guerra a fare i bagni tra Sanremo e la vicina costa Azzurra. Io comunque al fronte russo ho avuto modo di conoscere innanzitutto i Tedeschi che noi, qui in Italia, non conoscevamo. Credevamo fossero pi\u00f9 rigidi di noi Italiani, e insomma che i nazisti fossero dei fascisti pi\u00f9 duri dei nostri, invece era un mondo totalmente diverso; non c\u2019era nessunissimo rapporto con quanto pensavamo noi. Su questo argomento ho fatto in seguito delle conferenze, per cui potrei parlarne a lungo. In Russia inoltre ho avuto modo di conoscere soprattutto il mondo sovietico. Ed ecco che mi riallaccio al discorso che facevamo prima, sul perch\u00e9 i Tedeschi sono stati battuti in Russia. Hanno fallito perch\u00e9 hanno commesso un grave errore nel giudicare i Russi. Durante la spartizione della Polonia, essi avevano costatato che i Russi erano dei casinisti, dei confusionari, cos\u00ec come sono oggi. I Tedeschi hanno conquistata la loro mezza Polonia in poche settimane, sebbene i Polacchi si difendessero disperatamente; mentre i Russi, che erano partiti in contemporanea, dopo diverse settimane non erano ancora riusciti a conquistare la loro parte perch\u00e9 dai Polacchi le prendevano.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Lei sostiene che quella fu l\u2019occasione in cui i Tedeschi constatarono che contro un esercito cos\u00ec avrebbero potuto farcela.<\/strong> S\u00ec, si sono fatti un\u2019idea dei Russi senza avere una conoscenza esaustiva del mondo russo. In Polonia sono stati i Tedeschi a conquistare anche parti del territorio, che hanno poi messo a disposizione dei Russi come era stabilito nei patti. I Tedeschi, forti di questa esperienza diretta, pensarono che un esercito come il russo, in un mese o due, loro avrebbero potuto batterlo. Ecco perch\u00e9 lo hanno attaccato.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>E in effetti, almeno all\u2019inizio, la conquista tedesca sembrava svolgersi velocemente. <\/strong>S\u00ec. In principio andavano avanti, ma hanno impostato la loro azione in maniera sbagliatissima. I Tedeschi in fondo furono sinceri, anche se si trattava di una \u201csincerit\u00e0 nella menzogna\u201d. Non dichiaravano: \u201cVeniamo a liberarvi dal comunismo, a portarvi la civilt\u00e0.\u201d (dichiarazioni che avrebbero potuto fare gli Italiani o gli Inglesi o gli Americani); loro dicevano: \u201cDi questo territorio, una volta battuto il comunismo, diventiamo padroni noi.\u201d Inizialmente i Russi accolsero bene l\u2019ingresso dei Tedeschi. I Russi erano divisi tra i comunisti, che erano una minoranza ma avevano in mano tutto il potere, e la massa della popolazione di contadini esasperata dalla politica comunista che aveva portato via loro la terra. Anche gli Italiani, quando entravano nei paesi russi, si vedevano venire incontro lo starosta del villaggio, alla maniera dell\u2019800, che portava loro in dono pane e sale per omaggiare chi li stava liberando dai comunisti.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Si riferisce all\u2019Ucraina, terra che si sentiva chiaramente oppressa dal regime comunista. <\/strong>La massa dei civili Russi era contenta che venissero avanti i Tedeschi, perch\u00e9 pensavano di essere liberati; ma quando si resero conto che i nazisti li ammazzavano, che erano terribilmente decisi a impadronirsi del loro territorio, si irrigidirono con ogni loro forza. Questo ha comportato un cambiamento notevolissimo. Inizialmente i Tedeschi continuarono a vincere, ma a un certo punto si ritrovarono contro l\u2019intera popolazione. I soldati Russi che disertavano all\u2019inizio erano una miriade, ma a mano a mano che si andava avanti, cominciarono a diminuire fino a che non ce ne furono quasi pi\u00f9. I Tedeschi erano talmente ottusi che trattavano male anche i disertori. Erano in sostanza sinceri nel dichiarare le loro intenzioni, ma l\u2019atteggiamento nei confronti della popolazione e dei prigionieri sovietici li penalizz\u00f2. I Russi sono buoni soldati, mediamente meglio degli Italiani. E anche degli Americani, degli\u00a0Inglesi\u2026 ma rispetto ai Tedeschi, come soldati, sono inferiori. All\u2019inizio continuavano a prenderle dai Tedeschi ma, nonostante questo, hanno sempre pi\u00f9 resistito, e alla fine hanno sommerso la Germania e l\u2019hanno fatta fuori. Per rimarcare l\u2019inefficienza russa di allora possiamo pensare anche alla situazione che si era creata nella loro guerra contro i Finlandesi; quel piccolo paese aveva messo i Russi in grande difficolt\u00e0, e anche in quell\u2019occasione i Tedeschi avevano constatato la debolezza dell\u2019esercito russo. Recandomi in Russia avevo l\u2019opportunit\u00e0 di osservare ogni cosa da vicino. Soprattutto potevo comprendere ci\u00f2 che il comunismo aveva realmente fatto. Sono andato l\u00e0 per questo.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Come pensava di riuscire a farsi un\u2019idea concreta del comunismo lontano dagli ambienti comunisti?<\/strong> Parlando con la gente! Io ero un sottotenente di prima nomina, cio\u00e8 un sottotenente appena nominato, l\u2019ultimo della baracca. Nella mia batteria eravamo in quattro ufficiali: il capitano, il tenente e due sottotenenti. Io ero l\u2019ultimo arrivato dei due. Per\u00f2 trovai un soldato che parlava perfettamente il russo. Era un siciliano, Antonino Allegra \u2013 che era stato mescolato ai Russi un po\u2019 di mesi \u2013 e parlava il russo quasi come i Russi. I nostri comandi di divisione e di reggimento avevano degli interpreti ma nessuno, secondo me, era bravo come lui. Lui stava in batteria e nessuno lo utilizzava. Cominciai a utilizzarlo io: gli dicevo \u201cAllegra, cinturone e moschetto e andiamo a parlare con i civili.\u201d Lui veniva con me e faceva da interprete, fu un\u2019esperienza formidabile.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>In quel caso prendeva appunti? <\/strong>S\u00ec, ma non mentre parlavamo, lo facevo in seguito. Avevo riempito due quadernetti di appunti che per\u00f2 ho distrutto durante la ritirata. Avendo fatto bene l\u2019esperienza oltre che dei comunisti anche dei nazisti, mi sentivo molto pi\u00f9 preparato per affrontare il compito dello scrittore dopo un\u2019esperienza cos\u00ec diretta.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Ho apprezzato molto infatti il suo modo di concepire la scrittura. Per ogni libro che scrive si documenta e studia a lungo. Non \u00e8 un caso che Il cavallo rosso, un libro molto corposo, le abbia portato via cos\u00ec tanto tempo.<\/strong> Ho impiegato undici anni per scriverlo. \u00c8 stato veramente un lavoro improbo. Ma ritorniamo al discorso. Durante la ritirata io ho fatto ventinove giorni di sacca, l\u2019esperienza pi\u00f9 tremenda della mia vita. Molti non avevano pi\u00f9 la speranza di venirne fuori, succedeva di tutto compresi i suicidi. Nonostante questo io mi dicevo \u201cSei qui in Russia perch\u00e9 hai voluto venirci tu. E adesso? Sei ancora contento di essere venuto, o hai capito di esserti messo in un bel guaio?\u201d. Ma non ho mai pensato che avrei fatto meglio a non andarci. Ero intenzionato a fare lo scrittore, e per farlo sarei dovuto passare per una tale esperienza. Secondo me era la massima esperienza che un futuro scrittore dell\u2019occidente potesse fare per formarsi un\u2019idea del comunismo, e anche del nazismo.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Perci\u00f2, nonostante tutto, Lei non ha mai avuto ripensamenti. <\/strong>No, neanche nel corso della ritirata. Non mi sono mai pentito, anche se ringrazio il Cielo di esserne venuto fuori. Come Lei avr\u00e0 letto, ho rischiato di restarci in parecchie occasioni.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Mi incuriosisce sapere dei racconti che le riferivano i Russi. Cosa le raccontavano della Russia e del comunismo?<\/strong> I Russi non volevano parlare del comunismo. Quando tentavo di sentirli attraverso quell\u2019interprete, evitavano tale discorso, perch\u00e9 erano convinti che avrebbero vinto loro. Ricordo che lo dicevano anche apertamente: \u201cVoi le dovete prendere per forza. Non solo voi Italiani, ma anche i Tedeschi.\u201d Il fatto \u00e8 che non erano degli stupidi, c\u2019era anche gente intelligente. Molti erano elementari, ma c\u2019era anche gente preparata. Quindi capivano che eravamo troppo pochi noi assalitori. Anche dei militari Tedeschi dicevano che, comunque, erano infinitamente meno dei Russi. Quindi i Russi dovevano vincere per forza. Io cercavo di argomentare dicendo che la guerra ormai durava da mesi e mesi. I Tedeschi non facevano che avanzare; se loro fossero stati in grado di battere i Tedeschi avrebbero gi\u00e0 dovuto farlo. Quella loro insistenza mi faceva a volte pensare che si prendessero gioco di me. Pensavo che mi raccontassero frottole. Ma questo non era l\u2019unico discorso. Alcuni di loro mi parlavano di milioni di morti fatti dai comunisti. Ricordo che mi imbattei in una studentessa russa molto intelligente che parlava in modo sensato. A lei tentai di spiegare che anche in Italia avevamo i fascisti, i quali comunque, per prendere il potere, potevano avere fatto al massimo un centinaio di morti. Ma lei insisteva ancora con cifre assurde e aggiungeva: \u201cAnche i deportati da noi sono milioni.\u201d Anche i fascisti avevano deportato della gente: io non potevo darle una cifra esatta ma, a dirla alla buona, doveva trattarsi di qualche centinaio, non di pi\u00f9. Ora, essendo la popolazione russa pi\u00f9 grande di cinque volte, qui i comunisti\u00a0potevano aver fatto forse cinquecento o mille morti. Ma non milioni. A me pareva una cifra senza senso. Lei aggiungeva anche: \u201cI comunisti hanno ucciso non solo gli anticomunisti ma i comunisti stessi.\u201d<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>La ragazza come poteva avere tali informazioni visto che, nel regime comunista dell\u2019Unione Sovietica di allora, vigeva un rigido controllo?<\/strong> Il popolo russo conosceva la realt\u00e0; dovevano stare attenti a non parlarne, ma certe cose le sapevano. E quando sono arrivati i Tedeschi, all\u2019inizio erano contenti proprio perch\u00e9 i comunisti erano veramente una peste, una disgrazia terribile.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Lei vedeva i comunisti cos\u00ec terribili forse anche per altri aspetti, probabilmente perch\u00e9 volevano far tabula rasa della religione, dell\u2019aspetto spirituale e trascendentale della vita.<\/strong> Io ero all\u2019inizio avverso ai comunisti, come ero avverso ai nazisti. Gi\u00e0 quando sono andato al fronte, avversavo i nazisti perch\u00e9 sono cattolico e i nazisti mi stavano sullo stomaco come stavano sullo stomaco a tutti i cattolici, per\u00f2 senza avere bene l\u2019idea della loro realt\u00e0. Quando ho attraversato la Polonia, il treno si fermava anche per ore. In quelle occasioni ho fatto la prima vera esperienza dei nazisti. Ho visto le donne ebree lavorare nelle stazioni ridotte come schiave, sotto i kap\u00f2. Nel vedere certe cose mi \u00e8 venuta una rabbia tale che \u2013 avevo 21 anni \u2013 appena ho potuto ho scritto in Italia, da vero deficiente. Mi feci prendere dalla rabbia e scrissi una lettera a casa, pur sapendo che met\u00e0 delle nostre lettere veniva aperta dalla censura, pensando che tanto \u2013 a noi sottufficiali \u2013 nessuno ci avrebbe toccato. Nella lettera dicevo a mio padre di non versare il mio stipendio alla Cassa di Risparmio, come eravamo d\u2019accordo ma di versarlo al Vaticano \u201ccome aiuto ai Polacchi che sono sotto il tallone di questi deficienti\u2026\u201d (o una frase analoga, che non ricordo pi\u00f9 bene). Quella lettera fu aperta e, a causa di quelle parole, sarei dovuto andare sotto processo.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Nel libro Lei dice che in quella occasione fu un maggiore a salvarla dall\u2019accusa di essere anti-tedesco.<\/strong> Esatto! Il mio maggiore, il Maggiore Mario Bellini (\u00e8 stato come un padre per me\u2026 mi commuovo ancora al ricordo\u2026 \u00e8 morto nella ritirata prima di arrivare a Chertkowo). Mi chiam\u00f2 a rapporto, all\u2019epoca avevo, come ho detto, 21 anni. Davanti ai miei soldati ero un ufficiale ma davanti a lui ero solo un ragazzo. Disse: \u201cHai scritto a casa che i Tedeschi sono dei deficienti e che comunque sei per i Polacchi?\u201d E io: \u201cSignors\u00ec!\u201d E lui: \u201cMa dove hai la testa?\u201d. E mi fece una lavata di capo, avvertendomi che sarei andato sotto processo. Poi aggiunse: \u201cVorrei disinteressarmi di te, ma cercher\u00f2 di aiutarti perch\u00e9 ti vedo di buona volont\u00e0 e, soprattutto, perch\u00e9 vedo che sei anche anticomunista che pi\u00f9 di cos\u00ec non si pu\u00f2. Ma quelle cose che hai scritto tienile per te\u2026 Somaro!\u201d Mi fece una lavata di testa memorabile, ma mi diede anche il suo appoggio: in realt\u00e0 io avevo combinato un bel guaio. Nel nostro gruppo di artiglieria c\u2019era un tenente delle mie parti, Cattaneo di Inverigo, laureato in Legge, che aveva quattro o cinque anni pi\u00f9 di me, e stava facendo la pratica di avvocato. Il maggiore mi disse che avrebbe scelto lui per la mia difesa, e mi ordin\u00f2 di stare bene attento, e di non parlare pi\u00f9 a vanvera.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Il processo ha poi avuto luogo? Non lo ha evitato! <\/strong>Mi fecero un pre-processo.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>E chi presenziava al processo? Erano graduati italiani? <\/strong>Be\u2019, certo. Se ci fossero stati i Tedeschi sarebbe stato molto tragico, probabilmente sarei finito in un lager. Io non venni chiamato, erano presenti quattro o cinque ufficiali superiori di Corpo d\u2019Armata. Il mio maggiore avrebbe dovuto partecipare, ma essendo al fronte poteva scegliere un rappresentante e dunque mand\u00f2 quel tenente. Cattaneo introdusse la questione dicendo: \u201cPosso raccontare come devono essere andate le cose perch\u00e9 sono un conterraneo di questo imputato. Questo qui \u00e8 un paolotto, di una famiglia notoriamente di signori paolotti\u2026 Questo giovane ha soprattutto l\u2019impressione che rispetto ai Tedeschi noi facciamo la figura dei parenti poveri: ecco perch\u00e9 ce l\u2019ha con loro\u201d. Gli ufficiali chiesero cosa volesse dire paolotti, lui spieg\u00f2 che si trattava dei cattolici della Brianza ecc. ecc. Gli dissero che avrebbero deciso e indicato al maggiore il da farsi. Al maggiore diedero poi istruzione di tenermi sott\u2019occhio: la cosa si sarebbe sviluppata in seguito.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Immagino che da quel giorno \u2013 lo dico ironicamente \u2013 Lei non abbia pi\u00f9 scritto a casa! <\/strong>Chiaramente continuavo a scrivere a casa senza pi\u00f9 commettere certe sciocchezze! In quella occasione sono stato veramente un fesso. Avrei potuto dare le disposizioni a mio padre senza entrare nel giudizio verso i Tedeschi.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>In quale citt\u00e0 \u00e8 avvenuto tutto questo? <\/strong>Eravamo nei pressi della mia prima linea, la linea del primo inverno, Iunicomunard e, dietro di noi, a circa una ventina di chilometri, c\u2019era Stalino, dove stava il Comando di Corpo d\u2019Armata e dove ebbe luogo il pre-processo.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>C\u2019\u00e8 una questione che secondo me rimane irrisolta e fino a quando non trover\u00f2 una risposta esauriente continuer\u00f2 noiosamente a ripetere questa domanda. La questione delle scarpe, degli scarponcini. In questi anni mi sono fatto una mia idea a riguardo, sembra una questione di poco conto\u2026 <\/strong>No, non \u00e8 di poco conto. \u00c8 una cosa importantissima perch\u00e9\u2026 Guardi: dopo la Russia durante la guerra contro i Tedeschi in Italia, c\u2019era con me un sottotenente di nome Ferruccio Schiavi, un effettivo, che poi \u00e8 diventato un importante generale, e durante la sua carriera gli \u00e8 capitato tra l\u2019altro di essere nel Servizio di Commissariato, quello che provvede ai vestiti e alle forniture all\u2019esercito, comprese le scarpe. Ci siamo poi ritrovati diverse volte nel tempo, e mi ha ricordato ci\u00f2 che io gli ripetevo delle scarpe quando eravamo insieme in Italia a fare la guerra contro i Tedeschi. Gli dicevo: \u201cNe ho viste di tutti i colori e ormai perdono tutto ma ci sono delle persone a cui non perdono: i responsabili delle scarpe al fronte russo.\u201d A Monza c\u2019erano i fabbricanti di feltro. Durante il primo inverno in Russia (1941, n.d.r.), quando per noi andava bene, la popolazione russa indossava il calzare di feltro, il valenko, una brutta calzatura che arrivava quasi al ginocchio. I Tedeschi avevano fatto uno stivale un po\u2019 pi\u00f9 basso, rivestito di pelle, ma con il feltro all\u2019interno, che serviva alla protezione del piede come il calzare russo. Proteggeva ottimamente. I nostri comandi fecero richiesta che se ne fabbricassero anche per noi.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Messe, in effetti, fece domanda di materiale idoneo per affrontare il rigido inverno russo e tent\u00f2 di acquistare in Romania quel che serviva. Ma tali richieste non vennero accolte con facilit\u00e0, soprattutto da parte tedesca, che aveva messo un veto sull\u2019acquisto non autorizzato che di fatto vietava, alle unit\u00e0 e ai comandi appartenenti all\u2019esercito tedesco e agli alleati \u2013 e quindi anche agli Italiani \u2013 la sottrazione di beni utili alla struttura economica della Romania. Alla fine Messe riusc\u00ec nel suo intento, infrangendo le regole. (vedi pagine 160- 166, La guerra al fronte russo, di Giovanni Messe, ed. Mursia) <\/strong>Messe ha cercato di comprarle in Romania? Non lo sapevo. A ogni modo i \u201cfeltristi\u201d di Monza \u2013 quando arriv\u00f2 la richiesta dal fronte russo \u2013 si rivolsero alle autorit\u00e0 fasciste: \u201cGuardate che noi siamo in grado, in una quarantina di giorni, di realizzare tutti gli stivali di feltro che servono, basta che ci diate l\u2019ordine.\u201d Ma nessuno s\u2019\u00e8 curato di fare ordini.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Questo rifiuto non poteva essere dipeso anche da una mancanza di fondi, cio\u00e8 di impossibilit\u00e0 da parte delle autorit\u00e0 di pagare tali forniture?<\/strong> Ma no! La verit\u00e0 \u00e8 che eravamo cos\u00ec in tutto, noi Italiani. Consideri che a noi distribuirono un cappotto troppo corto, arrivava sopra il ginocchio; tuttavia aveva dentro un tesoro, una vera pelle di pecora come fodero. Dico, una pelle di pecora, senza braccia. Nessun altro esercito aveva una pelliccia vera. Era un po\u2019 come la questione della mitragliatrice e del mitragliatore, avevamo una mitragliatrice che era un incanto.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>La Breda? <\/strong>S\u00ec, la Breda 37, terribilmente efficiente, la sua era come la musica della morte. Avevamo per\u00f2 anche il mitragliatore, molto pi\u00f9 importante perch\u00e9 insieme a una mitragliatrice c\u2019erano sei, sette mitragliatori in combinazione. E il mitragliatore era una vera porcata: bisognava davvero tagliare la testa a quelli che l\u2019avevano fatto adottare. Quando si verificavano dei combattimenti \u2013 prima che ci fossero i mitra \u2013 l\u2019arma pi\u00f9 importante era il mitragliatore; e i nostri soldati si trovavano con quel mitragliatore che non dava affidabilit\u00e0. Ci fu l\u2019inizio di un combattimento in Russia \u2013 che per fortuna non prosegu\u00ec \u2013 nella zona dov\u2019ero io: d\u2019improvviso i nostri mitragliatori cominciarono a sparare. Mitragliatori e mitragliatrici sparavano tutti perch\u00e9 i Russi tentavano di venire avanti. Dopo due o tre minuti di fuoco intenso, dei mitragliatori poteva proseguire uno solo\u2026 gli altri si erano inceppati tutti.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Quindi si inceppavano a caldo, dopo aver sparato cio\u00e8 diversi colpi, e non a causa del gelo. <\/strong>Non facevano che incepparsi. C\u2019era una specie di battuta tra i soldati secondo cui il nostro mitragliatore bisognava portarlo a far la guerra in Riviera, perch\u00e9 con il freddo russo si inceppava, e in Africa, con la polvere, non funzionava pi\u00f9. Eravamo in mano a degli inetti. Durante la guerra, quando videro che il nostro non funzionava \u2013 di questo malfunzionamento noi parlavamo sovente \u2013 avrebbero potuto\u00a0rimediare prendendo a modello un mitragliatore qualsiasi, inglese o americano, e copiarlo. Dopotutto bastava farne cinque, diecimila per l\u2019intero esercito. Sono stati delle vere bestie, a mandarci con quell\u2019armamento. A ogni modo quelle inefficienze io le ho perdonate tutte, ma non ho perdonato quella delle scarpe, perch\u00e9 ho visto come erano ridotti i piedi dei soldati durante la ritirata.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Come erano fatte queste \u201cfamose scarpe\u201d? <\/strong>Era lo scarponcino normale della naia, una scarpa alta, come indossava anche il contadino di montagna. Se non fossimo stati al fronte russo, o fosse stata una bella stagione, era una normale scarpa; ma con il gelo che c\u2019era l\u00e0, non era adatta. Per esempio durante la marcia su Chertkovo avevamo 47\u00b0 sotto zero, nell\u2019ultima notte. In quel caso pi\u00f9 che mai le scarpe diventarono come lamiera, indurite dal gelo. Io fui particolarmente stolto. Prima della ritirata indossavo stivali flosci, morbidi, molto comodi; avrei dovuto tenerli anche durante la ritirata ma, prima di partire, con la fretta che c\u2019era, mi sono fatto dare delle scarpe da soldato.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Quindi Lei sa bene quali fossero le scarpe che indossava un soldato perch\u00e9 le ha calzate nella ritirata.<\/strong> S\u00ec, purtroppo, e non avevo neppure le fasce che impedivano alla neve di entrare. Avrei dovuto indossare almeno dei calzettoni con il risvolto. In quel modo invece mi entrava continuamente la neve nella scarpa.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Infatti Lei lo racconta. Quando vi fermavate era costretto a togliersi tutto e a strizzare le calze bagnate.<\/strong> Non so come ho fatto a non perdere i piedi. \u00c8 Domineddio che ha deciso di non farmeli perdere.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Deduco quindi che gli ufficiali avessero una scarpa diversa dai propri soldati. <\/strong>Gli ufficiali d\u2019estate avevano uno stivale alto, che arrivava pi\u00f9 o meno sotto il ginocchio.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Erano migliori rispetto alle scarpe che usavano i soldati? <\/strong>I soldati avevano il solito scarponcino basso; i nostri stivali invece erano pi\u00f9 eleganti.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Gli ufficiali per\u00f2 tendono a dire che loro avevano in dotazione le stesse scarpe dei soldati. Lei invece sta ammettendo che c\u2019era una certa distinzione.<\/strong> Nella ritirata molti ufficiali avevano le stesse scarpe dei soldati, utili quando portate con calzettoni provveduti di risvolti paraneve. Il soldato aveva le fasce che avvolgevano il collo della scarpa in modo che la neve non entrasse. Io non avevo le fasce, e avevo due paia di calzettoni normali, nulla di pi\u00f9. Ecco perch\u00e9 avevo sempre i piedi a bagno.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Un altro particolare curioso \u00e8 che Lei riesce a togliere e a rimettere le scarpe di frequente e con estrema facilit\u00e0, pur avendo doppio calzino. Di solito i reduci raccontano che quando si toglievano le scarpe c\u2019era il forte rischio di non riuscire pi\u00f9 a calzarle perch\u00e9 il piede si gonfiava a causa delle lunghe marce. <\/strong>Ma io le toglievo solo la sera prima di dormire. E poi la cosa era molto soggettiva, c\u2019era chi riusciva a toglierle e a rimetterle e chi invece non riusciva, capitava anche quello. C\u2019era tra noi un soldato, per esempio, un certo Borghi, un bravo ragazzo, uno di quelli che ricordo con pi\u00f9 amicizia, un varesino, che sentendosi i piedi congelati si era fermato presso un\u2019isba. Una donna russa glieli salv\u00f2, massaggiandoglieli con la neve. Le donne erano cristiane, non erano comuniste. Quella donna gli disse poi di infilare i piedi nei soli calzettoni che aveva alti come stivali, e andare senza scarpe. Cos\u00ec egli fece: per il freddo il calzettone alto non si bagnava, restava asciutto. Io avevo calzettoni bassi, e comunque come ufficiale non potevo andare scalzo\u2026 In ogni caso ringrazio il Cielo che mi \u00e8 andata bene lo stesso, amen! Per\u00f2 non avere anche noi calzature di feltro \u00e8 stato un crimine veramente imperdonabile, visto l\u2019enorme numero di congelamenti.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Mi descriva la citt\u00e0 di Arbusov. La valle della morte. <\/strong>Si trova in un terreno lievemente mosso. La Russia \u00e8 infinitamente piana, ma in quelle zone finiva la pianura e il territorio era ondulato. Arbusov era dentro una valle, che in Italia non sarebbe nemmeno considerata una valle: diciamo che era semplicemente una conca del terreno di due o tre chilometri di lunghezza per un chilometro, un chilometro e mezzo di larghezza, con una profondit\u00e0 di circa trenta, quaranta metri. Nel fondo c\u2019era uno stagno ghiacciato coperto di canne gelate che, quando il vento le\u00a0scuoteva, era un gran pianto. Presso il fondovalle c\u2019era il paesino con isbe distanti una dall\u2019altra, tutte con il tetto di paglia; da esso verso nord-ovest, si staccava una salita che portava a una frazioncina del paese un po\u2019 pi\u00f9 in alto. Questa era Arbusov.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>I Tedeschi e gli Italiani erano\u2026? <\/strong>Eravamo tutti insieme, mescolati. Solo pi\u00f9 tardi a Chertkovo divisero i reparti italiani da quelli tedeschi\u2026<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>A me interessava capire come eravate sistemati ad Arbusov perch\u00e9 i Russi stavano intorno. <\/strong>I Russi erano tutti intorno alla conca, s\u00ec, e in parte anche dentro.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>La valle era praticamente assediata. <\/strong>Certo! La colonna, quando si fermava, veniva di solito circondata perch\u00e9 noi ci muovevamo nelle retrovie russe. Eravamo insaccati.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>In quella valle successe di tutto\u2026 <\/strong>\u00c8 stato terribile.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Compresa la perdita di un suo amico. <\/strong>Lei si riferisce a Zorzi, al mio amico Zorzi.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Lei lo racconta molto bene, descrive con sincerit\u00e0 come andarono le cose. Un episodio molto doloroso che deve averla segnata.<\/strong> Eh, s\u00ec. Lui si \u00e8 offerto volontario alla morte\u2026 La situazione era molto complessa. A un certo punto per ordine del generale\u2026<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Quale generale? Nel libro lo indica come Generale X. <\/strong>S\u00ec, il Generale X (non lo nomino perch\u00e9 i generali non ci fecero una gran figura) stabil\u00ec che tutti gli Italiani si riunissero in una spaccatura del terreno o balka, perch\u00e9 ci voleva parlare. Gli Italiani erano ancora forse 25.000, quindi una bella massa. Con la cagnara che c\u2019era, si cerc\u00f2 di far circolare voce di questo raduno, ma dei circa venti-venticinquemila ci ritrovammo appena in tre-quattromila. Il generale fece un discorso tetro: noi credevamo ancora che sarebbero arrivati i tank tedeschi ad aprirci la strada. Ma ci rendemmo conto che veniva fatta girare quella voce solo per tenere alto il morale. Lui fu pi\u00f9 realistico: \u201cNon illudetevi che arrivino i tank tedeschi. Sono tutte balle, qui c\u2019\u00e8 lo sfacelo. Se bisogna morire, lo si faccia dignitosamente Quindi non facciamoci illusioni e non raccontiamoci storie.\u201d<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\">Finito il discorso del generale ci siamo guardati tra noi dicendo: \u201cMa senti questo, cosa viene a dirci.\u201d Quella balka o spaccatura del terreno, era profonda solo due o tre metri, aveva quindi una profondit\u00e0 irrisoria e \u2013 nel punto in cui era il generale \u2013 era larga cento, centocinquanta metri.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Ed era piena di soldati. <\/strong>S\u00ec, era tutta piena di gente.<\/span><\/p>\r\n<div id=\"attachment_2107\" class=\"wp-caption alignleft\" style=\"text-align: justify;\">\r\n<p id=\"caption-attachment-2107\" class=\"wp-caption-text\"><span style=\"color: #333333;\"><strong style=\"font-size: 1rem;\">E lui da dove parlava per farsi ascoltare? <\/strong><span style=\"font-size: 1rem;\">Stava in mezzo a noi, non gridava. Nella valletta grande intanto continuavano a sparare. Lui comunicava in pratica con quelli che aveva intorno. Del nostro reggimento si erano radunati circa trecento soldati. Il reggimento era di 1.700 unit\u00e0 e ad Arbusov potevamo essere ancora 1.200. Il nostro colonnello suddivise i presenti fra armati e disarmati. C\u2019erano molti che, finite le munizioni (i soldati avevano il moschetto e noi ufficiali la pistola), avevano buttato via la loro arma perch\u00e9 ormai non potevano pi\u00f9 usarla; con tutti i chilometri percorsi a piedi era solo un inutile peso. In quell\u2019occasione eravamo met\u00e0 armati e met\u00e0 disarmati. Quelli armati il colonnello li aveva divisi in cinque o sei plotoni; poi scelse gli ufficiali che avrebbero comandato tali plotoni. Io e alcuni altri, eravamo osservatori: noi non eravamo stati come tutti nei bunker al caldo durante i combattimenti dal 15 al 18 dicembre (1942 n.d.r.); noi osservatori di artiglieria dovevamo stare avanti, schierati con la fanteria, ne avevamo passate molte pi\u00f9 degli altri. Il nostro colonnello, uomo di sentimento, pens\u00f2 a questo e non ci scelse per comandare i plotoni di formazione, ma scelse quelli che erano stati meno provati dal freddo di noi.<\/span><\/span><\/p>\r\n<\/div>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Quindi Lei al fronte non faceva parte di una batteria. <\/strong>No, io ero ufficiale osservatore. Stavamo circa tre chilometri davanti ai cannoni.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Stare in batteria non era il suo mestiere. <\/strong>Lo era stato fino a un paio di mesi prima, quando ci fu l\u2019avvicendamento. Io fui contento di non essere stato scelto per comandare un plotone di formazione. Certo, se mi avesse assegnato un plotone, il mio dovere lo avrei fatto. Invece ero molto sollevato anche perch\u00e9 i miei due amici osservatori erano stati \u201crisparmiati\u201d. Uno era Mario Bellini di Perugia e l\u2019altro era Zoilo Zorzi di Verona. Per\u00f2, mentre eravamo l\u00ec in attesa, inaspettatamente Zorzi fece due o tre passi avanti, si rivolse al colonnello e gli disse: \u201cSignor colonnello, le chiedo di assegnarmi un plotone.\u201d.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Secondo Lei perch\u00e9 Zorzi prese questa decisione?<\/strong> Per senso del dovere. Aveva un gran senso del dovere, era un ragazzo molto generoso. Dopo la guerra ho conosciuto bene la sua famiglia\u2026 Zorzi venne messo in testa a un plotone e partirono. Ma prima di allontanarsi Zorzi si volt\u00f2 e guard\u00f2 noi due che restavamo, con l\u2019aria di dire: \u201cScusatemi\u201d. In quel momento in realt\u00e0 ci dava una grande lezione! Si scusava del suo gesto generoso. Questo \u00e8 ci\u00f2 che ho cercato di rendere nel libro.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Direi che lo ha reso bene. Nella seconda lettura del suo volume ho apprezzato molti passaggi come questo, che avevo dimenticato e che non avevo colto con la prima lettura. Mi ha colpito molto il suo modo di analizzare le \u201ccose\u201d, l\u2019incomunicabilit\u00e0 tra l\u2019uomo e le \u201ccose\u201d, tra i sentimenti e le \u201ccose\u201d. Penso per esempio a quel passaggio dove mette in rapporto diretto gli uomini e gli alberi, elementi naturali che appartengono al creato e che hanno ascoltato le vostre canzoni nei tempi buoni e che ora, nei momenti difficili in cui anche le attenzioni degli alberi potrebbero in qualche modo alleviare la sofferenza, sono l\u00ec, spogli, chiusi anch\u2019essi nel loro soffrire. Lei scrive: \u201cNon si curano pi\u00f9 di noi\u201d. Anche le \u201ccose\u201d sembravano chiudersi, erano distanti dai sentimenti pi\u00f9 forti. <\/strong>C\u2019\u00e8 un detto: \u201cLa cultura comincia con la seconda lettura\u201d. I libri pi\u00f9 duraturi sulla Campagna di Russia \u2013 se si include il mio \u2013 sono stati tre: non so se Lei \u00e8 d\u2019accordo. Gli altri due per\u00f2 hanno avuto molto pi\u00f9 successo del mio.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Mah, s\u00ec, direi di s\u00ec. Lei immagino faccia riferimento a Bedeschi con Centomila gavette di Ghiaccio e a Rigoni Stern con Il sergente nella neve.<\/strong> Esatto.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Le dir\u00f2 che, in fatto di qualit\u00e0, annovererei anche un altro libro tra questi tre, che non tratta la ritirata ma la prigionia. Morire giorno per giorno di Gabriele Gherardini \u00e8 un libro che, nella sua drammaticit\u00e0, non esiterei a definire bellissimo. Il suo libro per certi versi anticipa quel modo introspettivo di analizzare gli eventi che Gherardini riprende facendolo diventare il motivo conduttore della sua testimonianza. Oltre la cronaca vengono fuori l\u2019uomo e la sua natura, l\u2019umanit\u00e0 con un duplice aspetto: positivo e negativo. <\/strong>Questo libro non lo conosco. Di che divisione era Gherardini?<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Della Vicenza. A proposito di libri. Ormai \u00e8 un rito: ai reduci che intervisto faccio sempre dono del volume di Gino Papuli, reduce del 120\u00b0 Reggimento Artiglieria Motorizzato, per rendere noto un libro scritto talmente bene \u2013 almeno secondo me \u2013 da essere annoverato tra i migliori sulla Campagna di Russia. \u00c8 un peccato che sia stato pubblicato da una casa editrice poco nota. <\/strong>Quando si pubblica un libro con una casa editrice minore, per forza di cose resta emarginato. Comunque di libri sulla Campagna di Russia ne ho letti parecchie decine, e posso dire che quelli di maggiore successo sono stati quei due gi\u00e0 citati e poi il mio, che ha avuto, rispetto agli altri due, un numero di vendite infinitamente minore. La maggior parte dei libri sulla Campagna di Russia ha, con il tempo, diminuito drasticamente le vendite mentre questi tre hanno continuato a essere acquistati. Quanto alla traduzione in russo dei libri italiani, l\u2019unico \u2013 per quanto ne so \u2013 \u00e8 stato proprio il mio. Il problema \u00e8 che lo hanno tradotto senza dirmi niente, non c\u2019\u00e8 stato un accordo.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Come l\u2019ha presa? In fondo \u00e8 stata una scorrettezza pubblicarlo senza permesso, anche se era un segno di apprezzamento dell\u2019opera.<\/strong> In conclusione io sono ben contento che lo abbiano tradotto. Li feci parlare con la casa editrice, dissi loro che avrebbero almeno dovuto avvertirmi, che per\u00f2 ero fondamentalmente gratificato dalla traduzione. Un po\u2019 di copie del libro le dovetti comprare io, tramite amici in visita a Mosca.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Come ha trovato il libro di Bedeschi e quello di Rigoni Stern? <\/strong>Mi sono piaciuti entrambi molto. Ma Bedeschi mi \u00e8 piaciuto di pi\u00f9.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Come mai? <\/strong>Sar\u00f2 sincero. Rigoni Stern \u00e8 partito volontario e poi s\u00ec \u00e8 trasformato nel contrario, mentre Bedeschi \u00e8 sempre stato coerente, inoltre scrive meglio di Rigoni Stern. Infine non dimentichiamo che Rigoni Stern ha avuto degli appoggi di parte.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>\u00c8 stato lanciato da Vittorini. <\/strong>Vittorini lo ha aiutato per\u00f2 anche inserendo qualcosa, delle frasi, nei passaggi pi\u00f9 efficaci. C\u2019\u00e8 un giovane emiliano che ha fatto la tesi di laurea sul mio libro, analizzandolo in comparazione con i libri di Rigoni Stern e Giulio Bedeschi: per questo ne sono al corrente.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #b29135;\"><em>Si guardano i libri I pi\u00f9 non ritornano \u2013 tradotto in russo \u2013 e il primo volume de Il cavallo rosso, tradotto in giapponese.<\/em><\/span><\/p>\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-7626 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/libricorti.png\" alt=\"\" width=\"407\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/libricorti.png 407w, https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/libricorti-300x221.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 407px) 100vw, 407px\" \/><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Come \u00e8 nata l\u2019idea della pubblicazione in giapponese? <\/strong>Una professoressa universitaria giapponese, che \u00e8 stata per vari anni in Italia, volle tradurlo; del che io le sono molto grato.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Com\u2019\u00e8 andata la distribuzione? <\/strong>\u00c8 uscito soltanto questo primo volume, sono gi\u00e0 tre o quattro anni che \u00e8 uscito.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Mi incuriosisce l\u2019interesse dei Giapponesi per questo argomento. <\/strong>Eh, appunto! Inizialmente erano perplessi ma poi l\u2019hanno pubblicato. Il libro dovrebbe essere formato da tre volumi: essendo il giapponese una lingua che ha bisogno di molte pagine, si capisce la difficolt\u00e0 della pubblicazione. Dicono di essere interessati a completarlo, ma finora non lo hanno ancora fatto.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Per\u00f2 immagino che abbia avuto una certa distribuzione, vista la decisione di pubblicarlo. <\/strong>Hanno detto che sta andando bene, ma secondo me ha avuto un successo mediocre.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Mentre de I pi\u00f9 non ritornano in russo, ha idea di quante copie siano state pubblicate?<\/strong> S\u00ec, ne hanno tirate ottomila copie. Lo hanno anche messo tutto su internet.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Lei ha imparato il russo? <\/strong>No, non lo conosco.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Si \u00e8 affidato al suo amico siciliano di batteria! <\/strong>All\u2019epoca m\u2019\u00e8 stato molto utile.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Ritornando a Rigoni e Bedeschi. Posso dirle che tra il suo libro e quello di Bedeschi trovo una certa similitudine anche nel modo di descrivere la realt\u00e0 in maniera crudissima; probabilmente Bedeschi va anche oltre. A un certo punto, mentre si trova in un\u2019infermeria in Albania (pag. 60 e 61, Centomila Gavette di Ghiaccio), racconta nei dettagli quello che succede e lo fa con uno stile talmente avvincente da far pensare alla scena di un film. Riesce cio\u00e8 a creare lo stesso effetto che fa, ai giorni nostri, la scena introduttiva dello sbarco in Normandia raccontato da Spielberg in Salvate il soldato Ryan. Quell\u2019indugiare sui corpi martoriati dei soldati\u2026 un realismo portato all\u2019estremo che non si ferma davanti a nulla, non censura, non tace, ma descrive e racconta nei minimi particolari. <\/strong>Ne Il cavallo rosso, quando racconto dei lager, emerge questo aspetto di estrema crudelt\u00e0; me lo hanno rimproverato in molti, sostenendo che, appunto, il racconto si fa troppo duro.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Nel suo libro, rispetto al libro di Bedeschi, Lei aggiunge la riflessione rivolta all\u2019interpretazione degli eventi e all\u2019interazione con lo spazio esterno che trovo originale.<\/strong> La ringrazio! Tornando comunque all\u2019analisi che faceva quel giovane emiliano nella sua tesi riguardante principalmente il mio libro, risulta che I pi\u00f9 non ritornano \u2013 paragonato agli altri due \u2013 \u00e8 anticomunista fino all\u2019osso del collo! Il che spiega il riserbo con cui viene accolto.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Mah, io non lo trovo poi cos\u00ec anticomunista; forse \u00e8 pi\u00f9 l\u2019autore Corti a essere anticomunista che il suo libro.<\/strong> A ogni modo da principio l\u2019Universit\u00e0 di Bologna, universit\u00e0 in mano ai comunisti, non voleva accettare una tesi soltanto sul mio libro, volle che a I pi\u00f9 non ritornano venisse affiancato lo studio delle due opere di Bedeschi e Rigoni Stern. E il giovane, in questa analisi, scrive come appunto si fosse intervenuti dall\u2019esterno per inserire dei passi per rendere il libro di Stern pi\u00f9 efficace. Per Rigoni Stern, immagino, deve essere stato micidiale subire questi interventi. Comunque con lui io ho avuto poco a che fare, non ci siamo conosciuti se non per corrispondenza.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Ecco, mi racconti del suo rapporto nel tempo con i reduci e con Stern in particolare. <\/strong>Dunque, Rigoni Stern non l\u2019ho mai incontrato, ho letto diversi suoi libri. Bedeschi invece l\u2019ho incontrato. Sono del parere che anche Stern sia un poeta nativo efficace, veramente molto buono. Ho avuto a che fare con lui quando in Francia sono usciti articoli che riguardavano sia me che lui. Quando c\u2019erano cose importanti, gli mandavo tali recensioni, e devo dire che lui mi rispondeva con fair play, con cortesia. Lei sa che i miei libri hanno avuto molta diffusione in Francia.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Si riferisce a Il cavallo rosso o agli altri?<\/strong> Soprattutto a Il cavallo rosso. In Francia i miei libri li hanno tradotti tutti, non c\u2019\u00e8 confronto con gli altri paesi esteri. Sono otto le traduzioni all\u2019estero de Il cavallo rosso, ma la Francia, da sola, ha venduto pi\u00f9 di tutti gli altri paesi messi insieme, non c\u2019\u00e8 confronto.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Probabilmente in Francia si legge di pi\u00f9. <\/strong>Be\u2019, loro si considerano ancora i capofila della cultura mondiale, e Il cavallo rosso \u00e8 quello pi\u00f9 apprezzato tra i libri che ho scritto.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>In effetti lo trovo un bellissimo libro, anche se non l\u2019ho ancora finito di leggere, ed \u00e8 forse presto per darne un giudizio esaustivo. Se posso permettermi ho solo delle perplessit\u00e0 per alcune scelte che, pur essendo sbavature volute, mi lasciano un senso di sospensione a livello stilistico. Mi riferisco a quella certa insistenza nel voler spiegare a tutti i costi, per esempio quando introduce dei modi di dire dialettali. A volte lo si percepisce quasi fosse un manuale. Questo produce un effetto strano perch\u00e9 interrompe il ritmo del libro che invece ha una scrittura molto fluida ed elegante. Queste parentesi che fermano e integrano i dialoghi, rischiano di distrarre dalla fluidit\u00e0 con cui costruisce il racconto. Si ha l\u2019impressione, ma questo \u00e8 un parere del tutto personale, che abbia avuto la necessit\u00e0 di essere totalmente chiaro nel rapporto tra scrittore e lettore. Perch\u00e9 ha sentito questa esigenza? Non crede che questi interventi possano \u201csporcare\u201d il ritmo e il suono della scrittura del romanzo, che trovo congeniati con grande maestria? <\/strong>Guardi che l\u2019armonia, il suono, nel mio libro, sono curatissimi.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Infatti \u00e8 proprio questo che non mi \u00e8 chiaro di questi rari passaggi complementari, il fatto cio\u00e8 che interrompano e minino, anche se per brevissimi tratti, il ritmo narrativo orchestrato nel suo insieme in maniera mirabile.<\/strong> Ho fatto entrare nel libro tre dialetti: uno del nord \u2013 il mio della Brianza \u2013 uno del centro, l\u2019umbro, e uno del sud, il siciliano di Agrigento. Bisogna tenere presente che i dialetti siciliani sono molto diversi tra di loro. Poi ci ho messo anche il veneto, perch\u00e9 \u00e8 bello. Le traduzioni minute delle frasi, alle quali Lei fa riferimento, hanno per fine di far capire ai lettori con chiarezza quello che dico.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Pur essendo un libro autobiografico Lei ha spiegato che la sua vita \u00e8 raccontata attraverso\u00a0l\u2019uso di vari personaggi; non affida quindi a un solo individuo la sua esperienza ma la spezza e la distribuisce tra i protagonisti.<\/strong> Quasi tutte le vicende storiche del romanzo sono realmente accadute a me e queste storie le faccio vivere a personaggi diversi. A volte anche a personaggi femminili. Pu\u00f2 darsi che il lettore lo avverta.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>L\u2019effetto che si crea pu\u00f2 essere duplice. Lo si pu\u00f2 apprezzare come un romanzo molto articolato seguendo i personaggi senza porsi troppe domande oppure, per chi conosce gi\u00e0 la sua vita, pu\u00f2 essere interessante e ci si pu\u00f2 perdere nel tentativo di attribuire, volta per volta, un\u2019identit\u00e0 allo scrittore. <\/strong>In Francia, forse anche in Italia \u2013 anche se qui in modo pi\u00f9 blando \u2013 danno importanza al personaggio che \u00e8 portavoce dello scrittore. Chi tra i due, Ambrogio o Michele, \u00e8 pi\u00f9 vicino allo scrittore? Michele \u00e8 pi\u00f9 protagonista, dunque il mio portavoce naturale, ma anche Ambrogio lo \u00e8.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Ambrogio sembra avere un legame pi\u00f9 stretto perch\u00e9 \u00e8 figlio di industriali e quindi direttamente legato alla sua vita, quella dell\u2019autore Corti.<\/strong> S\u00ec, in quel senso mi \u00e8 pi\u00f9 vicino; per\u00f2 quello che espone in maniera pi\u00f9 completa le mie idee \u00e8 Michele.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>\u00c8 il mezzo attraverso il quale Lei dice la sua, dunque. <\/strong>In un primo tempo il mio portavoce era Pino, lo studente di architettura, ma uno studente di architettura non poteva fare certi discorsi mentre a un aspirante scrittore potevo far dire quello che volevo. Cos\u00ec ho sviluppato il personaggio di Michele, appunto lo scrittore.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Michele studia legge, un altro indizio per ricondurlo allo scrittore Corti. Immagino che Lei si sia anche \u201cdivertito\u201d a creare intrecci cos\u00ec complessi.<\/strong> Il mio intento era quello di rendere la realt\u00e0 del mondo contemporaneo, nel nostro tempo. Il diario della ritirata di Russia era stato il racconto di un\u2019esperienza importante ma circoscritta, cos\u00ec come Gli ultimi soldati del Re, che narra la guerra in Italia. Quest\u2019ultimo fu un libro che, inizialmente, pubblicai con un altro titolo \u2013 I poveri cristi \u2013 perch\u00e9 vi descrivo i soldati italiani come dei poveri cristi in mezzo all\u2019abbondanza degli Inglesi, Americani, eccetera. Quando ho scritto Il cavallo rosso intendevo invece farci stare tutta la storia del nostro tempo, delle nostre generazioni. L\u2019idea \u00e8 nata quando avevo venticinque anni, ma non ero ancora maturato abbastanza, per cui accantonai il progetto come futuro obiettivo. Ho poi realizzato questa mia idea quando ero giunto a cinquanta anni. A quell\u2019et\u00e0 avevo l\u2019esigenza di scriverlo perch\u00e9 sentivo che, dopo aver maturato la mia esperienza di vita, rischiavo di perderne alcuni fili. Con tale spirito ho cominciato la scrittura. Pensavo che avrei impiegato dai tre ai cinque anni, come per tutti gli altri libri che ho scritto; invece non \u00e8 bastato nemmeno il doppio, e ne ho impiegati undici.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Quando scrive si dedica solo a quello o porta avanti pi\u00f9 lavori? <\/strong>Quando ho iniziato a scrivere Il cavallo rosso avevo diversi impegni, ma ho troncato tutto, e mi sono dedicato solo a quello. Avevo deciso che doveva essere il libro che avrebbe \u201cdetto tutto\u201d quello che dovevo dire. E alla fine il libro ha avuto grande presa sul pubblico, anche se \u00e8 stato I pi\u00f9 non ritornano a lanciarmi come scrittore.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Il cavallo rosso \u00e8 il libro a cui tiene particolarmente dal momento che ha avuto una gestazione pi\u00f9 lunga? O lo sente forse pi\u00f9 suo per il fatto che le ha dato pi\u00f9 soddisfazioni?<\/strong> Tengo a tutti i miei libri\u2026 sono tutti miei \u201cfigli\u201d.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Si sbaglia a considerare Il cavallo rosso un manifesto quasi ideologico? <\/strong>\u00c8 anche quello, e molto di pi\u00f9.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Secondo Lei, indugiare troppo sul tema religioso, quel suo insistere in un modo che pu\u00f2 far pensare quasi a una sorta di integralismo, non l\u2019ha penalizzato?<\/strong> Ne ero cosciente, sapevo che ci sarebbe stato tale rischio. Ma cos\u00ec come Manzoni non se n\u2019\u00e8 curato, cos\u00ec come ha fatto Dante prima di lui, allo stesso modo io non mi sono fermato a tali quesiti. Solo che a quei due \u201cla danno buona\u201d, mentre finora a me\u2026<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Mentre a Corti\u2026 no! Questo ostracismo nei suoi confronti non crede possa essere dipeso anche dal suo impegno in battaglie di un certo tipo? (Corti si \u00e8 impegnato attivamente contro l\u2019aborto, n.d.r.)<\/strong> Dovevo combattere la battaglia per la Fede perch\u00e9 mi sembrava e mi sembra fondamentale per la sopravvivenza della civilt\u00e0. Sapevo che essa sarebbe stata nociva alla diffusione del libro, ma non per questo ho fatto marcia indietro. Per me era essenziale che tutta la realt\u00e0 entrasse nel romanzo senza filtri. Ogni tanto mi viene in mente Tolstoj che ha introdotto in Guerra e pace (che io giudico il libro pi\u00f9 bello mai scritto!) tanti suoi punti di vista che interrompono il filo del romanzo. Io mi limito a molto meno. A Tolstoj vennero contestate queste intromissioni ed egli prov\u00f2 a toglierle dal romanzo, riducendolo di due o trecento pagine. In seguito per\u00f2 quelle parti egli le dovette reintegrare, perch\u00e9 era evidente che il testo rimaneva snaturato. Secondo me ha fatto benissimo a reintrodurle, anche se a volte oggi molti si stufano\u00a0un po\u2019 nella lettura. Ma si tratta di veri e propri baluardi per il vivere civile: essi stessi materia propria dell\u2019opera in quanto tali.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Lei si sente un po\u2019 emarginato dalla cultura dominante? <\/strong>Io sono molto emarginato dalla cultura \u201cche conta\u201d. Sono stato attaccato anche da certi cattolici.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Come mai vede avversione anche da quella parte che dovrebbe supportarla? Cos\u2019\u00e8 che non va? <\/strong>I cattolici hanno autodistrutto la propria cultura. Hanno fatto una guerra tale tra loro che alla fine si sono squalificati anche in campo politico.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>E allora il suo romanzo \u00e8 scomodo perch\u00e9 si irrigidisce su certe posizioni? <\/strong>Intanto il mio romanzo comincia con il non accettare tutto questo sostegno ai laicisti. In breve la cultura moderna si \u00e8 aperta con l\u2019illuminismo, poi ha proseguito con l\u2019idealismo tedesco, in seguito \u00e8 approdata al marxismo; sconfitto questo dalla realt\u00e0, dopo la guerra la cultura \u00e8 tornata di nuovo all\u2019illuminismo. Oggi dunque siamo ancora in una fase illuminista, ma chi segue questo in letteratura, produce opere che sono o gi\u00e0 morte o morenti. Non reggono alla realt\u00e0.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>L\u2019arte dovrebbe possedere questo requisito, l\u2019universalit\u00e0 nel tempo. <\/strong>L\u2019arte per me \u00e8 l\u2019universale nel particolare. Per chi scrive, per il narratore, l\u2019arte sta nel cantare l\u2019universale nel particolare. Come insegnano Aristotele e Tommaso d\u2019Aquino. Quando incontro i giovani, che spesso vengono qui a trovarmi, volendo essere chiaro, io prendo come esempio il Manzoni. La Perpetua del Manzoni \u00e8 talmente perfetta come serva di curato, da costituire la quintessenza, l\u2019universale della serva di curato, che \u00e8 tutta concentrata nella sua figura particolare. In essa c\u2019\u00e8 l\u2019universale: questa \u00e8 l\u2019arte. Cos\u00ec l\u2019avvocato Azzeccagarbugli: \u00e8 talmente il campione dei pasticcioni che manovra con le parole vuote tanto che \u00e8 diventato anche un modo di dire. Si dice infatti \u201cquello l\u00ec \u00e8 un azzeccagarbugli\u201d: in quel personaggio particolare, c\u2019\u00e8 tutto l\u2019universale dell\u2019avvocato imbroglione. Questa \u00e8 l\u2019arte.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>E facendo un parallelo con il suo libro? <\/strong>L\u2019universale nel particolare non si circoscrive ai soli personaggi, ma anche ai fatti narrati, e insomma a ogni parte del testo.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Tornando all\u2019argomento Campagna di Russia e analizzando la questione religiosa, che importanza hanno avuto i cappellani nella Campagna di Russia? Un tema poco approfondito dalla memorialistica (tranne che dagli stessi cappellani).<\/strong> Io non esagero nel trattare l\u2019argomento, per\u00f2 li faccio entrare nel mio libro. C\u2019\u00e8 stato un autore americano che ha fatto realmente uno studio sulla presenza dei preti nelle mie opere. Anche in America i miei libri hanno avuto una certa diffusione, nonostante Il cavallo rosso sia stato tradotto male in lingua inglese. \u00c8 stata fatta una traduzione non felice.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Lo ha letto tutto in inglese? <\/strong>No, ma me lo hanno riferito molti lettori di madrelingua inglese che hanno letto il libro anche in francese. Pare che tra la versione francese e quella inglese ci sia un abisso.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>La verit\u00e0 \u00e8 che non bisognerebbe tradurre i libri in altre lingue se non si vuole perdere la musicalit\u00e0 a cui prima faceva riferimento.<\/strong> C\u2019\u00e8 un detto inglese che dice \u201ctradurre \u00e8 uguale tradire\u201d. Vede quel piatto l\u00ec? (indica un piatto grande in argento inciso con una frase dedicata allo scrittore Corti) Quello \u00e8 il piatto di un importante professore americano, noto per la sua cultura calvinista. Dopo aver letto il libro anche in versione francese, prima mi ha scritto, poi \u00e8 venuto qui a trovarmi. Ha raccontato che in America i protestanti si stanno spaccando in due met\u00e0, di cui una sta perdendo la fede. Alle loro origini essi hanno cominciato col fare la critica della cultura cattolica e del papa, e poi hanno tenuto buoni i vari Concili della chiesa cristiana fino al 1200 circa, ma adesso stanno tentando di rivedere anche questa eredit\u00e0. Ora vogliono togliere via tutto, mettendo in dubbio la Trinit\u00e0 di Dio\u2026 Si appellano al Vangelo come a qualcosa da utilizzare a piacimento. Sulla scia di tutto questo, il prelato mi ha detto che sia noi cattolici che i protestanti ancora trinitari dovrebbero fare qualcosa. Mi ha detto: \u201cMettiamoci insieme nella difesa del cristianesimo\u201d. Ma il mio solo modo di fare resistenza \u00e8 quello di pubblicare dei libri, non potrei fare articoli di giornale, non \u00e8 il mio campo, sarei inefficace.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>In quella foto che vedo tra i suoi libri credo di riconoscere Don Gnocchi. <\/strong>Quello \u00e8 stato un prete vero!<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Mi sono interrogato spesso su questo aspetto che coinvolge i cappellani al fianco dei soldati, quello cio\u00e8 del rapporto diretto che c\u2019\u00e8 tra le campagne di guerra e la partecipazione attiva della religione cristiana cattolica attraverso i suoi rappresentanti, i preti. Qual era il ruolo dei cappellani sia come ufficiali che nel rapporto con i soldati? <\/strong>Come ci sono i preti nei paesi in mezzo al popolo cristiano, allo stesso modo c\u2019erano i cappellani tra i soldati; erano i portavoce di Dio. Riuscivano soprattutto di conforto nei momenti pi\u00f9 strazianti. Alcuni lo\u00a0sono stati in modo sommo come Don Carlo Gnocchi.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Cosa ricorda di Don Gnocchi? <\/strong>Non posso raccontare in due parole. Ci vorrebbe un altro incontro. Vede quel divano l\u00ec? Don Gnocchi ci si \u00e8 seduto molte volte.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Eravate molto amici? <\/strong>Era amico di mio padre. Don Carlo aveva un\u2019et\u00e0 di mezzo tra me e mio padre. \u00c8 durante la guerra che siamo diventati molto amici, Don Carlo ed io.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>In Russia per\u00f2 non vi siete mai visti. <\/strong>No, in Russia no. Non abbiamo avuto contatti con gli alpini noi che stavamo con la divisione Pasubio. Ma ormai oggi gli alpini stanno scomparendo.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Perch\u00e9 dice questo? Trovo che siano un corpo, forse l\u2019unico, che continua a resistere e a darsi da fare. A mio parere sono gli unici che si fanno notare anche al di fuori di operazioni militari. Penso al volontariato, ai momenti in cui c\u2019\u00e8 bisogno di aiuto, alle catastrofi naturali, alle alluvioni, ai terremoti. <\/strong>Negli alpini vigeva lo spirito di vallata, che si portavano dietro anche sotto la naia trasformato in spirito di corpo. Da cosa dipendeva? Dal fatto che ciascuno aveva fiducia negli altri. Quando si \u00e8 messi alla prova, se hai fiducia in quello che ti \u00e8 vicino, ci tieni a stargli vicino perch\u00e9 sai che lui \u00e8 utile a te come tu sei utile a lui. Questa \u00e8 la coesione degli alpini. Nel resto dell\u2019esercito l\u2019ufficiale aveva poca fiducia nel soldato. Il soldato partiva spesso dal presupposto che gli conveniva fare il furbo e fare fesso l\u2019ufficiale, pensando comunque prima a s\u00e9 stesso e poi agli altri. Perch\u00e9 io dico che oggi gli alpini non sono pi\u00f9 cos\u00ec? Perch\u00e9 tutti quelli che prima vivevano in montagna sono scesi a fondo valle, mentre prima facevano la vita dura, adesso non la fanno pi\u00f9 e si sono trasformati in operai con mentalit\u00e0 sempre pi\u00f9 borghese. Perci\u00f2 stanno inevitabilmente perdendo il loro antico spirito.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #333333;\"><strong>Su questo discorso posso essere d\u2019accordo, ma io pensavo che la coesione degli alpini risiedesse nel loro modo di condividere la vita, nel fatto che fanno parte dello stesso paese: pensavo anche a una radice puramente campanilistica. Mentre sembrerebbe non essere solo questo. <\/strong>Nel nostro popolo troppi cercano di farsi la forca l\u2019uno con l\u2019altro a ogni livello. Non c\u2019\u00e8 coesione, e se non c\u2019\u00e8 nella vita di tutti i giorni, una volta che ci si trova sotto le armi, le cose non cambiano molto.<\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: center;\">Visita il sito <strong><a href=\"http:\/\/eugeniocorti.net\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">eugeniocorti.net<\/a><\/strong><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Achille Omar Di Leonardo &#8211; Un incontro significativo con lo scrittore dal lucido punto di vista espresso con convinzione e sensibilit\u00e0 poetica.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":7643,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[16],"tags":[147,70],"class_list":["post-7613","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-interviste","tag-eugenio-corti","tag-libri"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.6 - 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