{"id":371,"date":"2022-04-01T13:32:08","date_gmt":"2022-04-01T13:32:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/?p=371"},"modified":"2023-02-13T22:39:38","modified_gmt":"2023-02-13T22:39:38","slug":"intervista-a-nelson-cenci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/intervista-a-nelson-cenci\/","title":{"rendered":"Intervista a Nelson cenci"},"content":{"rendered":"\r\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size: 25px; text-transform: uppercase; text-align: center;\">di Patrizia Marchesini<\/p>\r\n<p style=\"text-align: center;\">di Nome Cognome Autore<\/p>\r\n<p>\r\n\r\n<\/p>\r\n<figure class=\"wp-block-table aligncenter is-style-stripes\">\r\n<table style=\"height: auto;\" width=\"100%\">\r\n<thead><\/thead>\r\n<tbody>\r\n<tr>\r\n<td>\r\n<h3 style=\"text-align: center;\"><span class=\"Citazione-interviste\">&#8220;&#8230;quando un uomo torna dalla guerra, quando vive certe esperienze, torna cambiato.&#8221;<\/span><\/h3>\r\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #b29135;\"><em>in Franciacorta<\/em><\/span><\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;incontro con Nelson Cenci \u2013 otorinolaringoiatra di chiara fama, scrittore e poeta \u2013 mi ha arricchito sensibilmente in quanto \u00e8 persona fine e spiritosa, connubio di cultura, semplicit\u00e0 e schiettezza.<br \/>Incontrarlo ha significato conoscere anche parte della sua famiglia. Ringrazio, quindi, non solo il prof. Cenci, ma anche Giuliana ed Elsa per il calore e l&#8217;accoglienza affettuosa.<\/p>\r\n<\/td>\r\n<\/tr>\r\n<\/tbody>\r\n<\/table>\r\n<\/figure>\r\n<p>\r\n\r\n<\/p>\r\n<div class=\"wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile\" style=\"grid-template-columns: 39% auto;\">\r\n<figure class=\"wp-block-media-text__media\"><a href=\"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/ritorno\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-369 \" src=\"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/libro_ritorno_nelson_cenci.png\" alt=\"\" width=\"253\" height=\"264\" \/><\/a><\/figure>\r\n<div class=\"wp-block-media-text__content\">\r\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/category\/libri\/\">Libri:<\/a><\/strong><br \/><strong>RITORNO<\/strong> di <em>Nelson Cenci<\/em><br \/><em>La drammatica esperienza degli alpini sul fronte Russo raccontata da uno di loro<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"has-medium-font-size\"><a href=\"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/libri\/ritorno-nelson-cenci\/\">Leggi la recensione<\/a><\/p>\r\n<\/div>\r\n<\/div>\r\n\r\n\r\n\r\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-28f84493 wp-block-columns-is-layout-flex\">\r\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\r\n<p><strong>NARRATIVA<\/strong><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>1980 &#8211; Racconti in prima persona<br \/>1981 &#8211; Ritorno<br \/>1984 &#8211; Stagioni lontane<br \/>1985 &#8211; I grandi silenzi<br \/>1990 &#8211; I giorni della solitudine<br \/>1990 &#8211; Quello che resta in noi<br \/>1991 &#8211; Natali di neve<br \/>2001 &#8211; Il passato che torna<br \/>2005 &#8211; Non sei solo<br \/>2010 &#8211; Accanto al camino<\/p>\r\n<\/div>\r\n\r\n\r\n\r\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\r\n<p><strong>RACCOLTE DI POESIE<\/strong><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>1979 &#8211; Pensieri d\u2019autunno<br \/>1987 &#8211; Vagare nel crepuscolo<br \/>1992 &#8211; Cercarsi nel nulla<br \/>2002 &#8211; I giorni del cuore<br \/>2005 &#8211; Quando scende la sera<\/p>\r\n<\/div>\r\n<\/div>\r\n\r\n\r\n<hr class=\"wp-block-separator has-css-opacity\" \/>\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Arrivo in Franciacorta sotto la pioggia.<br \/>Il professor Nelson Cenci \u00e8 alto e asciutto. Indossa un maglioncino azzurro e la sua voce roca e calda crepita d\u2019autunno, di foglie d\u2019oro e ruggine. Sediamo in due poltrone davanti al camino acceso.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lei \u00e8 nato a Rimini e ha passato gli anni dell\u2019infanzia in due piccole frazioni sull\u2019Appennino romagnolo. Che ricordi serba, di quel periodo?<\/strong><br \/>Penso spesso alla mia infanzia perch\u00e9, come lei sa, i momenti che si ricordano pi\u00f9 volentieri sono proprio quelli della fanciullezza. Fino all\u2019et\u00e0 di due anni rimasi a Rimini. Poi, siccome la mia mamma era una maestra elementare e aveva trovato un posto sull\u2019Appennino tosco-romagnolo, ci trasferimmo in quei luoghi. Il primo paese dove andammo a vivere si chiamava Pietrapazza. D\u2019inverno scendevano quattro metri di neve. In seguito ci spostammo in un\u2019altra localit\u00e0, Monte Iottone, dove vissi fino a dodici anni. All\u2019inizio frequentai la stessa scuola in cui insegnava mia madre; in seguito, per\u00f2, fui costretto a cambiare scuola, perch\u00e9 all\u2019epoca esisteva una legge che vietava a un alunno \u2013 dopo la terza elementare \u2013 di stare nella stessa scuola in cui insegnava il genitore. Per raggiungere la nuova scuola, a Santa Sofia, percorrevo sei chilometri all\u2019andata e sei chilometri al ritorno. Di recente sono tornato a Santa Sofia e ho incontrato una mia compagna di scuola che non vedevo da ottant\u2019anni. La vita sull\u2019Appennino mi piaceva. La gente era buona, semplice, brava; in montagna le persone si aiutano.<br \/>A dodici anni \u2013 siccome i miei genitori erano separati e mio padre viveva a Milano \u2013 mia madre pens\u00f2 di mandarmi da lui. Voleva che studiassi meglio. Pensi che a dodici anni facevo ancora la quinta elementare.<br \/>Mi caric\u00f2 sul treno, affidandomi a una signora, e arrivai a Milano. Rifeci la quinta. Poi mio padre trov\u00f2 un frate che gli disse: \u201cQuesto bambino \u00e8 intelligente, deve studiare.\u201d Frequentai il liceo e, dopo la maturit\u00e0, mi iscrissi a medicina.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Intrapresi gli studi universitari, li interruppe per arruolarsi volontario. La richiesta di essere assegnato a un reparto alpino deriv\u00f2 dal suo grande amore per la montagna?<\/strong><br \/>Allora noi giovani vivevamo in un clima molto diverso da quello attuale, avevamo ideali differenti. Andai volontario anche perch\u00e9 molti miei compagni di universit\u00e0 \u2013 iscritti a legge o a ingegneria \u2013 avevano fatto quella scelta. Pensai fosse mio dovere. Persino <strong>Don Gnocchi<\/strong>, che all\u2019epoca insegnava al Gonzaga, si arruol\u00f2 volontario per seguire i suoi allievi.<br \/>Chiesi di andare negli alpini proprio perch\u00e9 ho sempre amato la montagna. Da giovane facevo delle gare.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo so.<\/strong><br \/>Come fa a sapere queste cose?<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ho cercato di documentarmi. So che arriv\u00f2 decimo ai campionati nazionali di discesa libera a Bormio. Vorrei chiederle, per\u00f2, qualcosa del periodo trascorso in Montenegro, con il battaglione Val Fella.<\/strong><br \/>Il battaglione Val Fella faceva farte del I Gruppo Valle della Julia. La Divisione, quando io arrivai l\u00e0 (nel luglio 1941, n.d.r.), stava rientrando dalla Grecia. Il ricordo pi\u00f9 bello \u00e8 legato a Don Gnocchi, perch\u00e9 proprio allora lo conobbi; con lui avevo un bel rapporto. Di quel periodo rammento anche episodi tragici. Devo dire che quei popoli hanno una ferocia che noi non abbiamo. I partigiani catturarono due camion di alpini. Erano nuove reclute. Andammo a cercarli per i monti. Li trovammo nelle buche del letame, con&#8230; le&#8230; cose in bocca.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Vuole dire che li avevano evirati?<\/strong><br \/>S\u00ec, li avevano evirati e poi avevano infilato tutto in bocca. Quella gente era molto diversa dai Russi. Questi ultimi erano brave persone. In Montenegro, comunque, rimasi \u2013 da sergente \u2013 solo sei mesi. Nel gennaio 1942 rientrai in Italia e andai a Bassano per concludere il corso allievi ufficiali.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Rigoni-Stern, nell\u2019introduzione a <em>Ritorno<\/em>, afferma che ricordare certi eventi \u2013 oltre a essere un dovere morale \u2013 aiuta a comporre un mosaico di testimonianze diverse, utili a integrare le \u201crelazioni dello Stato Maggiore\u201d, come lui le chiama. Per lei dal rievocare la Campagna di Russia nasce (e, a distanza di cos\u00ec tanti anni, si rafforza) la consapevolezza di quali siano i valori umani fondamentali: libert\u00e0, giustizia, benessere, fratellanza, condivisione.<\/strong><br \/>Noi sopravvissuti abbiamo il dovere di raccontare quanto accadde affinch\u00e9 tutto ci\u00f2 non capiti mai pi\u00f9. D\u2019altra parte penso che le grandi tragedie \u2013 non solo la guerra, ma anche le calamit\u00e0 naturali \u2013 contribuiscano a unire gli uomini e a farli tornare fratelli. Lei ha citato Rigoni e vorrei ricordare una cosa che lui scrisse: \u201cUn giorno abbiamo avuto fame, abbiamo sofferto il freddo e siamo tornati in pochi. Oggi le nostre case sono calde, le nostre tavole sono piene di cibo. Stiamo bene, ma ricordiamoci di quanto \u00e8 stato.\u201d<br \/>Il nostro dovere \u00e8 raccontare ai giovani. E forse, raccontando, portiamo una forma di conforto ai parenti degli scomparsi.<br \/>Dobbiamo raccontare. L\u2019altra sera ho guardato un documentario sulla Grande Guerra. Ci furono 600.000 morti. E ormai, quei poveri morti, non li ricordiamo n\u00e9 li onoriamo, se non in rare occasioni.<br \/>Il ricordo del passato \u00e8 importante: per questo vado volentieri nelle scuole. Credo che abbiamo una bella giovent\u00f9&#8230; lasciamo perdere le notizie che ogni tanto si sentono in televisione. Abbiamo dei bravi giovani, che vanno presi un po\u2019 per mano. Di recente sono stato a parlare con cinque classi di un liceo. Erano interessati, volevano sapere. Di solito, alla fine di questi incontri, vengono a salutarmi e a ringraziarmi per tutto quanto ho detto. \u00a0I giovani sono partecipi, se sappiamo coinvolgerli.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il problema \u00e8 che di solito sui testi scolastici di storia pochissimo \u00e8 scritto sulla Campagna di Russia.<\/strong><br \/>Da questo si possono trarre tante riflessioni. Sa cosa ho detto ai ragazzi delle scuole? Una cosa che \u2013 mi rendo conto \u2013 pu\u00f2 essere considerata impopolare: ho sostenuto che un servizio civile (oppure militare) dovrebbe essere obbligatorio per i giovani di entrambi i sessi. Dovrebbe avere durata non inferiore ai sei mesi. Con tanto di divisa e con la possibilit\u00e0 di essere richiamati in caso di necessit\u00e0 specifiche, per esempio qualora si verificassero calamit\u00e0 naturali. Questo perch\u00e9 la societ\u00e0 ha bisogno dei giovani; e loro, alla societ\u00e0 in cui vivono e in cui vengono educati, debbono molto. Molti di quei ragazzi alla fine sono venuti a dirmi che ho ragione.<br \/>E poi, gi\u00e0 che parliamo di rendersi utili, come medico auspico che ogni cittadino, almeno una volta nella sua vita e dopo adeguati controlli clinici, debba obbligatoriamente fare una donazione di sangue. Un gesto semplice e generoso, che significa solidariet\u00e0. Perch\u00e9, qualunque sia il nostro pensiero, da qualunque stirpe proveniamo, c\u2019\u00e8 la condivisione dello stesso destino. Donare il proprio sangue \u00e8 un segno di altruismo che \u2013 mi creda \u2013 pu\u00f2 farci sentire davvero appagati.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lei racconta in terza persona: un modo per distaccarsi dal soggettivo&#8230; traspare comunque in ogni pagina il legame forte che la unisce a tutti quanti divisero con lei quell\u2019esperienza.<\/strong><br \/>Ci\u00f2 che ho scritto non \u00e8 tanto la mia storia, ma quella dei miei alpini. La storia di un plotone di quaranta uomini che si \u00e8 trovato in mezzo alla tragedia. Ho cercato di essere distaccato perch\u00e9 con un punto di vista soggettivo mi sarebbe sembrato di incensarmi. In fondo io non ho fatto niente&#8230; o meglio, quello che ho fatto io l\u2019hanno fatto anche gli altri.<br \/>In realt\u00e0, appena tornato e al contrario di molti reduci, volevo dimenticare. Per anni ho scritto soltanto di medicina.<br \/>Un giorno, per\u00f2 \u2013 ero in montagna \u2013, vidi la neve scendere e mi pareva coprire i corpi dei tanti amici che non erano tornati. Mi venne il desiderio di raccontare, non con ambizioni da letterato, ma con parole semplici. Cos\u00ec iniziai a scrivere&#8230;<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel gennaio 1942 rientr\u00f2 in Italia e concluse il corso ufficiali a Bassano. Nel luglio di quello stesso anno part\u00ec per la Russia, come sottotenente \u2013 comandante un plotone della 55<small><sup>a<\/sup><\/small> compagnia del Battaglione Vestone (6<small><sup>o<\/sup><\/small> Reggimento Alpini, Divisione Tridentina).<\/strong><br \/>Le racconto una cosa. Un alpino, che fu per un certo periodo il mio attendente, una volta giunti in Russia mi disse: \u201cSignor tenente, sono andato a trovare la mia mamma, prima di partire. E lei mi ha chiesto: \u00abMa la Russia \u00e8 molto lontana?\u00bb Io le ho risposto che \u00e8 molto distante. Allora mia madre ha detto: \u00abFai cos\u00ec. La notte, quando vedrai la luna, pensa che la mamma in quel momento prega per te.\u00bb\u201d<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quell\u2019alpino era Rossi?<\/strong><br \/>S\u00ec. Pochi di noi riuscirono a tornare. Chiss\u00e0, forse ce l\u2019abbiamo fatta grazie anche alle preghiere delle mamme. Eravamo giovani e per molti quella partenza era un\u2019avventura. C\u2019era anche curiosit\u00e0, nell\u2019andare in un Paese cos\u00ec lontano dal nostro. Viaggiammo in tradotta per 15-20 giorni, poi iniziammo a camminare.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il primo settembre 1942, nei pressi di Kotovskij, affront\u00f2 i Sovietici in combattimento per la prima volta. Lo scontro le fu in qualche modo utile, se non erro&#8230; perch\u00e9 nei giorni successivi insegn\u00f2 ai suoi uomini a imbracciare il fucile mitragliatore nello stesso modo in cui i Sovietici imbracciavano il loro parabellum. Vuole ricordare qualcosa?<\/strong><br \/>Noi avevamo un fucile mitragliatore molto pesante. Gli alpini lo chiamavano <em>cavrina<\/em>, cio\u00e8 <em>la capretta<\/em>. Di solito lo si utilizzava sdraiandosi a terra. Ma noi avevamo imparato a usarlo tenendolo a tracolla, come facevano i Russi con il loro parabellum. Quel primo scontro all\u2019inizio di settembre ci rivel\u00f2 subito, purtroppo, che le nostre armi erano inferiori a quelle sovietiche. Il fucile \u201991 sar\u00e0 stato anche preciso, ma sparava sei colpi. Non aveva certo un gran volume di fuoco.<br \/>Di l\u00e0 ho un parabellum. Dopo glielo mostro. Me l\u2019ha regalato un alpino di queste parti che ha un piccolo museo. Ne ha regalato uno anche a Vicentini.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Prima di arrivare alla posizione definitiva, foste costretti a scavare pi\u00f9 volte camminamenti e rifugi. Alla fine dove vi fermaste? Se non erro in un villaggio chiamato Krasnaja Da\u010da.<br \/><\/strong>S\u00ec, abbiamo cambiato posizione pi\u00f9 volte. Arrivammo a Da\u010da in novembre. In quelle postazioni erano stati prima gli Ungheresi, poi la Julia, che venne spostata a sud quando giungemmo noi della Tridentina. Pensi che, anni dopo, ho rintracciato il figlio del tenente della Julia a cui diedi il cambio a Da\u010da.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Come interpreta il fatto che la Julia venne dislocata pi\u00f9 a sud, e la Tridentina and\u00f2 a occupare il suo posto? Nel libro dice che non lo ha mai capito.<\/strong><br \/>Ancora oggi non me lo spiego. Ma per noi fu una fortuna perch\u00e9, in seguito, alla Julia tocc\u00f2 spostarsi ancora pi\u00f9 a sud (il suo posto nello schieramento alpino fu preso dalla divisione Vicenza, n.d.r.) e fu coinvolta in durissimi combattimenti, a partire da pochi giorni prima del Natale 1942. Noi, invece, in quel periodo, subimmo solo azioni di pattuglia, in alcuni casi pericolose. Fummo sottoposti ad attacchi pesanti\u00a0 soltanto dal 13 gennaio in poi, fino al momento di ripiegare.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il freddo aveva \u2013 tra le conseguenze \u2013 quella di bloccare il funzionamento dei fucili mitragliatori. Anche Lelio Zoccai, che ho incontrato di recente, lamenta questo difetto. Mi ha detto che il liquido lubrificante dell\u2019arma gelava, e che avevano provato a sostituirlo con il petrolio, ma non era il rimedio giusto. Lui afferma che, dopo una raffica, l\u2019arma iniziava a sparare bene. Voi \u2013 a quanto pare \u2013 avevate trovato un altro espediente.<\/strong><br \/>Come lubrificante i miei alpini utilizzavano il grasso anticongelante, quello per i piedi.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quanti fucili mitragliatori avevate?<\/strong><br \/>Ogni soldato aveva il \u201991; l\u2019ufficiale aveva in dotazione il \u201991, ma un modello un po\u2019 pi\u00f9 corto, e la pistola; ogni squadra \u2013 in un plotone c\u2019erano tre squadre \u2013 aveva anche un fucile mitragliatore, anche se io ero riuscito ad averne uno in pi\u00f9. Quindi, ogni plotone poteva contare su tre-quattro fucili mitragliatori.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma questo grasso anticongelante era efficace, per proteggere i piedi?<\/strong><br \/>Non tanto. Il problema furono i chiodi nella suola degli scarponi. Perch\u00e9 attraverso i chiodi passava l\u2019umidit\u00e0 e questa favoriva i congelamenti.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mentre era in linea, fu mandato a Podgornoe per un corso di tre giorni sulle prime cure da fornire ai feriti. Raggiunse quel centro abitato con gli sci e, durante il tragitto, si ferm\u00f2 presso un\u2019isba, dove vivevano due donne non pi\u00f9 giovani: le trov\u00f2 simili per tanti versi alle mamme italiane.<\/strong><br \/>Fu un incontro significativo. Le donne russe \u2013 soprattutto in seguito \u2013 aiutarono molto i soldati italiani. Forse nella speranza che qualcuno \u2013 a sua volta \u2013 aiutasse i loro figli arruolati e lontani. Ho un caro ricordo di quelle due donne che, se ha letto il libro lo sapr\u00e0, mi diedero da mangiare anche all\u2019inizio della ritirata quando, con i miei uomini, ripassai da l\u00ec, diretto sempre a Podgornoe. Le racconto un episodio. Tornai in quei luoghi nel 1991-\u201992. Con me c\u2019era Ferruccio Panazza che all\u2019epoca della Campagna di Russia era nell\u2019artiglieria alpina. Ci fermammo ad Arnautovo, dove lui \u2013 allora \u2013 venne ferito, e soccorso da una ragazzina russa che aveva circa quattordici anni. Durante la sosta ad Arnautovo, Panazza riconobbe i posti e trov\u00f2 quella ragazzina, ormai diventata nonna. Si abbracciarono. L\u2019isba della donna si trovava in campagna, era un\u2019abitazione vecchia. Al cancellino della recinzione esterna era appeso un cartello: \u201cQui abita Vassili, un eroe della Patria\u201d. Vassili era l\u2019uomo che quella donna, in seguito, aveva sposato; aveva combattuto durante la Seconda Guerra Mondiale, ma ci accolse con calore e passammo il pomeriggio bevendo vodka e raccontandoci le rispettive esperienze di allora. Una volta lasciata l\u2019isba feci alcune considerazioni: spesso si uccide un altro essere umano per vendetta o per odio, ma questi sentimenti non albergavano nell\u2019animo delle nostre truppe in Russia. Pensai che non riuscivamo a volere la morte di qualcuno che non conoscevamo, qualcuno che \u2013 come Vassili \u2013 in momenti diversi sarebbe potuto diventare nostro amico. L\u2019uomo, per\u00f2, pu\u00f2 uccidere per difendersi e noi \u2013 allora \u2013 l\u2019abbiamo fatto per salvarci e tornare alle nostre case. Meditando su questo, sperai di non avere tolto la vita a nessuno, durante la mia permanenza in Russia.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Riallacciandomi alla domanda precedente, l\u2019incontro con quelle due donne \u00e8 spunto di riflessioni sulla sua vita personale&#8230; \u00e8 un filo conduttore piuttosto evidente, nel libro: una madre russa diviene sua madre, la neve russa \u00e8 la neve calpestata tante volte sulle nostre montagne. I ricordi di casa si frammischiano in continuazione con le esperienze vissute al fronte. C\u2019\u00e8 il legame fortissimo con le proprie radici e, direi, un altrettanto forte istinto di sopravvivenza per far s\u00ec che quelle radici continuino a far parte della sua vita.<\/strong><br \/>S\u00ec, le mie radici sono sempre state importanti. Per questo desideravo tanto tornare a casa. \u00c8 un desiderio che anche tutti i miei alpini condividevano. Ce l\u2019ho fatta, a tornare. Ma quando un uomo torna dalla guerra, quando vive certe esperienze, torna cambiato. Troppi dolori segnano, e io non volevo pi\u00f9 sapere niente, volevo dedicarmi allo studio e basta.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nelle prime pagine del libro racconta dell\u2019amicizia con il tenente Sarpi, della sua stessa compagnia; nel leggere quelle righe si avverte un presentimento di disgrazia. Il tenente, infatti, fu poi ucciso da una raffica di parabellum la notte tra il 31 dicembre \u201942 e il primo gennaio \u201943. Ha solo raccontato le cose in una certa maniera, oppure gi\u00e0 allora, quando aveste l\u2019occasione di parlare per l\u2019ultima volta, ebbe la sensazione che non vi sareste pi\u00f9 rivisti?<\/strong><br \/>Un po\u2019 di consapevolezza c\u2019era. Eravamo in guerra, i Russi erano in linea di fronte a noi, e quindi il rischio era innegabile. Per\u00f2 io non ho mai pensato di morire, e forse neppure Sarpi. Noi ci conoscevamo da prima, eravamo molto amici. Dopo il rientro dal fronte russo, andai nei luoghi di cui tante volte avevamo parlato. La sua scomparsa fu un dolore grande. Ma, tornando alla sua domanda, non pensavamo di dover morire. Solo una volta io ho avuto davvero paura di non farcela: mi trovai in mezzo ai proiettili traccianti. Sembrava mi venissero addosso.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Subito prima del ripiegamento, gli attacchi dei Sovietici verso le vostre linee si fecero sempre pi\u00f9 insistenti. A un gruppo di fanti e al loro ufficiale, appena giunti con i complementi e inviati a darle una mano, non concede un giudizio positivo. Vuole raccontare come andarono le cose?<\/strong><br \/>Non fummo circondati perch\u00e9 per fortuna venne il tenente Buogo a darci manforte. Quei complementi della fanteria&#8230; cosa vuole, forse possiamo giustificarli pensando che erano appena arrivati in Russia, non sapevano bene cosa fare.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quindi&#8230; se ne andarono?<\/strong><br \/>S\u00ec. Lasciarono il loro posto. Pensi che mi hanno regalato un libro in cui viene descritto quell\u2019episodio. Parla di un\u2019ufficiale in Russia, comandante di plotone. Essendo minacciato e trovandosi tra due postazioni italiane, se n\u2019era andato con i suoi soldati.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma quei complementi di che divisione facevano parte?<\/strong><br \/>Mah. Non ricordo, o forse \u00e8 meglio non ricordare.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quando giunse l\u2019ordine di ripiegamento, tra le poche cose che infil\u00f2 nello zaino c\u2019erano anche due fotografie delle montagne che lei ama tanto. Nel libro parla pi\u00f9 volte del Cervino. \u00c8 poi riuscito nel suo intento di scalarlo?<\/strong><br \/>S\u00ec. Sono riuscito. Dalla parte di Cervinia, dove andavo spesso.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Inizi\u00f2 la ritirata. Secondo lei l\u2019allenamento acquisito in passato con lo sci e con il canottaggio la favor\u00ec in qualche maniera? O si tratt\u00f2 di pura determinazione a ritornare a casa? Lei ne parla pi\u00f9 volte, di questa sorta di testardaggine, del rifiuto di piegarsi agli eventi nonostante la situazione drammatica.<\/strong><br \/>L\u2019allenamento dovuto agli sport che avevo praticato prima di arruolarmi fu di sicuro essenziale. E poi eravamo giovani, avevamo vent\u2019anni o poco pi\u00f9. Inoltre, appartenendo a un battaglione alpino, eravamo abituati a sopportare le fatiche e lunghe marce in montagna, con il freddo. L\u2019addestramento ricevuto ci aiut\u00f2 senz\u2019altro, forse eravamo un po\u2019 pi\u00f9 sportivi degli altri. Per\u00f2, \u00e8 vero&#8230; c\u2019era anche questa ostinazione a volere tornare a tutti i costi.<br \/>Quando inizi\u00f2 il ripiegamento io rimasi di retroguardia. Sarei dovuto restare sulle posizioni per cinque ore, ma dopo tre ore diedi ordine agli uomini di muoversi.<br \/>Era troppo freddo e non sarebbe servito a niente. Noi, di retroguardia in quel settore, eravamo in quaranta sparsi sul fronte di una compagnia. A Podgornoe ci riunimmo al battaglione. L\u00ec rividi anche Don Gnocchi che ci diede la benedizione. Poi cominciarono i combattimenti per uscire dalla sacca.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A un certo punto lei parla di voci sulle perdite enormi subite dalla Julia e dalla Cuneense a Novo Postojalovka. A quanto so, proprio la mattina del 20 gennaio la radio della Cuneense riusc\u00ec a collegarsi per l\u2019ultima volta con il Comando di Corpo d\u2019Armata e il generale Battisti rifer\u00ec l\u2019assoluta necessit\u00e0 di mezzi corazzati per superare lo sbarramento di Novo Postojalovka.<\/strong><br \/>Noi della Tridentina seguivamo itinerari diversi. Ora non ricordo chi mi disse che la Cuneense e la Julia erano state distrutte. N\u00e9 perch\u00e9 ritenni quelle voci fondate. Radio Scarpa funzionava. Tutto qui.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Alcune pagine dopo descrive la consapevolezza angosciosa di sapersi accerchiati. Aggiunge anche qualcosa sulla possibilit\u00e0 che Valuiki fosse gi\u00e0 in mano sovietica. Che lei sappia furono fatti tentativi concreti per avvisare le altre Divisioni del Corpo d\u2019Armata Alpino \u2013 dirette verso quella localit\u00e0 \u2013 di cambiare itinerario?<\/strong><br \/>Penso che in quel momento fosse difficile sapere quanto sarebbe successo. Si tentava quella che si credeva potesse essere la via migliore. A essere sincero&#8230; io, comandante di plotone, in quei giorni sapevo soltanto che ogni mattina si partiva con la speranza di spezzare l\u2019accerchiamento. E la sera, quando ci contavamo, mancava sempre qualcuno. Il giorno dopo ci indicavano quale direzione tenere e noi andavamo avanti.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Se n\u2019\u00e8 parlato molto, dei rapporti fra Tedeschi e Italiani durante il ripiegamento. Ha qualche episodio da raccontare al riguardo?<\/strong><br \/>I miei soldati forse avrebbero potuto raccontare qualcosa. L\u2019unico episodio che ricordo riguarda una sera: alcuni Tedeschi non volevano farci entrare in un\u2019isba. Ci fu un po\u2019 di \u00a0disputa e alla fine un mio alpino li sbatt\u00e9 fuori. Non c\u2019erano buoni rapporti, ma personalmente non ho mai avuto contatti particolari.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una notte, mentre con i suoi uomini riposava in un\u2019isba, per combinazione buss\u00f2 alla porta un amico, conosciuto alla Scuola Centrale Militare di Alpinismo ad Aosta: il sottotenente Peppino Prisco, uno dei pochi superstiti del battaglione L\u2019Aquila, divenuto poi avvocato nonch\u00e9 dirigente dell\u2019Inter. Che tipo era? Ricorda una sua qualit\u00e0 peculiare?<\/strong><br \/>Siamo rimasti molto amici, Peppino e io. L\u2019unica cosa che ci divideva \u2013 se cos\u00ec si pu\u00f2 dire \u2013 era il tifo, perch\u00e9 io sono sempre stato milanista. Guardi, le mostro una foto dove siamo insieme. (La fotografia \u00e8 su un cassettone nella stanza, n.d.r.) Quella volta, durante la ritirata, Peppino pass\u00f2 la notte nell\u2019isba con noi e parlammo tanto. Era un grande uomo. Tra le sue doti c\u2019era la capacit\u00e0 di parlare molto bene ai suoi alpini, ai quali era legatissimo. Se lei va in Abruzzo tutti sanno chi \u00e8 il Peppino Prisco. E poi era un bravo ufficiale, si merit\u00f2 la medaglia d\u2019argento.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Anche lei.<\/strong><br \/>S\u00ec, va be\u2019. (Fa un gesto con la mano per minimizzare) Ora che ci penso&#8230; Lavizzari mi ha informato che verso il 10 dicembre, a Milano, ricorderemo Peppino. Come uomo, come avvocato, come alpino. Lavizzari \u00e8 un avvocato, nipote di\u2026<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Di Lavizzari, comandante il 9<small><sup>o<\/sup><\/small> reggimento alpini?<\/strong><br \/>(Ride) Eh, ma sa tutto!<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Oltre a Prisco, sembra superfluo ricordare il suo rapporto con Mario Rigoni Stern. Di lui si \u00e8 detto e scritto tanto. Vorrebbe tracciarne in poche parole un ritratto suo personale?<\/strong><br \/>Con Mario Rigoni Stern avevo una di quelle amicizie rafforzate dall\u2019avere condiviso le stesse sofferenze e, prima ancora, gli stessi sogni e le stesse illusioni. Sapevo di potere contare su di lui per qualunque cosa. Un\u2019amicizia nata in circostanze simili \u00e8 per forza un sentimento molto profondo. Quando ho perso Mario, \u00e8 stato come perdere una parte fondamentale della mia vita. Sono andato due giorni fa ad Asiago perch\u00e9 sarebbe stato il suo novantesimo compleanno. L\u00ec ho trovato il regista Ermanno Olmi. Questa \u00e8 una cosa che forse non sa: dal libro di Rigoni Stern era stata ricavata la sceneggiatura per un film. Purtroppo la casa cinematografica fall\u00ec e non se ne fece pi\u00f9 niente.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sulla Campagna di Russia non \u00e8 che ci siano molte opere cinematografiche.<\/strong><br \/>C\u2019\u00e8 pochissimo. Ad Asiago ho chiesto a Olmi: \u201cAllora, quella sceneggiatura?\u201d, ma lui ha risposto che ormai il film non verr\u00e0 pi\u00f9 realizzato.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quando si \u00e8 cos\u00ec legati a una persona, ci si pu\u00f2 permettere \u2013 come succede tra fratelli \u2013 di evidenziarne in maniera affettuosa sia le qualit\u00e0 positive sia quelle negative.\u00a0 La domanda provocatoria, quindi, \u00e8: Rigoni Stern aveva un <em>difetto<\/em>?<\/strong><br \/>Aveva idee politiche tendenzialmente diverse dalle mie. (Sorride) Ma questo non significa nulla, perch\u00e9 prima di tutto veniva l\u2019amicizia. Nonostante il passare del tempo, continuavamo a vederci una o due volte all\u2019anno e per Natale ci incontravamo sempre. Ricordo che nel 1954, dopo avere vinto il Premio Viareggio e avermi scritto una lettera \u2013 che conservo ancora, naturalmente \u2013 venne a trovarmi a Milano. All\u2019epoca erano gi\u00e0 nate le mie due figlie. Accendemmo il fuoco nel camino, stappammo una vecchia bottiglia di vino e ricordammo il passato. Adesso glielo faccio vedere, Mario Rigoni. (Mi mostra un\u2019altra foto, presa sempre dal cassettone, e scattata ad Asiago, n.d.r.)<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mi piace molto la sua descrizione di Nikolajewka. Senza alcuna retorica, senza enfasi particolare. L\u2019ennesima battaglia dopo le tante gi\u00e0 sostenute.<\/strong><br \/>Non fu diversa, in fondo. L\u2019unica differenza, rispetto agli scontri avvenuti nei giorni precedenti, fu che quella battaglia cominci\u00f2 un po\u2019 pi\u00f9 tardi, come orario. Questo perch\u00e9 il 5\u00b0 reggimento aveva incontrato resistenza ad Arnautovo e fummo costretti ad aspettare per avere forze sufficienti. Io fui ferito subito e quindi posso dirle poco, in realt\u00e0, di quella giornata. Fu comunque una battaglia in cui vinse la massa, non tanto l\u2019armamento. Fu la massa, a sfondare, con o senza armi, con i piedi avvolti nei pezzi di coperta. Sono tornato, anni dopo, a Nikolajewka. E ho visto la chiesa in cui mi ricoverarono.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A Nikolajewka fu ferito a entrambe le gambe. Stranamente parla di un certo benessere e di una gran voglia di riposare. Cosa ricorda di quei primissimi momenti, quando l\u2019avevano sistemata dentro un sacco a pelo, su una slitta?<\/strong><br \/>Il <em>benessere <\/em>era una conseguenza del freddo. Con quelle temperature era molto pericoloso stare sdraiati sul terreno. La neve, dopo poco tempo, sembrava un cuscino soffice e veniva voglia di addormentarsi. Di lasciarsi andare per sempre. Questo un po\u2019 mi conforta. Penso che quanti sono rimasti l\u00e0 non abbiano sofferto pi\u00f9 di tanto, proprio per questo effetto del freddo. Io sono venuto ad abitare qui, nella Franciacorta, perch\u00e9 qui abitavano i miei alpini&#8230; quelli che mi hanno salvato. Sono venuto qui perch\u00e9, dopo tanti anni, mi sembrava giusto invecchiare con loro. Purtroppo ormai non ci sono pi\u00f9. Vado a trovarli, al cimitero.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lancini. Mi parli di lui.<\/strong><br \/>Era una brava persona. Qui lavorava la campagna. Questa gente semplice e buona ha bisogno in certi casi di essere guidata. Quando andai in Russia, ce n\u2019erano di quelli che erano gi\u00e0 stati in guerra, pi\u00f9 vecchi di me. Alcuni erano gi\u00e0 sposati e avevano figli. Io in fondo ero un ragazzo. Ma quando si accorsero di come mi ero legato a loro e che li avrei aiutati per quanto possibile&#8230; diedero tutto. Gente cos\u00ec ti darebbe anche la vita.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lancini.\u00a0 Dopo che lei venne ferito, una volta riusc\u00ec a dissetarla in modo particolare.<\/strong><br \/>Mi fa commuovere.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Allora passiamo ad altro, non voglio addolorarla. Lancini train\u00f2 la slitta su cui lei giaceva \u2013 ferito \u2013 sino alle nuove linee italiane. Poi, con un camion, raggiunse Karkov, dove la operarono.<\/strong><br \/>In una gamba ebbi la frattura del femore, se fossi stato colpito poco pi\u00f9 su non sarei tornato. Nell\u2019altra gamba avevo la rotula rotta. All\u2019ospedale di Karkov incontrai il mio capitano, <strong>Beppo Signori<\/strong>. Capitammo in due brande da campo vicine. Ricordo che cantava sempre:<br \/><em>Siamo i figli della steppa<br \/>e cantiamo quando in ciel spunta la luna.<br \/>Se la notte invece \u00e8 bruna<br \/>la canzone ci si soffoca nel cuor.<br \/><\/em>L&#8217;aveva inventata lui.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel libro lo descrive come un tipo un po\u2019 burbero.<\/strong><br \/>Era gi\u00e0 stato in Albania, Era decorato di tre medaglie d\u2019argento, e sapeva cos\u2019era la guerra. Lui mor\u00ec a Karkov, quando stavano per caricarlo su un camion diretto alla stazione, da cui era in partenza l\u2019ultimo treno ospedale. Lo seppellirono nel cimitero militare di quella citt\u00e0. Quando il cimitero venne esumato da Onorcaduti, negli anni \u201990, e i suoi resti arrivarono in Italia, andai a riceverli. In quell\u2019occasione incontrai il figlio, che all\u2019epoca della Campagna di Russia era piccolo. Il mio capitano \u00e8 stato poi sepolto nella tomba di famiglia, in Valstagna.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dove si trova?<\/strong><br \/>Ai piedi dell\u2019altopiano di Asiago. Ci passa il Brenta, vicino. Sono andato varie volte, a <em>trovarlo<\/em>. E ho parlato anche con i ragazzi delle scuole. Pensi che quando Beppo Signori mor\u00ec, i barellieri tornarono indietro per prendere un altro ferito. Quel ferito ero io. Presero me perch\u00e9 ero il pi\u00f9 vicino alla porta della stanza in cui ero ricoverato. Riuscii a salire sull\u2019ultimo treno ospedale in partenza da Karkov, prima dell\u2019arrivo dei Russi.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Chi era \u201csorella siringa\u201d?<\/strong><br \/>Era una crocerossina sul treno ospedale. L\u2019avevamo soprannominata cos\u00ec. Aveva un viso normale, a dire il vero, ma a noi soldati sembrava bellissima, dopo tanto tempo senza vedere una donna. Per noi era stupendo guardare di nuovo un sorriso femminile. La consideravo un angelo. Ho scritto anche una piccola poesia, per lei e per tutte le crocerossine. Ora non ricordo, per\u00f2, in quale dei miei libri sia.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sul treno che la riportava in Patria ebbe modo di pensare&#8230; c\u2019era il ricordo di tanti che non ce l\u2019avevano fatta, c\u2019erano incertezze ma soprattutto progetti per il futuro, legati anche ad alcune considerazioni sulla guerra.<\/strong><br \/>Uno dei pensieri ricorrenti era che mi lasciavo dietro quelle cose bruttissime, come se la guerra \u2013 in un certo senso \u2013 fosse finita. Invece, una volta in Italia, la realt\u00e0 si present\u00f2 ben diversa. Arrivai a Milano che l\u2019avevano appena bombardata. L\u2019altro pensiero costante era la mia intenzione di riprendere gli studi di medicina. Dopo la convalescenza in Liguria, andai a Rimini, dove avevo dei parenti. Forse non lo sa, ma Rimini fu bombardata novanta volte. Venne distrutta. Ripresi gli studi ma, come pu\u00f2 immaginare, mi trovai un po\u2019 in difficolt\u00e0. Mio zio aveva un negozio di stoffe e io andavo ad aiutarlo di tanto in tanto, anche per sdebitarmi, visto che soggiornavo da lui. Un giorno mi disse: \u201cDovresti fare il negoziante. Vado nel paese vicino a comprare un negozio.\u201d In quel negozio sarei dovuto stare io, ma l\u2019affare non and\u00f2 in porto. Se le cose fossero andate come sperava mio zio, probabilmente non sarei diventato medico. Continuai a studiare. Mi scoraggiai&#8230; i miei compagni che erano rimasti a casa avevano dato esami, erano molto pi\u00f9 avanti.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La sosteneva, se non sbaglio, una forte motivazione: lei racconta che, dopo quanto aveva passato, il diventare medico significava impegnare la sua vita in qualcosa di importante, per aiutare le persone.<\/strong><br \/>Sicuro. Tale scelta mi ha fatto vivere accanto alla sofferenza degli uomini. Quando una persona \u00e8 su un letto d\u2019ospedale \u00e8 diversa. Forse \u00e8 in quel momento che si arriva davvero a conoscerne l\u2019animo. Ho lavorato molto all\u2019Istituto dei tumori a Milano e il ricordo che mi addolora di pi\u00f9 \u00e8 quello dei bambini. Speravano che potessi aiutarli, ma io sapevo che non avrei potuto fare niente, se non stare loro accanto. Di fronte a questo senso di impotenza, molto della societ\u00e0 di oggi appare vuoto e privo di significato.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ha affrontato questi temi in un libro, <em>Non sei solo<\/em>.<\/strong><br \/>S\u00ec.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Torniamo al rientro in Patria. Una volta giunto all\u2019ospedale militare di Loano, perse un oggetto, l\u2019unico che le era rimasto a ricordo dei mesi trascorsi in Russia.<\/strong><br \/>\u00c8 vero. Arrivati all\u2019ospedale ci si doveva sottoporre alla disinfestazione. Ci fecero spogliare nudi, per esser disinfettati, e fui costretto a lasciare il parabellum fuori da quella stanza. Non me ne volevo separare, anche se erano rimasti solo due o tre colpi. Durante la ritirata mi era stato utile. L\u2019avevo preso a un Russo morto, a lui non serviva pi\u00f9. Nel libro ho scritto di averlo preso a un prigioniero, ma pensandoci sono quasi sicuro di averlo preso a un morto. Avevo trovato anche due caricatori. Comunque, uscito dalla stanza della disinfestazione, il parabellum era sparito e non riuscii a trovarlo. Ne fui molto dispiaciuto.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A Loano era ricoverato un ufficiale di artiglieria alpina che poi scopr\u00ec essere suo conoscente dai tempi del canottaggio all\u2019Idroscalo di Milano. Una persona decisa a vivere, nonostante le gravi ferite. Pronto a ricominciare, con un figlio in arrivo e l\u2019intenzione di recarsi al Rizzoli di Bologna per farsi fare una protesi al posto della gamba amputata. Questo \u00e8 forse, insieme a Lancini, il personaggio che pi\u00f9 mi \u00e8 rimasto impresso.<\/strong><br \/>Come lei sa, purtroppo non sopravvisse. In seguito, dopo la dimissione dall\u2019ospedale, incontrai il fratello di quell\u2019ufficiale, a Rimini. Durante la guerra le gallerie del treno che collegavano Rimini a San Marino vennero occupate da persone timorose dei bombardamenti aerei. Gli Alleati bombardarono anche San Marino. Insomma, il caso volle che io incontrassi il fratello di Gianpaolo, cos\u00ec si chiamava. Ne aveva sposato la fidanzata e al bambino \u2013 che lei aspettava e che nel frattempo era nato \u2013 avevano dato appunto il nome Gianpaolo.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Suo padre venne a Loano a trovarla e si trattenne alcuni giorni. Un pap\u00e0 molto giovane, visto che fra voi c\u2019era una differenza di meno di vent\u2019anni. Un pap\u00e0 che si era arruolato volontario e che, quasi quarantenne, era andato a combattere in Albania. Durante la visita a Loano, suo padre espresse timori e dubbi che \u2013 per la censura \u2013 aveva evitato di esternare nelle lettere.<\/strong><br \/>Fu piuttosto critico. Eravamo partiti cantando e tornammo piangendo. Vorrei aggiungere una riflessione. Dopo il rientro dalla Russia e dopo l\u20198 settembre, ci furono molti dei miei alpini che si unirono ai partigiani. Altri, invece, tennero fede a un giuramento precedente. In entrambi i casi il loro agire fu dettato da amor di Patria. A distanza di tanti anni io non riesco a giudicare questi o quelli non all\u2019altezza della situazione. Bisognerebbe ricordare e onorare gli uni e gli altri, se si vuole trovare una via di pace. Questo, forse, insegna la guerra. Le disgrazie uniscono gli uomini; il benessere e la ricchezza \u2013 al contrario \u2013 li dividono.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nell\u2019aprile del 2003 fu ospite della trasmissione televisiva <em>Novecento<\/em>, condotta da Pippo Baudo. Non l\u2019ho vista, purtroppo. Come venne affrontato il tema <em>Campagna di Russia<\/em> in quell\u2019occasione?<\/strong><br \/>Abbastanza bene. C\u2019era anche uno scrittore siciliano, autore di un libro&#8230; ora non rammento il nome.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Si trattava di Alfio Caruso? E il libro era <em>Tutti i vivi all\u2019assalto<\/em>?<\/strong><br \/>Esatto. Sarebbe dovuto andare il Peppino Prisco, se ben ricordo. Ma Prisco era scomparso e andai io. Li trovai disponibili. Altre volte partecipai a trasmissioni televisive, per esempio a <em>Porta a porta<\/em>, per ricordare Don Gnocchi. Comunque quella di Baudo fu una cosa ben fatta. L\u2019unico lato negativo fu il racconto di un avvocato, all\u2019epoca anche lui negli alpini, che descrisse la sua vita nelle retrovie. Parl\u00f2 di&#8230; donne. Non mi sembr\u00f2 opportuno.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Be\u2019, di sicuro qualcuno dei nostri soldati strinse qualche legame affettivo.<\/strong><br \/>Mah, credo che la cosa fosse possibile solo per quelli nelle retrovie, non certo per noi che eravamo in linea. Ma con Baudo il tema affrontato era un altro&#8230; si parlava di ripiegamento, e certi discorsi non mi parvero appropriati.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D\u2019altra parte anche lei not\u00f2, in occasione del breve corso a Podgornoe sulla prima assistenza ai feriti, che la vita nelle retrovie era un\u2019altra musica.<\/strong><br \/>L\u00e0 si dormiva con le lenzuola, in linea non ci si toglieva neppure gli scarponi. Non si dormiva quasi mai, la notte. Per fronteggiare eventuali incursioni russe. A dieci chilometri dalla prima linea la vita era diversissima. Non fosse stato per la tragedia del ripiegamento, la loro guerra sarebbe stata tutto sommato facile.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ha accennato a due trasmissioni televisive. Spesso, quando si parla di Campagna di Russia, si parla di alpini. La maggior parte delle persone, purtroppo, \u00e8 convinta \u2013 senza documentarsi \u2013 che in Unione Sovietica andarono soltanto gli alpini.<\/strong><br \/>Ha ragione, e questo \u00e8 grave. L\u2019ho detto anche durante una riunione recente. Molti non ricordano il C.S.I.R. e i combattimenti cui dovette far fronte. Per esempio, la Battaglia di Natale del 1941 cost\u00f2 moltissime perdite ai bersaglieri. Quando vado nelle scuole cerco sempre di fare un discorso pi\u00f9 ampio, non limitato al solo Corpo d\u2019Armata Alpino. Forse \u2013 se il governo dell\u2019epoca avesse tenuto davvero conto delle difficolt\u00e0 sostenute dal nostro Corpo di Spedizione \u2013 non avrebbero mandato in Russia anche noi alpini. Se poi avessero letto con cura la storia di Napoleone, forse nessun Italiano sarebbe partito.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mi parli del suo ultimo libro, <em>Accanto al camino<\/em>. N\u00e9 romanzo n\u00e9 trattato storico, cos\u00ec ho letto. Cosa \u2013 dopo tante pubblicazioni importanti \u2013 non aveva ancora scritto, cosa ha sentito il desiderio di aggiungere?<\/strong><br \/>La mia intenzione era scrivere racconti molto brevi&#8230; perch\u00e9 oggi non si legge molto. Quindi si tratta di racconti di due o tre pagine al massimo. Sentivo il bisogno di fare conoscere la vita di un giovane di allora. Di ricordare alcune persone per me speciali \u2013 Mario Rigoni, Don Gnocchi \u2013 e di fare alcune considerazioni senza alcuna pretesa letteraria. Spesso mi soffermo a guardare la natura che ci circonda, e al suo cospetto penso che gli uomini siano una presenza effimera. La vita in fondo \u00e8 cos\u00ec breve. Quando uno scompare, dopo poco nessuno pi\u00f9 lo ricorda. Questo mi porta molta malinconia. A volte penso che \u2013 dei miei colleghi all\u2019ospedale \u2013 sono l\u2019unico rimasto. Della mia 55<small><sup>a<\/sup><\/small> compagnia siamo restati solo io e un certo Primo Zambelli che vive sopra Vestone. Chi \u00e8 che ci ricorda? Chi ricorda il passato, adesso?<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<figure class=\"wp-block-image size-full\" style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"637\" height=\"569\" class=\"wp-image-370\" src=\"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Nelson_cenci_accanto_al_camino.png\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Nelson_cenci_accanto_al_camino.png 637w, https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Nelson_cenci_accanto_al_camino-300x268.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 637px) 100vw, 637px\" \/>\r\n<figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>lson Cenci &#8220;Accanto al camino<\/em>&#8230;&#8221;, Antonio Ferrario Industria Grafica &#8211; Gallarate (Va)<\/figcaption>\r\n<\/figure>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Nelson Cenci &#8220;Accanto al camino<\/em>&#8230;&#8221;, Antonio Ferrario Industria Grafica &#8211; Gallarate (Va)<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mia figlia \u2013 che ha diciassette anni \u2013 con candore crudele dice che certi argomenti interessano solo a chi in Russia c\u2019\u00e8 stato o ai familiari di reduci o scomparsi.<\/strong><br \/>Il rischio che non si parli pi\u00f9 di queste cose c\u2019\u00e8. Per questo \u00e8 fondamentale l\u2019incontro con i giovani. Sono disposti ad ascoltare, dalle domande che mi fanno nelle scuole si capisce che vogliono sapere.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ancora una cosa. Montale, provocatoriamente, disse che la poesia \u00e8 inutile ma non fa male a nessuno. Di recente ho letto su internet<\/strong> <strong>che la poesia \u201c\u00e8 l\u00ec, in mezzo alla vita, come un generoso invito. A volte si concede facilmente, a volte sta in mezzo alla nostra esistenza, come le enormi statue sull\u2019isola di Pasqua di cui non conosciamo assolutamente il significato&#8230;\u201d. Lei, autore di poesie, vuole aggiungere una sua definizione?<br \/><\/strong>Le poesie sono stati d\u2019animo improvvisi. La poesia \u00e8 in tutto quanto ci circonda, ma bisogna saperla trovare. Sono d\u2019accordo con quanto ha citato. Poesia \u00e8 un sorriso, o il vento che passa tra gli alberi, o guardare la notte piena di stelle. \u00c8 anche in noi, in tutti noi, anche nelle persone semplici. Quando venni ad abitare in questo paese, scoprii che uno stradino scriveva poesie. Significa che la poesia \u00e8 un\u2019esigenza di tutti, perch\u00e9 \u00e8 importante esprimere le emozioni, raccontare ci\u00f2 che <em>vediamo<\/em> o <em>sentiamo<\/em>&#8230;<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>Vorrebbe leggermi una sua poesia?<\/strong><br \/>Quale?<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>Quella che preferisce.<br \/><\/strong>Legger\u00f2 <em>Amare<\/em>.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>Amare<\/strong><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><em>Amare \u00e8 ritrovarti in ogni cosa,<\/em><br \/><em>nei fiori che si aprono al mattino,<\/em><br \/><em>nel tenero sorriso di un bambino,<\/em><br \/><em>nell\u2019azzurro del cielo o in una stella,<\/em><br \/><em>oppure scoprirti nella vecchia storia<\/em><br \/><em>di un racconto che non ha memoria.<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><em>Amare, amare, ancora vuole dire<\/em><br \/><em>respirar la tua anima e gioire<\/em><br \/><em>di una dolcezza tenera e infinita,<\/em><br \/><em>sentirsi a volte invece un po\u2019 morire.<\/em><br \/><em>\u00c8 perdersi in un cielo di speranza,<\/em><br \/><em>destarsi per saper d\u2019esserti accanto,<\/em><br \/><em>avere l\u2019universo in una stanza.<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><em>Amare vuol dire sfiorare i tuoi capelli,<\/em><br \/><em>trasalire ascoltando la tua voce,<\/em><br \/><em>sognare ad occhi aperti ma sentire<\/em><br \/><em>un desiderio che ti brucia dentro,<\/em><br \/><em>la solitudine, l\u2019angoscia di lasciarti,<\/em><br \/><em>esser felice e voler soffrire.<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><em>Amare \u00e8 consumarsi lentamente,<\/em><br \/><em>\u00e8 camminarti accanto piano piano,<\/em><br \/><em>nella vita tenendosi per mano<\/em><br \/><em>amare fino all\u2019ultimo respiro,<\/em><br \/><em>non avere paura della gente,<\/em><br \/><em>amarti, amarti e non chieder niente.<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><em>Amarti \u00e8 come perdersi nel nulla,<\/em><br \/><em>avere la tua immagine nel cuore,<\/em><br \/><em>respirare quest\u2019aria di infinito,<\/em><br \/><em>cercare la tua anima smarrita,<\/em><br \/><em>asciugarti una lacrima sfuggita,<\/em><br \/><em>amarti \u00e8 dare un senso alla mia vita.<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><em>Amare \u00e8 ancora ascoltare il vento<\/em><br \/><em>che racconta una favola lontana<\/em><br \/><em>di quella sera quando t\u2019incontrai.<\/em><br \/><em>Ero un\u2019anima triste e abbandonata<\/em><br \/><em>e subito di te m\u2019innamorai.<\/em><br \/><em>Amare vuol dire amare, amare, amare.<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>\u00c8 molto bella. La ringrazio per averla condivisa con me.<\/strong><br \/>Gliene leggo un\u2019altra, dedicata a lei. (Indica la signora Elsa che in questo momento sta attizzando il camino)<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>Certo.<\/strong><br \/>Si intitola <em>\u00a0Se non avessi&#8230;<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>Se non avessi<\/strong><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><em>Se non avessi il tuo nome<\/em><br \/><em>che tenero affiora,<\/em><br \/><em>se non udissi la tua voce<\/em><br \/><em>fugare desolati silenzi,<\/em><br \/><em>se non sognassi di ritrovarti accanto,<\/em><br \/><em>conterei le ore e, chino il capo,<\/em><br \/><em>lascerei che il tempo<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><em>mi lacerasse l\u2019anima, che l\u2019onta degli anni<\/em><br \/><em>inaridisse il mio corpo<\/em><br \/><em>e, in questo deserto cammino,<\/em><br \/><em>come in un sogno appassionato,<\/em><br \/><em>prono sarei sull\u2019orlo della notte<\/em><br \/><em>a cercare conforto.<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>Signora Elsa:<\/strong> Io la so a memoria e la recito anche meglio. (Ride)<\/p>\r\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista di Patrizia Marchesini &#8212;&#8212; Nelson Cenci, medico, scrittore e poeta, Un connubio di cultura, semplicit\u00e0 e schiettezza.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":368,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[16],"tags":[80,39,85,77,93,36,90,89,82,74,78,72,28,83,87,73,92,79,81,70,125,91,88,84,71,96,94,76,75,95],"class_list":["post-371","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-interviste","tag-alpini","tag-armir","tag-arnautovo","tag-battalgione-vestone","tag-beppo-signori","tag-campagna-di-russia","tag-corpo-darmata-alpino","tag-cuneense","tag-daca","tag-divisione-julia","tag-divisione-tridentina","tag-don-gnocchi","tag-fronte-russo","tag-fucile-91","tag-generale-battisti","tag-julia","tag-karkov","tag-kotovskij","tag-krasnaja-daca","tag-libri","tag-nelson-cenci","tag-nikolajewka","tag-novo-postojalovka","tag-podgornoe","tag-poesie","tag-prigioniero","tag-primo-zambelli","tag-rigoni-stern","tag-ritorno","tag-vestone"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Intervista a Nelson cenci | Sito provvisorio<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Sito del 120\u00b0 Reggimento Artiglieria Motorizzato - Campagna di Russia 1941-43 - Fronte russo\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"noindex, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Intervista a Nelson cenci | Sito provvisorio\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Sito del 120\u00b0 Reggimento Artiglieria Motorizzato - Campagna di Russia 1941-43 - Fronte russo\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/intervista-a-nelson-cenci\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Sito provvisorio\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2022-04-01T13:32:08+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2023-02-13T22:39:38+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/nelson_cenci_ritratto1-e1648819501749.png\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"441\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"291\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/png\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"admin\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"admin\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"36 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.arteinzucca.it\\\/centoventesimo\\\/intervista-a-nelson-cenci\\\/#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.arteinzucca.it\\\/centoventesimo\\\/intervista-a-nelson-cenci\\\/\"},\"author\":{\"name\":\"admin\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.arteinzucca.it\\\/centoventesimo\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/a46f7ea27d027aeb0538ccfb78a2039d\"},\"headline\":\"Intervista a Nelson cenci\",\"datePublished\":\"2022-04-01T13:32:08+00:00\",\"dateModified\":\"2023-02-13T22:39:38+00:00\",\"mainEntityOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.arteinzucca.it\\\/centoventesimo\\\/intervista-a-nelson-cenci\\\/\"},\"wordCount\":6687,\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.arteinzucca.it\\\/centoventesimo\\\/#organization\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.arteinzucca.it\\\/centoventesimo\\\/intervista-a-nelson-cenci\\\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/www.arteinzucca.it\\\/centoventesimo\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2022\\\/04\\\/nelson_cenci_ritratto1-e1648819501749.png\",\"keywords\":[\"Alpini\",\"ArmIR\",\"Arnautovo\",\"Battalgione Vestone\",\"Beppo Signori\",\"Campagna di Russia\",\"Corpo d\u2019Armata Alpino\",\"Cuneense\",\"Da\u010da\",\"Divisione Julia\",\"Divisione Tridentina\",\"Don Gnocchi\",\"Fronte russo\",\"fucile &#039;91\",\"Generale Battisti\",\"Julia\",\"Karkov\",\"Kotovskij\",\"Krasnaja Da\u010da\",\"Libri\",\"Nelson Cenci\",\"Nikolajewka\",\"Novo Postojalovka\",\"Podgornoe\",\"Poesie\",\"Prigioniero\",\"Primo Zambelli\",\"Rigoni Stern\",\"Ritorno\",\"Vestone\"],\"articleSection\":[\"Interviste ai reduci\"],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.arteinzucca.it\\\/centoventesimo\\\/intervista-a-nelson-cenci\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.arteinzucca.it\\\/centoventesimo\\\/intervista-a-nelson-cenci\\\/\",\"name\":\"Intervista a Nelson cenci | Sito provvisorio\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.arteinzucca.it\\\/centoventesimo\\\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.arteinzucca.it\\\/centoventesimo\\\/intervista-a-nelson-cenci\\\/#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.arteinzucca.it\\\/centoventesimo\\\/intervista-a-nelson-cenci\\\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/www.arteinzucca.it\\\/centoventesimo\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2022\\\/04\\\/nelson_cenci_ritratto1-e1648819501749.png\",\"datePublished\":\"2022-04-01T13:32:08+00:00\",\"dateModified\":\"2023-02-13T22:39:38+00:00\",\"description\":\"Sito del 120\u00b0 Reggimento Artiglieria Motorizzato - Campagna di Russia 1941-43 - Fronte russo\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.arteinzucca.it\\\/centoventesimo\\\/intervista-a-nelson-cenci\\\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/www.arteinzucca.it\\\/centoventesimo\\\/intervista-a-nelson-cenci\\\/\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.arteinzucca.it\\\/centoventesimo\\\/intervista-a-nelson-cenci\\\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.arteinzucca.it\\\/centoventesimo\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2022\\\/04\\\/nelson_cenci_ritratto1-e1648819501749.png\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.arteinzucca.it\\\/centoventesimo\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2022\\\/04\\\/nelson_cenci_ritratto1-e1648819501749.png\",\"width\":441,\"height\":291},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.arteinzucca.it\\\/centoventesimo\\\/intervista-a-nelson-cenci\\\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.arteinzucca.it\\\/centoventesimo\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Intervista a Nelson cenci\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.arteinzucca.it\\\/centoventesimo\\\/#website\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.arteinzucca.it\\\/centoventesimo\\\/\",\"name\":\"Sito provvisorio\",\"description\":\"Visita il nuovo sito... www.centoventesimo.it\",\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.arteinzucca.it\\\/centoventesimo\\\/#organization\"},\"alternateName\":\"120\u00b0\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\\\/\\\/www.arteinzucca.it\\\/centoventesimo\\\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"Organization\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.arteinzucca.it\\\/centoventesimo\\\/#organization\",\"name\":\"Centoventesimo\",\"alternateName\":\"120\u00b0\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.arteinzucca.it\\\/centoventesimo\\\/\",\"logo\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.arteinzucca.it\\\/centoventesimo\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.arteinzucca.it\\\/centoventesimo\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2022\\\/04\\\/logo120_2022_bianco.svg\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.arteinzucca.it\\\/centoventesimo\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2022\\\/04\\\/logo120_2022_bianco.svg\",\"width\":1,\"height\":1,\"caption\":\"Centoventesimo\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.arteinzucca.it\\\/centoventesimo\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\"}},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.arteinzucca.it\\\/centoventesimo\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/a46f7ea27d027aeb0538ccfb78a2039d\",\"name\":\"admin\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/42aaac8106b8c0c7336b635a1fbfd627eccde0e5ef338747aee0b7723d96bfdc?s=96&d=mm&r=g\",\"url\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/42aaac8106b8c0c7336b635a1fbfd627eccde0e5ef338747aee0b7723d96bfdc?s=96&d=mm&r=g\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/42aaac8106b8c0c7336b635a1fbfd627eccde0e5ef338747aee0b7723d96bfdc?s=96&d=mm&r=g\",\"caption\":\"admin\"},\"sameAs\":[\"https:\\\/\\\/www.arteinzucca.it\\\/centoventesimo\"],\"url\":\"https:\\\/\\\/www.arteinzucca.it\\\/centoventesimo\\\/author\\\/admin\\\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Intervista a Nelson cenci | Sito provvisorio","description":"Sito del 120\u00b0 Reggimento Artiglieria Motorizzato - Campagna di Russia 1941-43 - Fronte russo","robots":{"index":"noindex","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Intervista a Nelson cenci | Sito provvisorio","og_description":"Sito del 120\u00b0 Reggimento Artiglieria Motorizzato - Campagna di Russia 1941-43 - Fronte russo","og_url":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/intervista-a-nelson-cenci\/","og_site_name":"Sito provvisorio","article_published_time":"2022-04-01T13:32:08+00:00","article_modified_time":"2023-02-13T22:39:38+00:00","og_image":[{"width":441,"height":291,"url":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/nelson_cenci_ritratto1-e1648819501749.png","type":"image\/png"}],"author":"admin","twitter_card":"summary_large_image","twitter_misc":{"Scritto da":"admin","Tempo di lettura stimato":"36 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"Article","@id":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/intervista-a-nelson-cenci\/#article","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/intervista-a-nelson-cenci\/"},"author":{"name":"admin","@id":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/#\/schema\/person\/a46f7ea27d027aeb0538ccfb78a2039d"},"headline":"Intervista a Nelson cenci","datePublished":"2022-04-01T13:32:08+00:00","dateModified":"2023-02-13T22:39:38+00:00","mainEntityOfPage":{"@id":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/intervista-a-nelson-cenci\/"},"wordCount":6687,"publisher":{"@id":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/#organization"},"image":{"@id":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/intervista-a-nelson-cenci\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/nelson_cenci_ritratto1-e1648819501749.png","keywords":["Alpini","ArmIR","Arnautovo","Battalgione Vestone","Beppo Signori","Campagna di Russia","Corpo d\u2019Armata Alpino","Cuneense","Da\u010da","Divisione Julia","Divisione Tridentina","Don Gnocchi","Fronte russo","fucile &#039;91","Generale Battisti","Julia","Karkov","Kotovskij","Krasnaja Da\u010da","Libri","Nelson Cenci","Nikolajewka","Novo Postojalovka","Podgornoe","Poesie","Prigioniero","Primo Zambelli","Rigoni Stern","Ritorno","Vestone"],"articleSection":["Interviste ai reduci"],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/intervista-a-nelson-cenci\/","url":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/intervista-a-nelson-cenci\/","name":"Intervista a Nelson cenci | Sito provvisorio","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/intervista-a-nelson-cenci\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/intervista-a-nelson-cenci\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/nelson_cenci_ritratto1-e1648819501749.png","datePublished":"2022-04-01T13:32:08+00:00","dateModified":"2023-02-13T22:39:38+00:00","description":"Sito del 120\u00b0 Reggimento Artiglieria Motorizzato - Campagna di Russia 1941-43 - Fronte russo","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/intervista-a-nelson-cenci\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/intervista-a-nelson-cenci\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/intervista-a-nelson-cenci\/#primaryimage","url":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/nelson_cenci_ritratto1-e1648819501749.png","contentUrl":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/nelson_cenci_ritratto1-e1648819501749.png","width":441,"height":291},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/intervista-a-nelson-cenci\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Intervista a Nelson cenci"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/#website","url":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/","name":"Sito provvisorio","description":"Visita il nuovo sito... www.centoventesimo.it","publisher":{"@id":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/#organization"},"alternateName":"120\u00b0","potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Organization","@id":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/#organization","name":"Centoventesimo","alternateName":"120\u00b0","url":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/","logo":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/#\/schema\/logo\/image\/","url":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/logo120_2022_bianco.svg","contentUrl":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/logo120_2022_bianco.svg","width":1,"height":1,"caption":"Centoventesimo"},"image":{"@id":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/#\/schema\/logo\/image\/"}},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/#\/schema\/person\/a46f7ea27d027aeb0538ccfb78a2039d","name":"admin","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/42aaac8106b8c0c7336b635a1fbfd627eccde0e5ef338747aee0b7723d96bfdc?s=96&d=mm&r=g","url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/42aaac8106b8c0c7336b635a1fbfd627eccde0e5ef338747aee0b7723d96bfdc?s=96&d=mm&r=g","contentUrl":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/42aaac8106b8c0c7336b635a1fbfd627eccde0e5ef338747aee0b7723d96bfdc?s=96&d=mm&r=g","caption":"admin"},"sameAs":["https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo"],"url":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/author\/admin\/"}]}},"parsely":{"version":"1.1.0","canonical_url":"https:\/\/arteinzucca.it\/centoventesimo\/\/centoventesimo\/intervista-a-nelson-cenci\/","meta":{"@context":"https:\/\/schema.org","@type":"NewsArticle","headline":"Intervista a Nelson cenci","url":"http:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/intervista-a-nelson-cenci\/","mainEntityOfPage":{"@type":"WebPage","@id":"http:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/intervista-a-nelson-cenci\/"},"thumbnailUrl":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/nelson_cenci_ritratto1-e1648819501749-150x150.png","image":{"@type":"ImageObject","url":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/nelson_cenci_ritratto1-e1648819501749.png"},"articleSection":"Interviste ai reduci","author":[{"@type":"Person","name":"admin"}],"creator":["admin"],"publisher":{"@type":"Organization","name":"Sito provvisorio","logo":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/cropped-logo-120-centoventesimo-2022-bianco11.png"},"keywords":["alpini","armir","arnautovo","battalgione vestone","beppo signori","campagna di russia","corpo d\u2019armata alpino","cuneense","da\u010da","divisione julia","divisione tridentina","don gnocchi","fronte russo","fucile &#039;91","generale battisti","julia","karkov","kotovskij","krasnaja da\u010da","libri","nelson cenci","nikolajewka","novo postojalovka","podgornoe","poesie","prigioniero","primo zambelli","rigoni stern","ritorno","vestone"],"dateCreated":"2022-04-01T13:32:08Z","datePublished":"2022-04-01T13:32:08Z","dateModified":"2023-02-13T22:39:38Z"},"rendered":"<script type=\"application\/ld+json\" class=\"wp-parsely-metadata\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@type\":\"NewsArticle\",\"headline\":\"Intervista a Nelson cenci\",\"url\":\"http:\\\/\\\/www.arteinzucca.it\\\/centoventesimo\\\/intervista-a-nelson-cenci\\\/\",\"mainEntityOfPage\":{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"http:\\\/\\\/www.arteinzucca.it\\\/centoventesimo\\\/intervista-a-nelson-cenci\\\/\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/www.arteinzucca.it\\\/centoventesimo\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2022\\\/04\\\/nelson_cenci_ritratto1-e1648819501749-150x150.png\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.arteinzucca.it\\\/centoventesimo\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2022\\\/04\\\/nelson_cenci_ritratto1-e1648819501749.png\"},\"articleSection\":\"Interviste ai reduci\",\"author\":[{\"@type\":\"Person\",\"name\":\"admin\"}],\"creator\":[\"admin\"],\"publisher\":{\"@type\":\"Organization\",\"name\":\"Sito provvisorio\",\"logo\":\"https:\\\/\\\/www.arteinzucca.it\\\/centoventesimo\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2022\\\/12\\\/cropped-logo-120-centoventesimo-2022-bianco11.png\"},\"keywords\":[\"alpini\",\"armir\",\"arnautovo\",\"battalgione vestone\",\"beppo signori\",\"campagna di russia\",\"corpo d\\u2019armata alpino\",\"cuneense\",\"da\\u010da\",\"divisione julia\",\"divisione tridentina\",\"don gnocchi\",\"fronte russo\",\"fucile &#039;91\",\"generale battisti\",\"julia\",\"karkov\",\"kotovskij\",\"krasnaja da\\u010da\",\"libri\",\"nelson cenci\",\"nikolajewka\",\"novo postojalovka\",\"podgornoe\",\"poesie\",\"prigioniero\",\"primo zambelli\",\"rigoni stern\",\"ritorno\",\"vestone\"],\"dateCreated\":\"2022-04-01T13:32:08Z\",\"datePublished\":\"2022-04-01T13:32:08Z\",\"dateModified\":\"2023-02-13T22:39:38Z\"}<\/script>","tracker_url":"https:\/\/cdn.parsely.com\/keys\/arteinzucca.it\/centoventesimo\/\/p.js"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/371","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=371"}],"version-history":[{"count":48,"href":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/371\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7681,"href":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/371\/revisions\/7681"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-json\/wp\/v2\/media\/368"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=371"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=371"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=371"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}