{"id":6856,"date":"2023-02-01T12:09:10","date_gmt":"2023-02-01T12:09:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/?p=6856"},"modified":"2023-02-27T22:42:35","modified_gmt":"2023-02-27T22:42:35","slug":"intervista-a-giovanni-ghibelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/intervista-a-giovanni-ghibelli\/","title":{"rendered":"Intervista a Giovanni Ghibelli"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">di Achille Omar Di Leonardo<\/p>\n<!-- \/wp:post-content -->\n\n<!-- wp:table {\"align\":\"left\",\"className\":\"is-style-stripes\"} -->\n<figure class=\"wp-block-table alignjustify is-style-stripes\">\n<table>\n<thead><\/thead>\n<thead>\n<tr>\n<th><em><span style=\"color: #b5a58c;\"><strong>Roma, 27 ottobre 2007<\/strong><\/span><\/em><\/th>\n<\/tr>\n<\/thead>\n<tbody>\n<tr>\n<td>\n<p align=\"justify\"><em><span style=\"color: #b5a58c;\">Un&#8217;intervista interessante per l&#8217;importanza del ruolo che <a href=\"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/elenco-comandi-del-120\/\">&#8220;il tenente del 120\u00b0 Reggimento Artiglieria Motorizzato<\/a>, ha avuto nell&#8217;ambito del reggimento, soprattutto per essere stato il custode del diario di reggimento.\nBisogna considerare per\u00f2 che, essendo anche all&#8217;epoca&nbsp; passati tanti anni dagli eventi e essendo stata per Ghibelli, un&#8217;esperienza molto dura, i ricordi sono riportati frammentati e quasi del tutto svuotati dei dettagli legati ai luoghi, alle date e ai nomi. Ghibelli raccontava infatti con estrema lucidit\u00e0 visiva gli avvenimenti salienti, come se fossero accaduti davanti ai suoi occhi in quel momento, anche se poi non era in grado di collegare i racconti a persone ricollocabili nell&#8217;ambito della storia del reggimento. L&#8217;esperienza della prigionia lo aveva segnato a tal punto da decidere di voler dimenticare tutto. Infatti&nbsp; non ha scritto nulla sulla sua esperienza tranne <a href=\"..\/..\/libri\/libri.htm#ghibelli\">un piccolo libretto (leggilo online)<\/a>, molto prezioso e ben scritto, in cui ha annotato alcune esperienze rimaste impresse nella sua memoria. Ricordi, che nel loro insieme, ci danno un quadro esaustivo degli ultimi eventi bellici.<\/span><\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><em><span style=\"color: #b5a58c;\">Ghibelli era un ufficiale posizionato nelle retrovie e questo lo ha risparmiato dagli eventi pi\u00f9 cruenti, si \u00e8 ritrovato per\u00f2 a subirne gli effetti attraverso il purgatorio dell&#8217;esperienza della prigionia che, ancora una volta, ha svuotato l&#8217;uomo della sua dignit\u00e0 tenuto in vita solo per una serie di circostanze fortuite. Ripeter\u00e0 spesso di essere stato &#8220;fortunato&#8221; a tornare vivo e, nonostante la difficolt\u00e0 dei primi anni da reduce, riusc\u00ec a superare la sua difficile condizione giungendo a una vita fatta di soddisfazioni lavorative ma non certo avulsa da momenti difficili (perde il figlio Augusto prematuramente e di lui dice &#8220;un ragazzo buono e aperto verso il prossimo&#8221;).<\/span><\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><em><span style=\"color: #b5a58c;\">Al momento dell&#8217;intervista, traspare in lui un senso di rassegnazione persistente, l&#8217;atteggiamento di chi si sente di dover essere riconoscente verso il destino che lo ha &#8220;risparmiato&#8221; e anche per questo non ha&nbsp; pentimenti n\u00e9 prova rancori per i suoi carcerieri. Il mondo sembra ai suoi occhi ancora foriero di speranza ed \u00e8&nbsp; fiducioso, in virt\u00f9 delle sofferenze subite, che l&#8217;umanit\u00e0 possa ancora farcela.<\/span><\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><em><span style=\"color: #b5a58c;\">Un uomo che ha saputo affrontare le avversit\u00e0 della vita con dignit\u00e0 e da questa si \u00e8 allontanato in punta di piedi.<\/span><\/em><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/figure>\n<!-- \/wp:table -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Di quale reparto faceva parte?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Del Comando, ero l&#8217;aiutante maggiore del Colonnello [dai documenti questo dato non risulta confermato. Ghibelli era un Tenente e l&#8217;aiutante del Colonnello Di Janni non sembra essere stato lui, i ricordi sono vaghi e non possono essere confermati].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quindi chi pi\u00f9 di lei pu\u00f2 sapere del 120\u00b0?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Beh, s\u00ec certo, ma alcuni particolari, purtroppo, non li ricordo pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #b29135;\"><em>Cerco di spiegare al Ghibelli che l&#8217;intervista che sto per fargli verr\u00e0 pubblicata nel sito del 120\u00b0 ed introduco altri reduci che hanno partecipato lasciando la loro testimonianza con altre interviste<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Di quanti uomini era composto il centoventesimo, nell&#8217;ordine dei migliaia?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Non ricordo con esattezza, forse duemila.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Prima di proseguire le mostro delle foto che vengono direttamente dalla Russia.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #b29135;\"><em>mentre mostro le foto mi dice:<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con alcuni ufficiali ci siamo tenuti in contatto dopo il rientro in Italia, con Bassi per esempio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ci sono stati momenti in cui eravate tranquilli come in questa foto, dove i soldati prendono addirittura il sole?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>S\u00ec, certo. Deve considerare che noi dell&#8217;artiglieria eravamo in seconda linea, non eravamo in linea avanzatissima. I bersaglieri erano in primissima linea con la fanteria, noi eravamo a circa un km da loro quando il fronte era fermo, altrimenti, quando si era in movimento, eravamo in prima linea noi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lei comunque \u00e8 stato fatto prigioniero.<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>S\u00ec, ma non ricordo quando. Forse nel mio libretto l&#8217;ho scritto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #b29135;\"><em>Ghibelli ha solo ricordi vaghi, cercare di rievocare nomi \u00e8 pressoch\u00e9 inutile ed oltretutto noto un certo stato di affaticamento e desisto. Poi torna sul discorso interrotto prima.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con alcuni ufficiali sono rimasto in contatto, con Bassi con&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Martelli?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Martelli, gi\u00e0! Era proprio a lui che stavo pensando. Martelli era di Bologna e Bassi invece \u00e8 di Padova.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>S\u00ec, di Villanova.<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>E gi\u00e0, di Villanova Camposampiero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Del diario di reggimento sa nulla?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Io, non ricordo pi\u00f9 nulla. Quando sono tornato [dalla prigionia] ho cercato di dimenticare tutto&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #b29135;\"><em>Questa frase mi blocca<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8230;anche perch\u00e9, quando sono tornato dalla guerra, purtroppo, mi \u00e8 successo che in banca [Ghibelli lavorava gi\u00e0 in banca dal 1935 ndr] non riuscivo a capire quello che leggevo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A causa della sua brutta esperienza.<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>S\u00ec, appunto. Per fortuna, il direttore della filiale, lavoravo in via del Corso qui a Roma, avevano seguito la mia vicenda per cui capirono e furono pazienti con me. Sono stato assunto nel &#8217;35, avevo ventun&#8217;anni. Dopo il diploma ho \u201clavoricchiato\u201d un paio d&#8217;anni poi nel &#8217;35 entrai in banca, qui a Roma. Quando iniziai mi ero fatto conoscere per il mio impegno, lavoravo molto e non avevo orari, essendo solo a Roma mi dedicavo molto al lavoro, un po&#8217; era anche il mio temperamento. Mi spostavano spesso da una parte all&#8217;altra, per cui avevo ormai conoscenza di tutti i servizi e mi arrabbiavo spesso con i miei colleghi meno abituati a lavorare sodo. Io pensavo fosse un bene dedicarsi al lavoro in quel modo ed invece credo che mi considerassero un rompiscatole, forse era per quello che mi spostavano da una parte all&#8217;altra. Poi con la guerra \u00e8 successo quello che \u00e8 successo, tornai, i miei colleghi mi festeggiarono per\u00f2 non riuscivo proprio a seguire nulla. Per fortuna per\u00f2 quel periodo difficile pass\u00f2, sono stato tutto sommato fortunato, ho fatto una buona carriera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le dir\u00f2 che, rivedere a distanza di anni certi avvenimenti, dopo aver fatto. tutto sommato. una vita serena, tranquilla, non mi d\u00e0 problemi parlarne. Ho avuto soddisfazioni nel lavoro e nella vita, ho sposato mia moglie, Vittoria, alla quale devo molto. E&#8217; successo tutto per caso. Ci penso a volte a come si \u00e8 svolta la mia vita e vedo una serie di coincidenze e di situazioni inspiegabili. Dicevo che sono un uomo fortunato: ho avuto dei genitori fantastici, sono stato fortunato in guerra dove ho visto tanta gente morire ed invece io mi sono salvato. Mi hanno messo due volte in barella considerandomi ormai morto e in entrambi i casi mi sono salvato. In una di queste occasioni mi stavano portando in barella nella buca dove mettevano tutti i morti e, una donna, che si ferma a visitarmi prima che mi portassero dentro, mi alza l&#8217;occhio e dice ai due che mi portavano \u201cNiet kaput! Niet kaput\u201d che vuol dire \u201cnon \u00e8 morto! Non \u00e8 morto!\u201d. Quindi posso decisamente ritenermi fortunato perch\u00e9 sono stato partorito da mia madre prima e salvato da quella donna poi impedendo a quei due di buttarmi in buca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quindi lei si sente fortunato rispetto a quelle che sono state le sorti degli altri compagni.<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Io sono stato un uomo fortunato anche perch\u00e9 ho spostato questa donna qua.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #b29135;\"><em>Sorride ed indica sua moglie che passa in salone a portarci il caff\u00e8 cos\u00ec, coglie l&#8217;occasione per raccontarmi del loro incontro<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Io non sono veneziano, sono di Pellestrina, un&#8217;isola della laguna veneta. Noi ci siamo conosciuti in piazza San Marco, lei era insieme a dei miei amici in Piazza San Marco, ci trovammo l\u00ec seduti al Florian. Ad un determinato momento io dovevo andar via perch\u00e9 il mio vaporetto partiva, lei allora mi chiede \u201cdove vai?\u201d e io \u201cvado a Pellestrina\u201d e lei ancora \u201cdov&#8217;\u00e8 Pellestrina\u201d e l\u00ec mi ha fregato, lo aveva fatto apposta. Anche perch\u00e9, me lo ricordo bene, mi ricordo bene questa data, era il primo d&#8217;agosto: il 4 di agosto a Pellestrina c&#8217;\u00e8 una grande festa che \u00e8 la festa dell&#8217;apparizione. Nel \u2018700, quando i veneziani erano in guerra con i turchi e stavano prendendo, si narra, leggenda o storia non so, che un bambino quando andava a scuola passava davanti alla chiesetta e diceva l&#8217;ave Maria. Un giorno, in questa chiesetta, trova una donna, che gli dice di dire al prete delle preghiere per la guerra dei veneziani affinch\u00e9 possano vincere la guerra. Lui per\u00f2 ribatte dicendo \u201cma il prete non ci crede!\u201d ma lei le impone una mano e lo esorta nuovamente \u201cva a dirglielo e non preoccuparti\u201d. Il ragazzo riferisce al prete il quale gli chiede \u201ccos&#8217;hai?\u201d e il ragazzo \u201cla signora ha poggiato una mano su di me\u201d, il prete capisce, dicono le preghiere e i veneziani vincono la guerra. E il 4 di agosto fu una scusa per chiedere a mia moglie di visitare Pellestrina, loro sono venute e cos\u00ec ci siamo legati per sempre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #b29135;\"><em>Dopo questa parentesi lo riporto sull&#8217;argomento Russia<\/em><\/span><\/p>\n<!-- wp:image {\"id\":6877,\"sizeSlug\":\"full\",\"linkDestination\":\"none\"} -->\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1000\" height=\"750\" class=\"wp-image-6877\" src=\"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/ghibelli_01.jpg\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/ghibelli_01.jpg 1000w, https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/ghibelli_01-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/ghibelli_01-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/figure>\n<!-- \/wp:image -->\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cosa si ricorda del giorno della partenza? Si \u00e8 arruolato volontario?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>No, io ho fatto il servizio militare di leva, nel &#8217;35, e poi nel 1940 sono stato richiamato e mi hanno mandato qui a Roma, al Lido di Ostia. L\u00ec c&#8217;erano tre ragazze che venivano sempre a trovarmi, ero tenente poi fui promosso capitano. C&#8217;era il comandante che non amava questo via vai, io cercai di spiegare che erano delle amiche che passavano solo per salutarmi, ma fu evidente che non fui convincente, dopo poco mi trasferirono a Fiumicino ma queste ragazze poi venivano anche a Fiumicino. Io ero ufficiale e quando queste &#8220;amiche&#8221; venivano, uscivo dalla batteria cos\u00ec si sparse la voce di queste mie fughe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #b29135;\"><em>La signora mi porta&nbsp;il libro scritto dal marito<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/prikass-stalina-italianski-karoshji\/\">questo libro <\/a><\/strong><em><a href=\"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/prikass-stalina-italianski-karoshji\/\">(leggilo online)<\/a><\/em><strong>quindi c&#8217;\u00e8 la sua storia e quella del 120\u00b0.<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Abbastanza, si certo, c&#8217;\u00e8 anche parte della storia del 120\u00b0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cos\u00ec dopo questo trasferimento viene chiamato per la Russia.<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>No, vengo trasferito di nuovo, prima ad Ancona e poi a Padova dove formavano il 120\u00b0 reggimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Era quindi gi\u00e0 in un reggimento di artiglieria.<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>S\u00ec, nel 1935, quando mi chiamarono alle armi, mi mandarono a scuola di artiglieria. Ero gi\u00e0 sottotenente di artiglieria e fui poi promosso tenente e successivamente capitano, quando ero a Padova mi pare, non ricordo bene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ha partecipato alla costruzione del 120\u00b0?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>S\u00ec, mi hanno trasferito a Padova quando stavano costituendo il reggimento per trasferirlo in Russia. Mi recai in fureria, alla segreteria della caserma, l\u00ec c&#8217;era il sergente maggiore al quale chiesi cosa dovessi fare. Restai l\u00ec a guardare quello che facevano gli altri e dopo una settimana, dieci giorni, andai a bussare alla porta del colonnello, uno di quelli che la guerra non la fece, torn\u00f2 in Italia. Entrato gli dissi: \u201cscusi colonnello ma sa, sono stato in fureria per una decina di giorni ma adesso cosa devo fare?\u201d e lui mi chiese \u201csa scrivere a macchina?\u201d e io risposi \u201csi, sono un impiegato di banca!\u201d, \u201ce allora si faccia portare un tavolinetto e una macchina per scrivere\u201d. Mi faccio portare l&#8217;occorrente, mi metto a fianco della sua scrivania e poi torno a chiedergli \u201cmi scusi colonnello, ma cosa devo scrivere?\u201d, \u201clei\u201d anzi \u201cvoi\u201d si dava del voi, \u201cdovete chiamare tutti gli ufficiali, farvi dire gli estremi del documento, da dove vengono ecc. dovete aggiornare i libretti personali degli ufficiali interrogandoli tutti quanti\u201d. Io li accoglievo nell&#8217;ufficio del colonnello, gli ufficiali mi fornivano il nome e cognome, gli estremi del distretto di appartenenza e poi scrivevo lettere ai distretti. Il colonnello era soddisfatto del mio lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lei aveva un elenco da consultare.<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>S\u00ec, un elenco degli ufficiali che erano gi\u00e0 stati trasferiti al 120\u00b0, il mio compito era quello di sapere la loro storia militare. Quando erano stati richiamati, a quali reparti erano stati prima di passare al 120\u00b0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lei a quale reggimento apparteneva prima del 120\u00b0?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Io ero qui a Roma ma non lo ricordo quasi pi\u00f9, ero in una batteria da costa. Quando mi hanno richiamato, ho fatto i tiri a Ostia e a Fiumicino. Prima ero in una localit\u00e0 sull&#8217;Adriatico, forse a Pescara. Da l\u00ec mi trasferirono a Padova dove per me era un sogno. L\u00ec c&#8217;era una famiglia di conoscenti, figli di amici dei miei nonni, che hanno voluto che io fossi loro ospite. Loro avevano una bimba piccola per cui mi trattavano come un loro figlio maggiore, fu quella \u201cbimba\u201d a farmi conoscere mia moglie quella volta che eravamo al caff\u00e8 Florian.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Io avevo diverse conoscenze, a Milano, a Torino dove avevo una \u201cconoscenza molto intima\u201d, una farmacista con la quale ho continuato a vedermi, facevo sempre un giro nei miei spostamenti tra i conoscenti. Quella volta a Padova i miei mi dissero che Annamaria [la bimba] era a Venezia da una sua amica [la sua futura moglie], mi dissero anche che di solito si recavano al caff\u00e8 Florian, in Piazza San Marco, cos\u00ec andai l\u00ec e ci conoscemmo, fu l\u00ec che lei mi \u201cincastr\u00f2\u201d con il suo stratagemma, se lei non mi avesse detto \u201cdov&#8217;\u00e8 Pellestrina\u201d non l&#8217;avrei sposata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quindi tornando al 120\u00b0, ad un certo punto lei apprende la data della partenza. Da chi lo apprende?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>In verit\u00e0 gi\u00e0 sapevo della partenza per il fronte russo, il 120\u00b0 era nato apposta quindi non mi fece impressione nel momento in cui si avvicinava la partenza, fece molta impressione a mia madre, questo s\u00ec. Avevo cercato gi\u00e0 di prepararla, le avevo dato gi\u00e0 qualche notizia in merito. Le dissi che ci avrebbero spostato in localit\u00e0 incerta, d&#8217;altronde si sapeva che si sarebbe andati a fare la guerra. Tornato a Pellestrina per salutarla le dissi che sarei partito per la Russia ma cercai di rassicurarla perch\u00e9 sarei stato l&#8217;aiutante del colonnello per cui non sarei stato in prima linea, le raccontai un po&#8217; di frottole per non farla preoccupare pi\u00f9 del dovuto. Le dir\u00f2 che, anche l\u00ec in caserma, nella sede del reggimento, cos\u00ec come quando ero in banca, non avevo orario. Sono stato sempre uno \u201csgobbone\u201d, al mio paese si usava dire una parolaccia per additare quelli che lavorano tanto, che si danno tanto da fare, questo mi ha permesso di essere sempre tranquillo nelle situazioni, mi impegnavo la testa. Mi sono comunque sempre ritenuto fortunato, ho avuto dei genitori fantastici, dove andavo sono sempre stato accolto molto bene, ho avuto la fortuna, anche a Padova, come le dicevo, di essere stato accolto da questa famiglia che aveva una villa molto bella.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Di solito, anche dalle interviste fatte, se si guarda al periodo storico in cui siete cresciuti, soprattutto prima dell&#8217;entrata in guerra, si nota come i giovani arruolati per la guerra partano con un certo entusiasmo e con un senso di paura quasi inesistente. Si tendeva cio\u00e8 ad affrontare l&#8217;arruolamento con baldanzoso coraggio. Per lei com&#8217;\u00e8 stata questa esperienza?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Per me non \u00e8 stato molto sereno, avrei dovuto lasciare, come del resto \u00e8 stato, il mio lavoro, che fu la cosa pi\u00f9 difficile alla quale dovetti rinunciare. La guerra io non l&#8217;ho mai condivisa n\u00e8 capita. Non capivo perch\u00e8 non ci potesse essere un modo pacifico per risolvere i problemi fra gli stati, perch\u00e8, per esempio, non si potesse risolvere con dei trattati. Era pacifico per\u00f2 che non mi ribellavo a certe scelte, avevo un senso del dovere che non mi faceva tirare indietro di fronte a certe difficolt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E non aveva nemmeno paura?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>No, assolutamente, in quelle circostanze l\u00ec, quando cio\u00e8 ero in caserma, negli uffici, non avevo questo timore, certo poi ho visto tanta gente ferita, tanta altra morire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In guerra, \u00e8 comprensibile che di fronte alle perdite di soldati ci siano certe reazioni, la morte la si vede davanti, ma prima della partenza lei avvertiva queste paure?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>No, anche quando mi hanno trasferito a Padova per la formazione, sono stato fortunato perch\u00e8 non ho mai avuto l&#8217;apprensione per la guerra. Anche quando ero ad Ostia e a Fiumicino, l\u00ec gli inglesi non si sarebbero mai affacciati verso il mare, e poi a fare cosa?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cosa si ricorda del giorno della partenza?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Per me \u00e8 stata come una partenza per un viaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quindi non ha salutato i sui genitori con nostalgia, con tristezza.<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>In un certo senso s\u00ec, ma per me andare in Russia era come conoscere un posto nuovo, un mondo nuovo e sconosciuto. Era un po&#8217; un luogo mitico, la Russia, l&#8217;Ucraina. Devo dire che quando ci siamo trovati in Ucraina mi resi conto di trovarmi tra gente talmente gentile che quando scrissi la prima lettera, mi ricordo che le raccontai di questo fatto. Le scrissi \u201csai mamma, mi sembra di essere in un rione di Venezia dove parlano una lingua che non conosco, un dialetto che non capisco per\u00f2 la cadenza risuona familiare, sembra veneziana. Questi ucraini sono dei veneziani che parlano una lingua diversa\u201d. Le posso confermare che noi italiani con gli ucraini abbiamo convissuto bene, ci hanno accolti a braccia aperte, non ci hanno considerato dei nemici, ma semmai dei liberatori. Almeno io ho avuto questa impressione. erano di una cordialit\u00e0 estrema. Il fatto di aver scritto a mia madre che gli ucraini \u201cerano dei veneziani con un dialetto diverso\u201d voleva dire che c&#8217;era questo rapporto alla pari, non era lo stesso rapporto che avevano con i tedeschi che, al contrario, venivano temuti, erano, per loro, degli invasori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma lei come si spiega questo fatto?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Devo dirle che, essendo al comando, avevo dato disposizioni a tutti e tre i gruppi, di trattare con umanit\u00e0 la popolazione, di vivere la convivenza con umanit\u00e0, di non andare a rubare, per cui alla lunga, avemmo un certo riscontro. Posso dirle anche che, quando c&#8217;era la distribuzione del rancio, noi eravamo, come ho gi\u00e0 detto, nelle retrovie rispetto alla prima linea, vedevo che intorno ai nostri artiglieri, che si sedevano intorno alla gente del villaggio, si faceva il capannello dei bambini e i nostri soldati distribuivano il rancio alla popolazione. Io mi stupivo perch\u00e9 quel gesto era un fatto spontaneo, nessuno aveva detto loro di sfamare la popolazione, era un atteggiamento del tutto naturale ecco perch\u00e9 credo che la gente, gli ucraini, non avessero timore della nostra presenza, si era sparsa la voce che noi non eravamo come i tedeschi ma eravamo di casa. Lo scrissi anche nelle lettere di questa buona accoglienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il viaggio di trasferimento in tradotta com&#8217;\u00e8 stato? Siete partiti da Padova per arrivare dove?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Passammo attraverso la Romania per raggiungere l&#8217;Ucraina, in una cittadina nei pressi del mare, mi pare Odessa, poi passammo per Krivoj Rog.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Questa era una tappa obbligata per chi doveva raggiungere il Don?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>S\u00ec, poi ci dirigemmo verso nord a Dnijepropetrowsk e da l\u00ec, verso il Don.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Da Dnijepropetrowsk vi dirigete subito verso il Don? Non ci sono state battaglie intermedie?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Si, certo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In questi trasferimenti c&#8217;erano delle tappe in cui vi fermavate pi\u00f9 a lungo?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>S\u00ec, ogni tanto ci si doveva fermare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La tradotta dunque dura dall&#8217;Italia, da Padova, fino a Odessa, e poi? Si prosegue con i mezzi?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>S\u00ec, con i camion.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lei uu cosa viaggiava?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Sui camion.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Anche il colonnello?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Sia il colonnello che il comandante viaggiavano su una macchina, una fiat 1100.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quante macchine aveva il 120\u00b0?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>C&#8217;erano i capigruppo che avevano una macchina a testa. Il reggimento era formato da tre gruppi, ogni gruppo era comandato da un maggiore o da un tenente colonnello.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E ogni gruppo aveva una vettura 1100. Quindi c&#8217;erano almeno 4 vetture.<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>S\u00ec, almeno quattro. Le batterie seguivano i tre gruppi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quindi i comandi erano distribuiti sui tre gruppi?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>S\u00ec, ogni gruppo aveva un comandante che dipendeva dal comando di reggimento. Io ero, sono diventato, l&#8217;aiutante maggiore del colonnello, del comandante, perch\u00e9 il maggiore che c&#8217;era prima, pochi giorni prima di partire per la Russia, \u00e8 stato trasferito, o meglio, si \u00e8 fatto trasferire per non partire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Trasferito in altre zone?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>No, in Italia!!!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Al comando quindi quanti eravate? C&#8217;era il colonnello, lei e poi?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>C&#8217;erano i tre comandanti di gruppo, poi gli ufficiali di batteria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ai vertici per\u00f2 eravate in cinque! Un colonnello, tre comandanti, uno per ogni gruppo, e lei aiutante maggiore.<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Mi pare di s\u00ec.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Si ricorda i nomi dei comandanti?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>No.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il colonnello era Ugo De Simone o Dino Di Janni?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Di Janni era stato trasferito, mi pare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>De Simone lo avete incontrato in Russia o e partito con voi dall&#8217;Italia?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>E&#8217; partito dall&#8217;Italia, ora non vorrei dire inesattezze, ho paura di non ricordare bene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Avevate rapporti con i tedeschi dal momento in cui venite assegnati alle loro dipendenze, ancora prima di essere affidati alla divisione Celere, o questo fatto \u00e8 solo un discorso burocratico che non incide sull&#8217;andamento del trasferimento verso il fronte del Don?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Inizialmente non ero comandante, ero al reparto comando ma non ricordo di aver avuto rapporti con i comandi tedeschi o almeno non posso affermarlo. Quando sono stati trasferiti degli ufficiali, sono passato al comando in sostituzione dell&#8217;aiutante maggiore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Com&#8217;era strutturato il reparto comando nell&#8217;ambito degli autisti?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Trasportava tutto quello che bisognava trasferire, dai viveri, alle artiglierie, ai soldati. Gli autisti dei camion servivano per questo, viveri, munizioni e trasferimento di reparti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Che tipo di rapporto c&#8217;era con i soldati e con gli ufficiali del reparto comando?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Con gli ufficiali del reparto comando c&#8217;era cordialit\u00e0 ma certo non c&#8217;era possibilit\u00e0 n\u00e9 tempo di poter stringere un rapporto di amicizia con i soldati, io avevo degli obblighi che non mi permettevano di avere un contatto lungo con i soldati, non tale da permettermi di ricordare i loro nomi. Non ricordo nemmeno il nome del mio attendente che, quando and\u00f2 in licenza, port\u00f2 i miei saluti a casa dai miei a Pellestrina, fu un gesto molto bello che ricordo con piacere ma non ricordo l&#8217;attendente, purtroppo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #b29135;\"><em>si prosegue con la lettura della storia del 120\u00b0&nbsp;<\/em><em>&nbsp;<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il motto del 120\u00b0 era \u201cNuove vampe&#8230;<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>&#8230;nella grande fiamma\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ad un certo punto c&#8217;\u00e8 il passaggio di consegne del reggimento tra il colonnello Di Janni e il tenente colonnello De Simone [siamo al 1\u00b0 giugno 1942].<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Mi ricordo che il Colonnello De Simone mi disse di accompagnare il colonnello [Dino Di Janni] al campo dell&#8217;aviazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dove? A Stalino?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Forse, non ricordo bene. Mi ricordo per\u00f2 di questo fatto. L&#8217;ho accompagnato e vicino a lui c&#8217;era un altro capitano dei bersaglieri che tornava anche lui in Italia. Ci siamo presentati e scoprii che era un veneziano, ci demmo del tu e ci scambiammo delle informazioni. Lui era stato trasferito in Italia, cos\u00ec gli spiegai che ero di Pellestrina e gli chiesi se poteva passare a casa dai miei a salutare mia madre, o magari farle una telefonata. Ci salutammo e in concomitanza salutai anche Di Janni con il quale ci abbracciamo. Quando le mie sorelle mi scrissero mi riportarono la notizia che questo capitano era passato da loro a portare il mio saluto e mi scrissero anche dell&#8217;abbraccio che avevo avuto con Di Janni, il capitano rifer\u00ec che il colonnello mi aveva abbracciato come se fossi suo figlio. Fu un episodio che mi rimase molto impresso, ero compiaciuto di quell&#8217;abbraccio come lo fu mia madre. Ero un suo collaboratore, ero ignorante nell&#8217;ambito delle questioni militari ma me la cavai, in questo il lavoro che facevo in banca mi aiut\u00f2.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Questo passaggio di consegne fu una cerimonia ufficiale o rimase un episodio circoscritto al comando?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>E&#8217; stata una questione che si \u00e8 risolta nell&#8217;ambito del reparto di comando. Dopo per\u00f2, insieme a De Simone, abbiamo fatto il giro degli altri reparti, la notizia era stata data a tutto il reggimento e lui ha voluto conosce tutti i reparti, andammo insieme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Come operavano i reparti e i gruppi, avevano un proprio luogo e un proprio ambito di operativit\u00e0 differente rispetto agli altri?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>I tre gruppi sono stati distribuiti a seconda della difesa da dare ai bersaglieri, a supporto dei loro reggimenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Si ricorda il primo attacco?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Quando prendemmo posizione, ci fu anche un arretramento, ma ne ho un ricordo vago.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #b29135;\"><em>Si prosegue con la lettura<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Si ricorda delle piramidi di carbone?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Si, erano in tutta la zona carbonifera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A Serafimovich c&#8217;era una testa di ponte russa. Si ricorda dei carri armati?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Si come no!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cos&#8217;\u00e8 che ha cercato di cancellare dalla sua memoria, i momenti brutti?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>No, sono andati via da soli anche senza volerlo. <a href=\"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/prikass-stalina-italianski-karoshji\/\">Nel&nbsp;mio libro<\/a>&nbsp;ci deve essere un riferimento a questi episodi, deve esserci anche una piantina degli spostamenti. Ci sono anche dei disegni di Bassi, a lui ho dedicato anche il&nbsp;libro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Anche quando venivate attaccati, non aveva paura?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Come le ho detto non avevo timore perch\u00e9 nella mia permanenza in Russia ero, inizialmente, addetto al comando, successivamente divenni aiutante maggiore del colonnello e quindi stavamo sempre molto indietro, eravamo protetti, quando le truppe si muovevano noi ci muovevamo a nostra volta, a debita distanza. Quindi non ho mai avuto paura. Il colonnello era in posizione arretrata perch\u00e9 doveva avere il quadro complessivo della situazione altrimenti non avrebbe potuto dare gli ordini di schieramento, doveva avere una visione ampia e totale della situazione, se il nemico avesse avuto la possibilit\u00e0 di attaccare il comando avremmo dovuto dire addio all&#8217;intero reggimento. Quando non c&#8217;era la possibilit\u00e0 di avere contatti telefonici con le truppe si mandava un autista per avere il quadro della situazione. Di solito si muovevano con il camion perch\u00e9 con le moto, in quel tipo di terreno, era difficile. L&#8217;uso della motociclette era limitato, i camion erano certamente pi\u00f9 affidabili, bisognava essere sicuri che il soldato arrivasse a destinazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Come sono andate le cose con la cattura?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Ci aggirarono alle spalle. Ci fecero prigionieri e ci unirono insieme ai soldati. Poi ci divisero, i soldati li spedirono in un campo e noi ufficiali fummo trasferiti a Sudzal, avevamo alcuni soldati che si occupavano della cucina. Eravamo insieme ai rumeni e ai tedeschi. All&#8217;inizio, sia gli ufficiali che i soldati, non avevano dei compiti, questa organizzazione la praticammo in seguito. Nei campi, inizialmente, non ci interrogarono, per pi\u00f9 di un mese nessuno fu interrogato, pass\u00f2 molto tempo prima che ci schedassero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cosa si ricorda della prigionia?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Mi ricordo quando ero su una barella e mi stavano portando in una buca perch\u00e9 dovevo morire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Perch\u00e9<\/b><strong>&nbsp;doveva morire?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Perch\u00e9 stavo molto male, non si mangiava, c&#8217;erano i pidocchi che trasmettevano malattie. Mi ricordo che mi misero in una stanza del campo 160 di Sudzal. Il campo aveva delle mura colossali, una costruzione enorme fatta nel 1600, mi pare. Dopo circa tre, quattro mesi le cose si sono stabilizzate e i russi si sono organizzati. Ci divisero in reparti, italiani, rumeni, tedeschi e anche il mangiare, nonostante fosse sempre la solita zuppa, veniva distribuito con regolarit\u00e0. Dopo aprile-maggio [1943] anche la mortalit\u00e0 \u00e8 diminuita notevolmente. Ad un certo punto mi ammalai, sarei dovuto morire. Mi portarono in un lazzaretto e l\u00ec, in fin di vita, mi portarono con una barella verso le buche dove mettevano i morti. Un donna del lazzaretto mi vide sulla barella vicino a un muro e, visitandomi agli occhi, tirandomi s\u00f9 la palpebra, disse a questi due \u201cniet kaput, niet kaput\u201d, non \u00e8 morto non \u00e8 morto. Tante cose le ho dimenticate ma questa donna e i due con la barella li ricordo con una certa chiarezza eppure ne ho passati di momenti difficili, ma questo non so perch\u00e9 \u00e8 particolarmente vivo nella mia memoria. Contino a ripeterlo ma devo la mia vita a due donne, a mia madre e a questa donna. La ringrazio molto per questa sua venuta perch\u00e9 \u00e8 un periodo in cui certi ricordi mi ritornano ciclicamente, ricordi brutti e belli anche se non sempre ricordo i luoghi. Certe scene sono piuttosto vive nella mia memoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00c8 successo qualche episodio di umanit\u00e0, per esempio, con i prigionieri?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Quando venivano portati al comando, li interrogavamo ma era sempre un rapporto, per fare un parallelo d&#8217;ufficio, tra superiori e impiegati. Un superiore che chiedeva qualcosa e che esigeva una risposta, non li trattavamo come di solito si pensa di trattare un prigioniero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il reparto comando, oltre ad essere il reparto pi\u00f9 indietro, era quello che dirigeva i tre gruppi?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Come reparto comando eravamo sempre in contatto con il comando della divisione, il comandante generale del comando di divisione aveva il compito di disporre i reggimenti dei bersaglieri. Eravamo insieme a due reggimenti di bersaglieri, 3\u00b0 e 6\u00b0, comandati da un generale, quando il generale disponeva i reparti il colonnello del 120\u00b0 doveva andare al comando di divisione, in quelle occasioni lo accompagnavo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;intera divisione Celere doveva coprire un fronte di circa 50 km.<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>S\u00ec, c&#8217;erano parecchi vuoti per\u00f2.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quindi rischiavate parecchio!<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Purtroppo la prigionia ha cancellato tante cose nella mia memoria. In definitiva ho avuto una certa simpatia per i russi, salvo qualche eccezione. Con noi i russi si comportavano diversamente. Forse perch\u00e9 in quel periodo c&#8217;era Togliatti. Nel 1943 \u00e8 tornato in Italia. Mi ricordo di un italiano, forse Robotti o D&#8217;Onofrio, era venuto al nostro campo. Noi che siamo vivi non sappiamo perch\u00e9 abbiamo resistito, abbiamo camminato per venti giorni a 40 gradi sotto zero, io mi ripetevo sempre che dovevo resistere e soprattutto dovevo stare tra le prime file perch\u00e9 se rimanevo indietro avrei rischiato di fermarmi. In quei momenti puoi pensare solo a vivere, non si pensava nemmeno a mangiare, pensavi che l&#8217;unica cosa importante fosse camminare per sopravvivere, se non si camminava si veniva sparati. Ogni tanto si sentivano degli spari e quando si sentivano gli spari voleva dire c&#8217;era un uomo che rimaneva l\u00ec. La marcia del Davaj \u00e8 stata una brutta esperienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Della cattura si ricorda qualcosa in particolare?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Mi ricordo che c&#8217;era&#8230; I russi avevano gi\u00e0 circondarti tutta la zona, eravamo tre capitani, eravamo rimasti isolati con una dozzina di artiglieri e qualche bersagliere. Si sono avvicinati due russi che avevano preso dei tedeschi, li portarono verso un&#8217;isba. Subito dopo sono tornati da soli verso di noi. Quando ci chiesero \u201cuffiziale iest?\u201d \u201cci sono ufficiali?\u201d i soldati nel sentire questa richiesta si sono sposati lasciandoci, noi tre ufficiali, allo scoperto. Indietreggiarono e questo mi fer\u00ec molto perch\u00e9 non ci fu esitazione in questo loro gesto. Avevano paura che ci sparassero, che sparassero cio\u00e8 agli ufficiali. Quando ci hanno chiesto se ci fossero ufficiali noi, invece, facemmo un passo avanti. I russi allora ci hanno portato verso un&#8217;altra isba dove c&#8217;era un loro capo che stava interrogando altri, subito dopo interrog\u00f2 noi e poi ci ha lasciato con gli altri soldati, ci hanno messo in fila e fatto incamminare verso una stazione dove siamo saliti su un treno. Sulla tradotta successe un episodio che racconto anche nel libro. Il treno si ferm\u00f2 e si aprirono i portelloni, eravamo nella steppa piena di neve. In lontananza c&#8217;era un villaggio. Io sono sceso per prendere dell&#8217;acqua. Salendo mi rivolsi ad un russo che era sulla locomotiva \u201cvrastisi tomaish\u201d \u201cBuongiorno compagno\u201d quello si volta, mi sorride e mi risponde \u201cvrastisi, vrastisi\u201d. Allora gli chiedo un po&#8217; d&#8217;acqua \u201cda, da ,da\u201d mi dice, s\u00ec. Mi ricordo bene il suo sguardo di compassione, di piet\u00e0, che ha avuto verso di me, anche lui si vede che si sentiva al di fuori della guerra e vedeva che questi poveretti morti di fame e di sete, in fondo, erano uomini come lui. \u00c8 stata una scena come di un padre che vede un figlio che sta male, un&#8217;espressione di impotenza di fronte alla sofferenza. Se i soldati avessero visto che prendevo l&#8217;acqua, chiss\u00e0 cosa sarebbe successo.\nGli ucraini, con noi, normalmente, si comportavano bene, ci trattavano bene, erano molto cordiali, ci vedevano quasi come dei liberatori, con quel regime l\u00ec non si capiva quale fosse il reale fine dell&#8217;ideologia. Il comunismo era una gran bella cosa, teoricamente, perch\u00e9 dice che tutti devono avere qualche cosa, ma non era vero per niente. Perch\u00e9 tutti portavano via tutto a quello che lavorava e quello che non lavorava aveva lo stesso trattamento. Nasceva secondo me, in chi lavorava, un senso di rivalsa per cui anche chi lavorava era indotto a non farlo. Allora, un conto \u00e8 sostenere uno che non ha la possibilit\u00e0 di avere ma che io lavori e poi mi debba essere tolto quello che ho prodotto di mio per darlo ad un altro, che fa finta di lavorare, e ha quello che ho io, mi pare eccessivo, questo fa scattare un comportamento sbagliato per cui tutti fanno finta di lavorare.\nL&#8217;Ucraina \u00e8 un paese come il Veneto, ha delle potenzialit\u00e0 enormi, la terra \u00e8 una terra fertile. Potrebbe essere una delle nazioni pi\u00f9 ricche del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Non \u00e8 un caso che Hitler voleva appropriarsene per sfamare l&#8217;Europa.<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Esatto, quella terra se ben lavorata produce molto, io non me ne intendo ma, in qualche modo, notavo che la terra ucraina era in verit\u00e0 una terra potenzialmente fertile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quindi girasole, granturco&#8230;<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Si andava a raccogliere nei campi il granturco in tempo di prigionia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Questa esperienza cosa le ha lasciato? Le ha cambiato la visione della vita rispetto a quando era partito?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Ma no, mi ha lasciato molta tristezza nel pensare che la guerra \u00e8 una cosa insulsa e certi paesi, come l&#8217;Ucraina, che \u00e8 una delle nazioni pi\u00f9 ricche, per la sua terra fertile, di tutta l&#8217;Europa, viva male perch\u00e9 \u00e8 stata guidata male. Io sono di tendenza liberale, non ho mai capito il fascismo e ancora meno il comunismo. Il comunismo, che idealmente \u00e8 una bella cosa, \u00e8 in verit\u00e0 impraticabile, \u00e8 impossibile. Questa \u00e8 una teoria prettamente cristiana, quella di aiutare il povero, di spogliarsi dei beni, \u00e8 un concetto che rientra pi\u00f9 nell&#8217;ambito della fede religiosa, nella pratica umana, non si pu\u00f2 costringere gli uomini obbligandoli ad attuare certe scelte. Quindi ribadisco la mia propensione per il liberalismo e non per la prevaricazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il fascismo come lo ha vissuto alla luce di quello che ha detto adesso?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Sono stato sempre ai margini dell&#8217;ideologia, ho cercato di sopravvivere alle logiche adottandone certe regole: ho eseguito i percorsi obbligati, sono diventato avanguardista, poi fascista perch\u00e9 dovevo sopravvivere. Io ero nella Banca Nazionale del Lavoro e se non avevi la tessera del partito non lavoravi ma, nonostante questo, non ho mai condiviso gli aspetti ideologici fascisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Come viveva prima di entrare in banca, che lavoro facevano i suoi genitori?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Avevo avuto esperienza in qualche studio privato, mio padre era titolare dell&#8217;ufficio postale di Pellestrina, uno zio era segretario comunale&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tutti su una scrivania!<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>S\u00ec, anche mio zio, era un &#8220;padrone&#8221;, non ne aveva l&#8217;aria ma era un &#8220;padrone&#8221;. Il suo superiore era il podest\u00e0 di Venezia, quando veniva a controllare Pellestrina mi portava con lui, mi portava sulla muraglia che c&#8217;\u00e8 a Pellestrina e tirava fuori dalle tasche delle monetine, io allungavo la mano e ne prendevo sempre una, la pi\u00f9 piccola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per educazione&#8230;<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Eh si, prendevo sempre la pi\u00f9 piccola!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mussolini cosa rappresentava per lei?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Io non mi opponevo, eseguivo quello che mi dicevano di fare, se c&#8217;era qualche manifestazione andavo, non ho mai avuto questo senso di ribellione cos\u00ec come non l&#8217;ho avuto di servilismo. Non sono mai stato un fanatico fascista, mai! Forse non capivo, o non ho capito, cosa fosse il fascismo, sono stato quattro anni in collegio, poi quattro anni ospite di amici, insomma seguivo le adunate, perch\u00e9 sono stato anche io avanguardista, dove si gridava \u201cviva il Duce, viva il Re\u201d, ma non sentivo la pressione o il trasporto per il fascismo. Quando sono venuto qui a Roma ho capito invece che dovevo essere pi\u00f9 attento, qui non frequentavo molto le adunate, non mi piaceva. Ero diventato amico di uno di questi segretari dei fascisti e gli dissi \u201csenti, io non riesco ad andare a queste adunate\u201d allora lui mi disse \u201cva bene, allora ti trasferisco nelle mie sezioni\u201d cos\u00ec fui congedato, me la sono cavata fino a che non mi hanno richiamato per la guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;entrata in guerra quindi come l&#8217;ha vista? Si \u00e8 posto qualche domanda in merito alla sua utilit\u00e0?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Per me la guerra \u00e8 una cosa insulsa, non la condividevo, perch\u00e9 uno deve avere la terra degli altri? Non la capivo, cos\u00ec come non capivo perch\u00e9 il Veneto, per esempio, dovesse essere sotto l&#8217;Austria. Non capivo perch\u00e9 non ci si potesse mettere d&#8217;accordo senza arrivare alla guerra. Il Trentino era naturalmente Veneto, c&#8217;erano e Alpi che lo dividevano dall&#8217;Austria, era geograficamente pi\u00f9 italiano. Era pi\u00f9 logico che fosse italiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quindi con lo stesso ragionamento, invadere la Russia voleva dire appropriarsi di una terra impropriamente. Ha percepito dunque di stare in un posto dove sarebbe stato meglio non esserci mai arrivati?<\/strong><strong><b>\n<\/b><\/strong>Beh, certo, c&#8217;era una certa inadeguatezza. Speravo sempre che ci si accordasse, ma il mio carattere mi induceva di ubbidire agli ordini. Avevo rinunciato inizialmente all&#8217;esperienza militare perch\u00e9 ero figlio unico, potevo farlo, ma poi mi hanno richiamato. Io ero diplomato e mi mandarono a scuola ufficiali ma l\u00ec non avrei potuto tirarmi indietro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #b29135;\"><em>La signora, la consorte, fa un appunto, fa notare che &#8220;in Russia c&#8217;\u00e8 voluto andare lui&#8221; perch\u00e9 avrebbe altrimenti dovuto scegliere l&#8217;Africa. Soffrendo per\u00f2 di caldo, il Ghibelli sceglie di andare in Russia.&nbsp;<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;esperienza della Russia deve comunque essere stata molto dura anche rispetto ad altre campagne come appunto quella d&#8217;Africa.<\/strong><strong><b>\nLei ha partecipato alla stesura dei rapporti di guerra?\n<\/b><\/strong>Se ne occupavano il tenente, il tenente colonnello e io poi li trascrivevo, a me affidavano alcuni episodi di azioni minori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><\/p>\n<!-- wp:separator -->\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\">\n\n<!-- \/wp:separator -->\n\n<!-- wp:image {\"align\":\"center\",\"id\":7194,\"sizeSlug\":\"full\",\"linkDestination\":\"custom\"} -->\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-full\"><a href=\"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/prikass-stalina-italianski-karoshji\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"200\" height=\"257\" class=\"wp-image-7194\" src=\"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/120_reggimento_artiglieria_motorizzato_preview__ghibelli_libro-1.png\" alt=\"\"><\/a><\/figure>\n<!-- \/wp:image -->\n\n<!-- wp:buttons -->\n<div class=\"wp-block-buttons\"><!-- wp:button {\"align\":\"center\",\"className\":\"is-style-outline\"} -->\n<div class=\"wp-block-button aligncenter is-style-outline\"><a class=\"wp-block-button__link wp-element-button\" href=\"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/prikass-stalina-italianski-karoshji\/\">leggi il libro<\/a><\/div>\n<!-- \/wp:button -->\n\n<\/div>\n<!-- \/wp:buttons -->\n\n<!-- wp:separator {\"className\":\"is-style-wide\"} -->\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity is-style-wide\">\n\n<!-- \/wp:separator -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Achille Omar Di Leonardo &#8211; Intervista al Ten. del 120\u00b0 Regg. 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