{"id":269,"date":"2022-03-31T15:26:53","date_gmt":"2022-03-31T15:26:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/?p=269"},"modified":"2022-12-20T12:31:47","modified_gmt":"2022-12-20T12:31:47","slug":"intervista-a-luchino-dal-verme","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/intervista-a-luchino-dal-verme\/","title":{"rendered":"Intervista a Luchino Dal Verme"},"content":{"rendered":"\r\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size: 25px; text-transform: uppercase;\"><strong>Intervista a Luchino Dal Verme<\/strong><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p class=\"has-text-align-center\">di Patrizia Marchesini<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<figure class=\"wp-block-table alignleft is-style-stripes\">\r\n<table>\r\n<thead>\r\n<tr>\r\n<th>Introduzione<\/th>\r\n<\/tr>\r\n<\/thead>\r\n<tbody>\r\n<tr>\r\n<td><br \/><em><strong><em><strong>&#8220;La guerra \u00e8 una cosa vergognosa ed \u00e8 solo per trasmettere questo messaggio che vale la pena di scrivere questi ricordi&#8221;<\/strong><\/em><\/strong><br \/><br \/><em>Luchino Dal Verme, classe 1913, nasce a Milano. Sottotenente del Reggimento Artiglieria a Cavallo, arriva al fronte orientale con il C.S.I.R., nel luglio 1941, dopo avere preso parte alle operazioni al confine italo-francese \u2013 nel 1940 \u2013 e sul fronte jugoslavo.<br \/>Rimpatriato per avvicendamento nell&#8217;autunno 1942, vive i giorni dell&#8217;armistizio, che lo porteranno a una scelta sofferta.<br \/>Con il nome Maino \u2013 che era una marca di biciclette dell&#8217;epoca \u2013 comander\u00e0 in un primo tempo la Brigata Casotti e in seguito la Divisione Antonio Gramsci, entrambe operative nell&#8217;Oltrep\u00f2 Pavese. Luchino Dal Verme offre uno spaccato di quegli anni, e intenzionalmente non ne esplora i momenti pi\u00f9 crudi.<br \/>&#8220;Il tuo lavoro \u2013 mi ha scritto \u2013 \u00e8 servito a rinfrescare la memoria della enorme fortuna, che io chiamo Grazia, di riportare a casa quel dono fantastico che \u00e8 la vita e permettermi di vivere con moglie, figli e nipoti, operai, contadini, albe e tramonti, pulcini e vitelli, che hanno riempito di gioia e soddisfazione tanti lunghi anni.&#8221;<br \/>Sono davvero grata a Luchino \u2013 persona spontanea e gradevolissima \u2013 e alla sua famiglia per avermi accolto con tanta gentilezza.<\/em><\/em><\/td>\r\n<\/tr>\r\n<\/tbody>\r\n<\/table>\r\n<figcaption>21 maggio 2012<\/figcaption>\r\n<\/figure>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><em>Sono nato nel 1913&#8230; l\u2019anno prossimo compir\u00f2 cento anni. La mia memoria, quindi, ha delle lacune comprensibili&#8230;<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Cos\u00ec ha esordito Luchino Dal Verme, quando ho acceso il registratore. Come potrete constatare, la sua memoria \u00e8 invece vivissima e quanto segue \u00e8 la trascrizione della nostra chiacchierata, in un giorno piovoso di maggio.<br \/>Luchino Dal Verme ha poi riletto il testo e mi ha scritto una lettera: \u201c[&#8230;] Per timore di cadere nella retorica, come vedi, ho detto poco su rischi, pericoli, fatiche, decisioni al buio, sofferenza, provvisoriet\u00e0 quotidiana della vita, mine, neve, gelo, fame. [&#8230;] Pensaci tu. [&#8230;]\u201d<br \/>Dopo il suo suggerimento ho quindi deciso di aggiungere pochi dettagli, sulla base di alcune relazioni stilate all\u2019epoca dal Comando del Reggimento Artiglieria a Cavallo.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>La caserma Santa Barbara, sede storica delle Voloire, ospita ancora oggi il Reggimento, insieme ad altri reparti. Com\u2019era scandita la giornata, allora, per un giovane ufficiale delle batterie?<\/strong><br \/>Per i giovani ufficiali la giornata trascorreva in un certo modo. La mia giornata, invece, era tutta diversa. Per esempio, arrivavo in caserma con il primo tram. Questo perch\u00e9 pretendevo che gli artiglieri facessero ginnastica prima di montare a cavallo. Ero fermo su tale aspetto con il Colonnello comandante il Reggimento&#8230; giungevano in caserma dei giovani architetti, grassocci, molli, non certo abituati a montare. Un minimo di esercizio era essenziale e \u2013 nonostante fossi un semplice sottotenente \u2013 convinsi di questo il Colonnello, che mi lasci\u00f2 fare. Ho preparato tre classi di giovani reclute, mettendole a cavallo e portandole fino al giuramento.<br \/>Dopo la ginnastica, si governavano i cavalli e poi cominciava l\u2019equitazione vera e propria. Avevamo dei grandi maneggi, in cui durante la mattina si susseguivano quattro rimonte, di un\u2019ora ciascuna. Ma prima, lo ripeto, era fondamentale la ginnastica, per prepararsi un pochino. Vede, i cavalli si accorgono se li monta una persona inesperta e tendono ad approfittarsene. La mia ginnastica aiutava a prevenire problemi seri in caso di cadute. Perch\u00e9 le cadute capitavano, eccome.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>Quindi tutti gli appartenenti al reggimento dovevano saper montare?<\/strong><br \/>Tutti. Una volta giunte al Reggimento, le reclute venivano assegnate sia ai cannoni, sia agli uffici o ai vari servizi. Sottolineo una cosa. I marescialli erano le persone pi\u00f9 importanti del Reggimento, per certi versi ancora pi\u00f9 importanti del Colonnello comandante, in quanto di solito restavano a lungo presso le batterie a cavallo, mentre i colonnelli rimanevano in carica tre anni. I marescialli, ogni volta che arrivavano le nuove reclute, avevano una lista di&#8230; raccomandati. Gente che avrebbe voluto essere destinata agli uffici e che avrebbe evitato volentieri l\u2019equitazione. Ma io insistevo che \u2013 raccomandati o meno \u2013 tutti imparassero a montare. Pretendevo che almeno i primi venti giorni di caserma fossero uguali per tutti, senza distinzioni.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>Part\u00ec per la Campagna di Russia con il C.S.I.R.?<\/strong><br \/>S\u00ec, nell\u2019estate del 1941. Eravamo in Jugoslavia, per tenere divisi i Serbi dai Croati. Di colpo arriv\u00f2 l\u2019ordine di rientrare perch\u00e9 dovevamo partire per la Russia. Partimmo senza nessuna preparazione psicologica, con i garofani infilati nelle bocche da fuoco. Tra l\u2019altro io avevo un piede rotto, in quel periodo, e feci una fatica enorme. Sostituimmo qualcosa&#8230; le tirelle<a href=\"file:\/\/\/L:\/120\/COPIA%20SITO%20al%202011-%20il%202013%20e%20stato%20COPIATO%20DAL%20SITO%20ARTE%20IN%20ZUCCA%20IL%2026%20DIC%202020\/centoventesimo%20%20modificato%20-%20Copia\/reduci\/Dal_Verme\/Intervista_a_Luchino_Dal_Verme.html#uno\"><strong>(1)<\/strong><\/a>, le parti pi\u00f9 logore dei finimenti&#8230; Arrivammo in treno fino a una localit\u00e0 di cui non ricordo il nome (secondo una relazione ufficiale del Comando Tattico del Reggimento, datata 20 settembre 1941, una parte del Reggimento giunse in treno fino a Botosani, una parte fino a Borsa e una parte giunse invece a M\u00e1ramarossziget, n.d.r.). Poi proseguimmo con i cavalli e con i nostri automezzi fino a un paesino sul fiume Dnepr.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>Il kep\u00ec da sempre \u00e8 il copricapo delle batterie a cavallo. In Russia, per\u00f2, le Voloire furono mandate con bustina ed elmetto, senza dubbio pi\u00f9 funzionali. C\u2019era, comunque, nel vostro equipaggiamento, qualcosa di particolare che si differenziava da quello degli altri reparti?<br \/><\/strong>Direi di no. Avevamo i cannoni Krupp da 75\/27, bottino di guerra del primo conflitto mondiale. Le racconto un episodio. Fui distaccato presso un reparto di Tedeschi per un\u2019esercitazione. Erano paracadutisti che avevano preso una bella batosta sull\u2019isola di Creta <a href=\"file:\/\/\/L:\/120\/COPIA%20SITO%20al%202011-%20il%202013%20e%20stato%20COPIATO%20DAL%20SITO%20ARTE%20IN%20ZUCCA%20IL%2026%20DIC%202020\/centoventesimo%20%20modificato%20-%20Copia\/reduci\/Dal_Verme\/Intervista_a_Luchino_Dal_Verme.html#due\"><strong>(2) <\/strong><\/a>e, per punizione, furono mandati in Russia. Le esercitazioni, poche per la verit\u00e0, naturalmente si svolgevano indietro, rispetto alla linea del fronte, in piccole vallette defilate. Comunque, il Colonnello comandante il reparto tedesco, quando vide i nostri cannoni, disse: \u201cAh, i 75\/27. Ottimi, erano nostri, una volta.\u201d Insomma, voglio farle capire che avevamo in dotazione armi un po\u2019 vecchie.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-272\" src=\"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/dalVerme1.png\" alt=\"\" width=\"844\" height=\"481\" srcset=\"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/dalVerme1.png 644w, https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/dalVerme1-300x171.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 844px) 100vw, 844px\" \/><\/figure>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>Ci furono disagi che il reggimento in generale \u2013 o lei in maniera specifica \u2013 si trov\u00f2 ad affrontare durante l\u2019avanzata?<\/strong><br \/><strong>Per esempio, come reagivano i cavalli ad attraversare i fiumi sui ponti di barche?<\/strong><br \/>Il problema pi\u00f9 grave era la pioggia. Non c\u2019erano strade vere e proprie, nella steppa. Non appena le piste si bagnavano, si trasformavano in&#8230; sapone. I camion assegnati al nostro Reggimento erano SPA 38, avevano la trazione posteriore e nel fango erano subito fermi. I cavalli \u2013 seppure a fatica \u2013 riuscivano a procedere. Per questo motivo capitava che dovessimo fermarci, per poi riprendere il mattino successivo. In effetti eravamo l\u2019unico reparto di artiglieria \u2013 anche considerando quelli tedeschi \u2013 che in condizioni simili fosse in grado di proseguire. Tutti i nostri serventi montavano, mentre in altri reparti i serventi venivano trasportati sui pezzi d\u2019artiglieria.<br \/>Mi ha chiesto dei ponti di barche: in principio i cavalli avevano un po\u2019 paura, soprattutto del rimbombo prodotto dal loro avanzare. Poi si abituavano al rumore. Vuole sapere come abbiamo passato il Dnepr?<br \/>Ci dissero: \u201cTenetevi pronti, perch\u00e9 alle tre di mattina, con il buio, si attraversa il fiume, dopo l\u2019intervento del Genio.\u201d Le tre, le quattro&#8230; le sei, le sette&#8230; I genieri arrivarono alle otto, per cui la traversata sarebbe dovuta avvenire in pieno giorno. Io non ero assolutamente d\u2019accordo, era una mossa imprudente e pericolosa. Ma passammo. Alle due del pomeriggio, in un paesino subito di l\u00e0 dal fiume, ricordo che mi addormentai in moto, per la stanchezza, per la tensione.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>In moto?<\/strong><br \/>S\u00ec. Non ricordo per quale incarico fossi tornato indietro, ma mi avevano dato una moto. In seguito raggiunsi di nuovo il reparto e proseguii in moto per un po\u2019, mentre il mio cavallo era rimasto sottomano a qualcuno. Finii in coda a una Batteria, e a un certo punto mi accorsi di avere dormito mentre guidavo, perch\u00e9 mi trovai in terra. And\u00f2 bene, non mi feci niente.<br \/>Avanzammo, finch\u00e9 da un edificio enorme, un villone a forma di ferro di cavallo, ci spararono contro con le mitraglie. Siccome eravamo assegnati alla Divisione Celere, i bersaglieri sollecitarono il nostro intervento. Piazzammo i cannoni. Un comandante di Batteria ci ammon\u00ec: \u201cAdagio con le munizioni, che non ce n\u2019\u00e8.\u201d Pensi, eravamo al fronte e quasi dovevamo chiedere il permesso di sparare! Comunque riuscimmo a debellare le postazioni delle mitragliatrici, passammo il primo corpo dell\u2019edificio e ci ritrovammo nel cortile. C\u2019era una pianta meravigliosa, tutta rovinata dai nostri colpi. Ferita. Per me era un simbolo, e scrissi alla mia mamma per raccomandarle un cipresso che avevo piantato. Volevo che crescesse, che diventasse alto. Se guarda dalla finestra, pu\u00f2 vederlo. \u00c8 ancora l\u00ec.<br \/>Raggiungemmo una balka, con un torrentello. Niente a che vedere con il Dnepr, in certi punti ampio un chilometro. I Russi in precedenza avevano bombardato il ponte su questo piccolo corso d\u2019acqua per impedirci di proseguire, e lo avevano danneggiato. Si trattava di un ponte in legno, costruito tre dita sotto il pelo dell\u2019acqua, in modo che fosse poco individuabile.<br \/>Ero stanchissimo, poich\u00e9 avevo perso due notti di sonno. Se ne salti una te la cavi, ma se non dormi per due notti di fila&#8230; sei cotto. Anche gli altri ufficiali del Gruppo erano sfiniti. Ma bisognava andare avanti, cos\u00ec chiamai uno dei nostri, un ufficiale paurosissimo. Io rispettavo la paura, perch\u00e9 chi ha paura pu\u00f2 diventare un pericolo per se stesso e per gli altri; quell\u2019ufficiale era meno provato di me e di altri colleghi, quindi bisognava che per una volta si mettesse in gioco. Il ponte andava rimesso in sesto durante la notte, cos\u00ec gli affidammo gli uomini necessari, gli mostrammo una catasta di travi e gli dicemmo di avvisarci non appena il lavoro fosse stato ultimato. Andai a dormire, finch\u00e9 sentii chiamare: \u201cLuchino, Luchino!\u201d<br \/>Era lui, l\u2019ufficiale pauroso. Farfugli\u00f2 qualcosa riguardo al ponte e cadde a terra, svenuto. Pensi lo sforzo sostenuto da quell\u2019uomo, con i Russi che si erano accorti delle nostre manovre! Considerai il suo agire coraggiosissimo e volevo proporlo per una medaglia, e gli altri ufficiali a dirmi: \u201cDai, Luchino, \u00e8 un fifone.\u201d Ma io ci tenevo, proprio in virt\u00f9 del superamento della sua solita indole.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>Ho scoperto l\u2019esistenza dei ponti <em>invisibili <\/em>in un libro dedicato a Savoia Cavalleria.<a href=\"file:\/\/\/L:\/120\/COPIA%20SITO%20al%202011-%20il%202013%20e%20stato%20COPIATO%20DAL%20SITO%20ARTE%20IN%20ZUCCA%20IL%2026%20DIC%202020\/centoventesimo%20%20modificato%20-%20Copia\/reduci\/Dal_Verme\/Intervista_a_Luchino_Dal_Verme.html#tre\">(3)<\/a> Suppongo che anche in questa circostanza i cavalli fossero impauriti.<\/strong><br \/>Nel passare il Dnepr era soprattutto il rimbombo \u2013 c\u2019erano dei piloni in metallo \u2013 a spaventarli. Qui il problema era che tali ponti non si vedevano, sembrava non ci fossero. I cavalli erano comprensibilmente titubanti, ma noi mettevamo in testa i meno ombrosi e gli altri, come pecoroni, a poco a poco si convincevano e li seguivano.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>Ho letto che lei in Russia fu destinato al Reparto Munizioni e Viveri del III Gruppo. \u00c8 vero?<\/strong><br \/>Ho sempre fatto parte del I Gruppo<strong><a href=\"file:\/\/\/L:\/120\/COPIA%20SITO%20al%202011-%20il%202013%20e%20stato%20COPIATO%20DAL%20SITO%20ARTE%20IN%20ZUCCA%20IL%2026%20DIC%202020\/centoventesimo%20%20modificato%20-%20Copia\/reduci\/Dal_Verme\/Intervista_a_Luchino_Dal_Verme.html#quattro\">(4)<\/a><\/strong>. In alcuni periodi prestai servizio come ufficiale del Reparto Munizioni e Viveri, ma passai anche molto tempo negli osservatori.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>Quindi fece parte di una pattuglia O.C.?<\/strong><strong><a href=\"file:\/\/\/L:\/120\/COPIA%20SITO%20al%202011-%20il%202013%20e%20stato%20COPIATO%20DAL%20SITO%20ARTE%20IN%20ZUCCA%20IL%2026%20DIC%202020\/centoventesimo%20%20modificato%20-%20Copia\/reduci\/Dal_Verme\/Intervista_a_Luchino_Dal_Verme.html#cinque\">(5)<\/a><\/strong><br \/>S\u00ec, fui spesso ufficiale osservatore, in quanto assegnato al Comando Gruppo.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>Ha accennato agli SPA 38 assegnati al Reggimento. A parte le difficolt\u00e0 dovute alle condizioni delle piste sovietiche con il maltempo, approvvigionare i reparti divenne forse pi\u00f9 difficile, a mano a mano che ci si allontanava dalle zone agricole per addentrarsi in quelle industriali e minerarie?<\/strong><br \/>Le risorse locali erano scarsissime. L\u2019unico che riusciva a procurarsi qualcosa era un maresciallo maniscalco&#8230; si chiamava Carena. Un ometto grande cos\u00ec, ma era una persona in gambissima. Aveva un camion tutto per lui e si occupava della ferratura dei cavalli. Consideri che ogni batteria ne aveva circa cento, centoventi. Con il procedere dell\u2019avanzata divenne sempre pi\u00f9 difficile trovare il ferro necessario per la ferratura. Ma lui ci riusciva, prelevandolo dalle inferriate di stabilimenti o edifici abbandonati.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>E per quanto riguarda i generi alimentari?<\/strong><br \/>Il cibo arrivava dall\u2019Italia, a volte con grande ritardo, tanto che il pane era verde, perch\u00e9 troppo vecchio, perch\u00e9 si era bagnato nel trasporto. Poi, pi\u00f9 avanti, i reparti furono muniti di forni speciali e il problema in parte fu risolto, anche se bisognava sempre aspettare due o tre giorni perch\u00e9 il pane arrivasse. La nostra alimentazione base consisteva in carne e brodo. Uccidevamo i cavallini russi. Al mattino, prima di muoverci, si preparava questa sorta di zuppa, che veniva sistemata nelle famose casse di cottura. Poi si partiva.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>Quindi eravate costretti a ricorrere alle risorse del luogo, per mangiare.<\/strong><br \/>S\u00ec. Andavamo avanti di carne, brodo e pane. Quest\u2019ultimo alimento era da tutti ritenuto indispensabile. Avevamo poi la famosa \u201cgiornata di riserva\u201d, da utilizzare in casi di emergenza. Mi spiego. Quando si riceveva tutto il corredo, dalla divisa agli speroni, veniva consegnata anche la \u201cgiornata di riserva\u201d. Altro non era che una confezione di pane. Ottimo. Tipo cracker.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>Si riferisce alle gallette militari?<\/strong><br \/>S\u00ec, proprio a quelle. Erano squisite. Candide. Purtroppo erano confezionate in una bustina di carta. Immagini lei quanto potevano resistere, nelle bisacce della sella, che erano due grandi tasche di pelo di capra.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>Ma la \u201cgiornata di riserva\u201d era costituita soltanto da gallette? Non c\u2019erano anche alimenti di altro genere, come le scatolette di carne, tipo la Simmenthal odierna?<\/strong><br \/>Probabilmente s\u00ec. Ma io ricordo soprattutto le gallette. Buonissime, ma che \u2013 dopo un mese \u2013 nessuno pi\u00f9 aveva, perch\u00e9 sbriciolate o mangiucchiate. Ogni tanto io pretendevo che non si cucinasse e si consumasse \u201clegalmente\u201d la giornata di riserva. In modo che poi ce ne venisse consegnata un\u2019altra.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><em>La relazione gi\u00e0 citata \u2013 del 20 settembre 1941 \u2013 riporta parecchi dettagli sui disagi sopportati dalle Voloire&#8230; nei giorni di pioggia l\u2019autocarreggio del Reggimento, al pari di quello di tutti i reparti autotrasportati, era costretto a fermarsi per ore, con innegabili ripercussioni negative sui rifornimenti e sugli approvvigionamenti. Nello specifico, si riusc\u00ec sempre a provvedere il cibo per i cavalli, in quanto biada, frumento e orzo erano reperibili in zona con facilit\u00e0. A volte si ricorse anche alle barbabietole.<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><em>Una relazione successiva, per\u00f2, datata 30 novembre 1941, sottolinea che le difficolt\u00e0 furono ben maggiori in seguito, durante l\u2019avvicinamento al bacino del Donez: per circa quarantacinque giorni rifornire uomini e cavalli si rivel\u00f2 davvero problematico. L\u2019autocarreggio impieg\u00f2 spesso settimane intere per compiere una distanza che i reparti a cavallo avevano percorso in una o due tappe. Le conseguenze sono intuibili, in quanto i tre Gruppi del Reggimento dipendevano dai relativi reparti Munizioni e Viveri, che si spostavano appunto con gli automezzi. Con una certa previdenza, gi\u00e0 ad agosto e settembre il Comando aveva pensato di ovviare a possibili inconvenienti mediante la requisizione di carretti locali, il cui utilizzo si limit\u00f2 al trasporto dell\u2019indispensabile: un rimedio di fortuna, inadeguato a soddisfare le esigenze dei Gruppi.<\/em><br \/><em>In questo periodo difficile la ricerca del cibo per i cavalli si effettuava in territorio in cui erano costanti le infiltrazioni dell\u2019avversario sovietico e questo caus\u00f2 alcune vittime e dispersi. Nelle ultime due settimane di novembre i cavalli rimasero \u201csenza un filo d\u2019erba e un chicco di biada\u201d anche per due giorni consecutivi.<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><em>Spesso, per esigenze tattiche, si avanzava al seguito di Savoia e Novara Cavalleria, al di fuori delle piste, su terreni coltivati o arati di recente; con il fango i pezzi e i cassoni delle munizioni sprofondavano fino al mozzo e questo comport\u00f2 fatiche indicibili sia per gli uomini sia per i quadrupedi. A tali sforzi si aggiungeva la minaccia costante delle mine, sparpagliate ovunque.<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><em>Secondo la relazione, a fine novembre i cavalli deceduti \u2013 quasi tutti in ottobre e novembre \u2013 erano 219, quelli inefficienti (per denutrizione e\/o esaurimento) circa 200.<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>I Tedeschi.<\/strong><br \/>Eravamo sul fiume Dnepr. Tutti i reparti un po\u2019 ammassati, in attesa di passare. A un certo punto vedemmo dei fagotti sull\u2019acqua. Ci chiedemmo cosa fossero, sul momento non riuscimmo a renderci conto: erano i cadaveri degli Ebrei uccisi che galleggiavano e fluivano nella corrente. All\u2019improvviso ci accorgemmo di cosa fosse la guerra, di cosa comportasse. I Tedeschi&#8230; avevano dei mezzi corazzati enormi, stavano lass\u00f9 e guardavano dall\u2019alto noi, a cavallo, deridendoci. Poi, quando ci fu il periodo del fango, rimasero impantanati come tutti gli altri, e noi andammo avanti.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>Un ricordo particolare?<\/strong><br \/>Una mattina \u2013 eravamo pronti a partire, cavalli attaccati \u2013 arriv\u00f2 un aereo russo, che caus\u00f2 la morte di un nostro artigliere. Si chiamava \u2013 lo rammento benissimo \u2013 Altassara: un ragazzo molto in gamba&#8230; lavorava e viveva nel carro officina. Si era organizzato un letto appeso. Noi, all\u2019arrivo dell\u2019aereo, ci buttammo a terra. Lui, invece, era ancora in branda e \u2013 lei sa come succede con le bombe \u2013 le schegge lo colpirono e lo uccisero.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>Ha parlato di carro officina&#8230;<\/strong><br \/>S\u00ec, c\u2019era un tornio, c\u2019era un minimo di attrezzatura per provvedere alle riparazioni pi\u00f9 semplici&#8230; le ruote dei cannoni, i freni&#8230;<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>Ufficiali delle Voloire e semplici artiglieri. Com\u2019erano improntati i rapporti, fra voi?<\/strong><br \/>Ottimi. Far parte del Reggimento era una scuola. Almeno, io ho ricevuto un grande insegnamento: ho fatto tre anni di psicologia, di filosofia e soprattutto di modo di rapportarsi con l\u2019altro. Chi \u00e8 l\u2019altro uomo, colui che ci sta di fronte? Questa era la scuola del Reggimento.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-271\" src=\"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/dalVerme2.png\" alt=\"\" width=\"843\" height=\"538\" srcset=\"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/dalVerme2.png 638w, https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/dalVerme2-300x191.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 843px) 100vw, 843px\" \/><\/figure>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>La Battaglia di Natale del \u201941 vide anche il coinvolgimento delle Batterie.<\/strong><br \/>A dire il vero mi avevano distaccato a fare non so cosa e venni a sapere quanto era accaduto nel nostro settore il giorno successivo: era la notte di Natale. Avevano fatto il risotto. I Russi attaccarono e sfondarono le posizioni di un piccolo reparto, portandosi via i cannoni di Majnoni D\u2019Intignano<strong><a href=\"file:\/\/\/L:\/120\/COPIA%20SITO%20al%202011-%20il%202013%20e%20stato%20COPIATO%20DAL%20SITO%20ARTE%20IN%20ZUCCA%20IL%2026%20DIC%202020\/centoventesimo%20%20modificato%20-%20Copia\/reduci\/Dal_Verme\/Intervista_a_Luchino_Dal_Verme.html#sei\">(6)<\/a><\/strong>. Tutti svegli, e poi ci fu battaglia per recuperare i cannoni.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><em>Una relazione del 31 dicembre 1941 cita l\u2019episodio. All\u2019alba del 25 dicembre la Batteria del capitano Majnoni D\u2019Intignano era schierata a Ivanovskij, a \u00a0protezione di un caposaldo avanzato. Rimasta senza munizioni, con i cavalli in parte uccisi e in parte catturati dai Sovietici, che erano riusciti a insinuarsi alle sue spalle, fu costretta ad abbandonare i pezzi, dopo avere ricevuto alle 14.30 l\u2019ordine di sganciamento dal Comando del III Gruppo. I pezzi furono poi riconquistati il\u00a0 27 dicembre durante un contrattacco condotto dagli artiglieri della Batteria stessa, insieme ai bersaglieri.<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><em>Nella sola giornata del 25 dicembre il III Gruppo cont\u00f2 6 morti, 7 feriti, 18 dispersi e la perdita di 67 cavalli.<\/em><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>Con quanto accadde poi tra il dicembre 1942 e il gennaio 1943, c\u2019\u00e8 la tendenza a trascurare i combattimenti della Prima Battaglia Difensiva del Don. Lei dove si trovava, in quei giorni?<\/strong><br \/>Ero l\u00ec e ho partecipato&#8230; ed \u00e8 vero che spesso si \u00e8 inclini a sorvolare sul <em>prima<\/em>, su tutto quanto accadde in precedenza. Invece&#8230; quante fatiche!<br \/><br \/><strong>Quando fu rimpatriato?<\/strong><br \/>Nell\u2019autunno-inverno del 1942.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>Francia, Jugoslavia,\u00a0 e infine la Russia. Credo sia fuori luogo fare paragoni, ma le chiedo comunque se e come si modific\u00f2 il suo stato d\u2019animo con il progredire del conflitto, in rapporto anche ai fronti diversi su cui si trov\u00f2 a combattere.<\/strong><br \/>Le prime domande, i primi s<em>crolloni<\/em> li ebbi a partire dal 1940, con la nostra entrata in guerra. Richiamati alle otto di mattina, alle otto di sera eravamo gi\u00e0 a cavallo, sotto un diluvio&#8230; tutta la notte in sella, diretti al confine con la Francia, io con lo stendardo che portava al centro lo stemma dei Savoia. Per noi era quasi una reliquia, all\u2019epoca. Procedevamo verso il Moncenisio. Ero a fianco del Colonnello, e gli domandai: \u201cScusi, ma cosa ci hanno fatto di\u00a0 male i Francesi?\u201d, lui rispose: \u201cCosa vai a chiedere&#8230; non devi porti questi interrogativi. Non \u00e8 affare che ti riguardi. Noi dobbiamo obbedire, \u00e8 questo il nostro dovere preciso, abbiamo un giuramento che ci impegna. Sulle nostre caserme c\u2019\u00e8 scritto <em>Credere, obbedire, combattere<\/em>&#8230; noi non <em>possiamo<\/em> capire.\u201d Pensa te. Poi per fortuna al nostro reparto non venne richiesto di sparare. Per me quella fu una cosa gravissima.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>Prima dell\u20198 settembre lei si trovava a Lugo, in provincia di Ravenna. Con quali compiti?<\/strong><br \/>Bisognava ricostituire il Reggimento, che in Russia era andato pi\u00f9 o meno distrutto.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>In Romagna ritrov\u00f2 appartenenti alle Voloire che avevano affrontato i giorni del ripiegamento? Cosa le raccontarono?<\/strong><br \/>Qualcuno. Fecero dei quadri drammatici. Pericoli, paure, perdite numerosissime, diarree&#8230; Comunque dovevamo rimettere insieme le fila. Amalgamare i reduci con le nuove reclute. I <em>vecchi<\/em> provavano un disprezzo totale nei confronti dei nuovi arrivati.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>Subito dopo l\u20198 settembre e la firma dell\u2019armistizio arriv\u00f2 presso di voi un motociclista con una busta gialla e senza intestazione&#8230;<\/strong><br \/>Quel motociclista si chiamava Fontana, guardi, mi ricordo il nome. Comunque, aprii la busta e il contenuto era diverso dal solito. Non rispettava le gerarchie rigide e tipiche dell\u2019ambiente militare. Diceva: \u201cIl Comando di Divisione ha ordinato che domani mattina tutti gli ufficiali si trovino a rapporto a Forl\u00ec.\u201d<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>Si riferisce a un Comando di Divisione tedesco o italiano?<\/strong><br \/>Italiano. Iniziammo a discutere, a soppesare, a farci domande. Saremo stati una dozzina \u2013 al massimo quattordici \u2013 intorno a quel tavolo. Ma non c\u2019era il Colonnello comandante, ecco perch\u00e9 ero stato io \u2013 in sua assenza \u2013 ad aprire la busta. Dopo l\u20198 settembre attendevamo ordini e ci chiedevamo cosa in realt\u00e0 significasse, per noi, quanto era scritto su quel foglio. Scoprimmo poi che il Colonnello comandante il Reggimento stava tentando di raggiungere il Re al sud. Aveva scritto una lettera per avvisarci che non si assumeva la responsabilit\u00e0 di troncare gli ordini del Comando di Divisione, ma allo stesso tempo decise in prima persona di non rispettare tali ordini e di andare a sud. Un compromesso, insomma. Ci lasci\u00f2 cos\u00ec.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>Chi era, questo Colonnello?<\/strong><br \/>Si chiamava Pacinotti. Fior di individuo, che noi stimavamo.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>Lei ha definito Vittorio Emanuele III con un termine molto forte&#8230; Le leggo alcune righe tratte da una testimonianza di Alessandro Cicogna Mozzoni<a href=\"file:\/\/\/L:\/120\/COPIA%20SITO%20al%202011-%20il%202013%20e%20stato%20COPIATO%20DAL%20SITO%20ARTE%20IN%20ZUCCA%20IL%2026%20DIC%202020\/centoventesimo%20%20modificato%20-%20Copia\/reduci\/Dal_Verme\/Intervista_a_Luchino_Dal_Verme.html#sette\">(7)<\/a>: \u201cIl Re non \u00e8 stato responsabile del disastro dell\u20198 settembre perch\u00e9 il potere esecutivo spettava a Badoglio, Primo Ministro e Comandante in Capo delle Forze Armate, che furono lasciate senza ordini e disposizioni, causando cos\u00ec il crollo completo dell\u2019Esercito.\u201d Ovvio che lei dissente. Potrebbe spiegare perch\u00e9?<\/strong><br \/>Intorno a quel tavolo, a Lugo, alle due o alle tre di mattina&#8230; a un certo punto mi alzai e dissi: \u201cSecondo me chi tradisce \u00e8 il Re.\u201d<br \/>Gli altri furono subito pronti a rimbeccarmi: \u201cLuchino, cosa dici?\u201d Ma quello era il mio pensiero. Il Re era il capo supremo, e lui aveva tutte le responsabilit\u00e0. Certo che, vecchio com\u2019era, avrebbe dovuto abdicare in favore del figlio. Comunque ci trovammo di fronte a una scelta molto difficile. Le opzioni erano tre: seguire l\u2019esempio del Colonnello Pacinotti; presentarsi al Comando di Divisione, secondo l\u2019ultimo ordine militare ricevuto; oppure andare a casa. Prima di lasciarci ci stringemmo tutti la mano e ci promettemmo di non rinfacciarci mai la scelta fatta quel giorno. Nessuno era convinto di essere nel giusto, in quel momento cos\u00ec particolare.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>Senza fare nomi, le capit\u00f2 \u2013 una volta terminata la guerra e negli anni successivi \u2013 di incontrare ufficiali che avessero compiuto una scelta diversa dalla sua? Furono incontri sereni, riusciste cio\u00e8 a mantenere la promessa?<\/strong><br \/>S\u00ec, incontrai in seguito qualcuno che quel giorno decise in maniera diversa, ma riuscimmo a capirci.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>E Mussolini? Di recente ho visto un documentario<a href=\"file:\/\/\/L:\/120\/COPIA%20SITO%20al%202011-%20il%202013%20e%20stato%20COPIATO%20DAL%20SITO%20ARTE%20IN%20ZUCCA%20IL%2026%20DIC%202020\/centoventesimo%20%20modificato%20-%20Copia\/reduci\/Dal_Verme\/Intervista_a_Luchino_Dal_Verme.html#otto\">(8)<\/a> in cui si dice che il Duce ha sempre finto di essere l\u2019uomo d\u2019acciaio che il patto omonimo richiedeva. In realt\u00e0 era insicuro come ognuna delle persone che lo avevano applaudito nelle piazze. Insicuro e ambizioso? In uno dei suoi discorsi<a href=\"file:\/\/\/L:\/120\/COPIA%20SITO%20al%202011-%20il%202013%20e%20stato%20COPIATO%20DAL%20SITO%20ARTE%20IN%20ZUCCA%20IL%2026%20DIC%202020\/centoventesimo%20%20modificato%20-%20Copia\/reduci\/Dal_Verme\/Intervista_a_Luchino_Dal_Verme.html#nove\">(9)<\/a> Mussolini disse che voleva rendere il popolo italiano finalmente protagonista della sua storia.<\/strong><br \/>Era uno sbruffone,\u00a0 molto in gamba. Capacit\u00e0 oratorie indubbie, un trascinatore. Intelligentissimo. Se poi, nel suo intimo, fosse un insicuro o un timido&#8230; non posso saperlo. Non era, in ogni caso, un uomo qualunque. Non era uno sciagurato come certi politici attuali. Era un uomo (enfatizza la parola)&#8230; altro non saprei dire, non ho mai avuto contatti. Come la maggior parte degli Italiani di allora, l\u2019ho sempre visto al balcone, o a cavallo.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>\u201cL\u2019armistizio poteva essere fatto meglio? Certamente peggio non poteva essere fatto&#8230;\u201d<\/strong><br \/>\u00c8 una mia frase. E ancora adesso insisto su questo. Il nostro Stato Maggiore andava informato. Tre giorni prima dell\u2019armistizio ero andato a Milano perch\u00e9 avevano fatto pervenire a Lugo delle munizioni sbagliate. Quindi, come ufficiale, avevo ricevuto l\u2019incarico di riportarle indietro. Nel rientrare in Romagna, vidi Tedeschi da tutte le parti. A Parma, a Modena. Ovunque. Se lo aspettavano. I nostri Comandi, no.<br \/>L\u20198 settembre il Paese si sciolse. Ricorda quando crollarono le Torri Gemelle, a New York? Di colpo si videro soltanto un polverone enorme, e gente che scappava in tutte le direzioni. Lo stesso accadde all\u2019Italia dopo la firma dell\u2019armistizio. Tutti fuggivano, compresi i podest\u00e0&#8230;<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>\u2026 che erano i sindaci di allora.<\/strong><br \/>Esatto. A Lugo venne da me una persona. Mi disse: \u201cLei, signor tenente, \u00e8 il comandante, qui&#8230;\u201d Ma cosa comandavo, io? Non c\u2019era pi\u00f9 niente. \u201cNo, signor tenente, lei comanda ancora. Guardi, devo scappare. Sono stato fascista. Sono il padrone di un circo equestre, ma bisogna che mi nasconda e lascio le gabbie con dentro le tigri.\u201d, \u201cTu sei pazzo da legare.\u201d, gli risposi io \u201cTroveremo una soluzione.\u201d Tutti scappavano, non tanto per paura dei Tedeschi o di vendette, nel caso del direttore del circo. Scappavamo dalle nostre memorie, dai nostri morti. Nel fango erano finite le greche dei generali e gli stendardi di cui eravamo stati orgogliosi.<br \/><br \/><strong>Dopo l\u20198 settembre, dopo quella riunione tra ufficiali, ci fu il distacco dai suoi uomini. Difficile. Ognuno, dopo aver servito l\u2019Italia, era diventato all\u2019improvviso responsabile per se stesso.<\/strong><br \/>Comprai una risma di carta e divisi in due i fogli perch\u00e9 non avevo abbastanza soldi. Su ogni foglietto cos\u00ec ottenuto scrissi: \u201cHa servito con onore il suo Paese.\u201d<br \/>Ne consegnai una copia a ognuno dei miei artiglieri&#8230; erano settantadue. Ci salutammo.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>Anche gli altri ufficiali si regolarono alla stessa maniera?<\/strong><br \/>Macch\u00e9. Per\u00f2 io ci tenevo a una sorta di congedo ufficiale, militare. In un momento in cui tutto stava andando allo sfascio.<br \/>Tornai a casa a piedi e con mezzi di fortuna, senza percorrere la Via Emilia, naturalmente, per non farmi prendere dai Tedeschi. Pagai solo un traghettatore del Po. Tutte le altre persone con cui venni in contatto mi aiutarono senza chiedere nulla. Di fronte a tale generosit\u00e0, fra me e me pensai: \u201cQuesto Paese si salva.\u201d<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>Rimase nascosto cinque-sei mesi, a riflettere sul da farsi. Fu un sacerdote a farla meditare sul concetto di libert\u00e0. E poi fu spronato da Italo Pietra<a href=\"file:\/\/\/L:\/120\/COPIA%20SITO%20al%202011-%20il%202013%20e%20stato%20COPIATO%20DAL%20SITO%20ARTE%20IN%20ZUCCA%20IL%2026%20DIC%202020\/centoventesimo%20%20modificato%20-%20Copia\/reduci\/Dal_Verme\/Intervista_a_Luchino_Dal_Verme.html#dieci\">(10)<\/a>. Quando prese la decisione di unirsi alla Resistenza, come reag\u00ec la sua famiglia, che in passato aveva addirittura fornito precettori a casa Savoia? Si aspettavano forse che avrebbe tentato di raggiungere il Re al sud?<\/strong><br \/>Un inciso sui precettori. Un mio nonno fu infatti in un primo tempo un precettore della famiglia reale, e poi divenne aiutante di campo. Mentre svolgeva quest\u2019ultimo incarico, scrisse una lettera ai Savoia: \u201cState attenti. Voi state crescendo i vostri figli e i vostri nipoti in mezzo alle sottane e alle poltrone di Racconigi. Invece bisogna farli viaggiare, dare loro una cultura. Dovranno governare&#8230;\u201d Stiamo parlando circa del 1870. Tornando a noi. Quando arrivai qui dopo l\u20198 settembre le mie sorelle dissero che la mamma non aveva fatto altro che andare dalla sala alla porta d\u2019ingresso. Sapeva \u2013 con il cuore \u2013 che sarei arrivato. Lo sapeva anche perch\u00e9 aveva ospitato altri soldati che stavano cercando di raggiungere le loro case e le loro famiglie. Rimasi nascosto, s\u00ec. Ero demoralizzato, non volevo pi\u00f9 saperne, di niente. Fino ad allora avevo sempre saputo quale fosse il mio dovere \u2013 magari non facendolo fino in fondo \u2013 ma in quel momento non avevo pi\u00f9 certezze. La mamma mi diede una pacca sulla spalla: \u201cNon sei solo.\u201d<br \/>Il pap\u00e0 non mi disse mai cosa si sarebbe aspettato. Penso credesse che avrei cercato di raggiungere il Re. Quando invece decisi di unirmi a formazioni di matrice comunista, la mia mamma si attacc\u00f2 al rosario. Per\u00f2 i miei genitori mi aiutarono fino in fondo.<br \/>Come ho detto, rimasi nascosto e, a poco a poco, mi resi conto, e come me tanti altri, che i Tedeschi avevano portato avanti una guerra che era un&#8230; crimine. Vidi uccidere una donna, qui in Italia, che stava scendendo dal marciapiede. Ebrea e incinta. E io fui al loro servizio per anni, anche in Russia. Cosa eravamo andati a fare? Ebbi la possibilit\u00e0 di ascoltare Radio Londra. Prima, i discorsi di Mussolini e quanto si leggeva sui giornali o si ascoltava alla radio erano Vangelo. Diffidavo di chiunque e, in generale, mi diede fastidio la posizione della Chiesa. Fu ambigua, cerc\u00f2 sempre di scegliere il minore dei mali: secondo la Chiesa i Tedeschi erano l\u2019unico baluardo contro il comunismo.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>In un primo tempo, per le sue precedenti esperienze militari, le venne affidato il comando della Brigata Casotti e, in seguito, quello della Divisione \u00a0Gramsci. Ai partigiani si unirono uomini di ogni estrazione e mestiere.<\/strong><br \/>All\u2019inizio ebbi un incontro con alcuni capi. Volevo fosse chiaro che non ero comunista, pur prendendo il comando di una formazione. Avevamo tutti una cosa, in comune: un fronte militare contro i Tedeschi. Non c\u2019era da parte mia un impegno politico, n\u00e9 per il presente n\u00e9 per il futuro. In questo modo riuscimmo ad andare avanti benissimo, anche dopo la guerra.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>Se non sbaglio ci fu un reparto di Cecoslovacchi \u2013 posto dai Tedeschi a presidiare un ponte \u2013 che pass\u00f2 con voi. Come erano arrivati in Italia e cosa ricorda di loro?<\/strong><br \/>Erano prigionieri&#8230; sicuramente ci fu un compromesso e i Tedeschi li arruolarono; in quel caso specifico si trovavano sul ponte a manovrare la contraerea. Poi decisero di unirsi a noi e si dimostrarono fior di gente. Li tenevamo su in alto, in luoghi poco accessibili&#8230; se i Tedeschi li avessero presi, a quel punto li avrebbero ammazzati.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>Le divisioni Garibaldi erano di matrice comunista e prevedevano un commissario politico. Lei comunista non era. Quello fra voi fu un rapporto facile?<\/strong><br \/>Fu un rapporto ottimo. Studi\u00f2 la storia della mia famiglia. Sapeva chi c\u2019era <em>dietro<\/em> di me, sapeva delle mie esperienze precedenti. Mi contatt\u00f2 per convincermi, ma io ero ancora titubante. Gli dissi che non mi fidavo dei suoi capi: essendo stato in Russia, avevo visto come andavano le cose, l\u00e0, e che uomini pericolosi fossero quelli che comandavano in Unione Sovietica.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>I partigiani e la popolazione locale. I partigiani e gli Alleati.<\/strong><br \/>Il mio, il nostro rapporto con la popolazione locale fu fantastico. La loro collaborazione fu indispensabile. Persi due civili: senza dirmelo, di loro iniziativa, portarono da mangiare a un mio distaccamento. I Tedeschi li videro e li fecero fuori. Nonostante questo, il sostegno non venne mai meno: non ci mancarono mai un pezzo di pane o un po\u2019 di formaggio.<br \/>Gli Alleati, all\u2019inizio, non si fidavano. Sapevano che eravamo una formazione comunista e temevano, nel fornirci delle armi, che un giorno avremmo rivolto quelle stesse armi contro di loro. Poi ci furono dei Canadesi che fecero da intermediari, garantirono per me e per Italo Pietra, dissero che ci conoscevano bene. E cos\u00ec le cose cambiarono un pochino.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>Il 25 aprile a Milano, durante una riunione, il CLNAI (Comitato Liberazione Nazionale Alta Italia) emise la condanna a morte nei confronti di Mussolini e dei maggiori gerarchi fascisti. Sarebbe stato meglio, secondo lei, sottoporre il Duce a regolare processo (sempre a opera del CLN) o addirittura consegnarlo agli Alleati?<\/strong><br \/>Consegnarlo agli Alleati? In teoria s\u00ec. Ma dubitavamo. Si temeva che l\u2019avrebbero portato in giro, esibendolo su \u201cpalcoscenici\u201d di vario tipo. Alla fine credo non ci fosse altro da fare che ucciderlo.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>Nella notte tra il 25 e il 26 aprile lei \u2013 con i suoi uomini \u2013 attacc\u00f2 Casteggio. Furono, per lei, le ultime ore dedicate al combattimento?<\/strong><br \/>S\u00ec. In seguito Raffaele Cadorna \u2013 comandante in capo del Corpo Volontari della Libert\u00e0 \u2013 mi affid\u00f2 un incarico faticoso e difficile&#8230; trattare la resa di un reggimento di artiglieria tedesco. Non dormii due notti.<br \/>Poi scappai da Milano. La tensione nervosa degli ultimi giorni era stata troppa. Fucilate da tutte le parti. Disordini ovunque. Non partecipai a nessuna cerimonia, a nessun festeggiamento. Arrivai qui, a Torre degli Alberi, e feci festa con la gente. Mi rifiutai di tornare a Milano. Una mia cugina, amica di Edda Ciano, era venuta a trovarmi in Russia, al seguito di Edda, quando quest\u2019ultima era giunta in visita al Fronte Orientale (nella primavera 1942, n.d.r.). Bene, questa cugina mi avvis\u00f2 che Umberto di Savoia sarebbe andato a Milano e mi chiese di raggiungerla, cos\u00ec avrebbe potuto presentarmelo. \u201cIo vengo,\u201d risposi \u201cma sia ben chiaro che non gli stringer\u00f2 la mano. Anzi, gli dir\u00f2 che ha mancato ai suoi doveri, sia come Re, sia come cittadino italiano.\u201d Lei replic\u00f2: \u201cMa, Luchino, come si fa a parlare in quel modo l\u00ec?\u201d. Da quel momento fui squalificato da parte della famiglia.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>29 aprile 1945, Piazzale Loreto. Il rumore, le grida della folla. Alcuni spararono dei colpi al cadavere del Duce, sembra addirittura che a un certo punto qualcuno gli avesse infilato un topo morto in bocca. I corpi furono poi appesi a testa in gi\u00f9, forse non per un\u2019umiliazione ulteriore, bens\u00ec per difenderli in qualche modo dalla rabbia della gente che, finch\u00e9 i corpi stessi rimasero a terra, infier\u00ec in maniera spietata. Nel documentario gi\u00e0 citato Damiani intervista molte persone che quel giorno si trovavano a Piazzale Loreto: alcune affermano che Mussolini meritasse tutto ci\u00f2, altre ritengono che quell\u2019accanimento fu inutile e disgustoso.<\/strong><br \/>Io mandai i miei partigiani per buttare indietro la gente, per trattenerla. L\u2019esposizione dei cadaveri fu un errore madornale.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>Mi sembra che lei abbia affermato che qualsiasi film non riesce a descrivere o comunicare in maniera adeguata cosa fu la Resistenza. La vedova di Umberto Fogagnolo<a href=\"file:\/\/\/L:\/120\/COPIA%20SITO%20al%202011-%20il%202013%20e%20stato%20COPIATO%20DAL%20SITO%20ARTE%20IN%20ZUCCA%20IL%2026%20DIC%202020\/centoventesimo%20%20modificato%20-%20Copia\/reduci\/Dal_Verme\/Intervista_a_Luchino_Dal_Verme.html#undici\">(11)<\/a>, alla fine del documentario, ha detto che la Resistenza \u00e8 una pagina d\u2019amore, amore verso la libert\u00e0. Si ritrova in questa definizione?<\/strong><br \/>Parlerei di dedizione, di servizio nei confronti della libert\u00e0. <em>Amore <\/em>\u00e8 una parola enorme. Non la userei in questa circostanza.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>NOTE<br \/>___________________________________<br \/><a href=\"file:\/\/\/L:\/120\/COPIA%20SITO%20al%202011-%20il%202013%20e%20stato%20COPIATO%20DAL%20SITO%20ARTE%20IN%20ZUCCA%20IL%2026%20DIC%202020\/centoventesimo%20%20modificato%20-%20Copia\/reduci\/Dal_Verme\/Intervista_a_Luchino_Dal_Verme.html#a1\"><strong>(1)<\/strong><\/a> Strisce di cuoio (oppure funi o catene) che, dal pettorale o dal collare degli animali da tiro, vanno ad agganciarsi al bilancino o alle stanghe del veicolo, e servono a trainarlo.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><a href=\"file:\/\/\/L:\/120\/COPIA%20SITO%20al%202011-%20il%202013%20e%20stato%20COPIATO%20DAL%20SITO%20ARTE%20IN%20ZUCCA%20IL%2026%20DIC%202020\/centoventesimo%20%20modificato%20-%20Copia\/reduci\/Dal_Verme\/Intervista_a_Luchino_Dal_Verme.html#a2\"><strong>(2)<\/strong><\/a> Riferimento alla Battaglia di Creta (20 maggio-1 giugno 1941), cui prese parte la 7a Flieger Division. I combattimenti terminarono favorevolmente per i Tedeschi, ma la Divisione riport\u00f2 perdite molto numerose. Provvista di nuove reclute la Divisione fu inviata nel settore di Leningrado nel settembre 1941 e rientr\u00f2 in Germania nel dicembre dello stesso anno. Il 2o Reggimento Paracadutisti, per\u00f2, rimase al Fronte Russo fino a giugno 1942, per poi fare a sua volta ritorno in Patria.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong><a href=\"file:\/\/\/L:\/120\/COPIA%20SITO%20al%202011-%20il%202013%20e%20stato%20COPIATO%20DAL%20SITO%20ARTE%20IN%20ZUCCA%20IL%2026%20DIC%202020\/centoventesimo%20%20modificato%20-%20Copia\/reduci\/Dal_Verme\/Intervista_a_Luchino_Dal_Verme.html#a3\"> (3) <\/a><\/strong>Lucio Lami, <em>Isbuscenskij, l\u2019ultima carica<\/em>, Mursia, Milano, 1970.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><a href=\"file:\/\/\/L:\/120\/COPIA%20SITO%20al%202011-%20il%202013%20e%20stato%20COPIATO%20DAL%20SITO%20ARTE%20IN%20ZUCCA%20IL%2026%20DIC%202020\/centoventesimo%20%20modificato%20-%20Copia\/reduci\/Dal_Verme\/Intervista_a_Luchino_Dal_Verme.html#a4\"><strong>(4)<\/strong><\/a> Tale discrepanza pu\u00f2 essere spiegata con il fatto che vi furono cambi di denominazione al momento della partenza per il Fronte Russo: \u201cLe disposizioni dello Stato Maggiore furono per\u00f2 applicate integralmente nel 1941 alla ricostituzione del 3o Reggimento Artiglieria a Cavallo per la Russia, quando infatti il Gruppo a Cavallo del 3o Celere (ex I) assume la denominazione di III, mentre quello del 1o Celere (ex III) assume quello di I.\u201d; e ancora: \u201c[\u2026] il 24 luglio 1941 [il maggiore Vincenzo Borghini-Baldovinetti, n.d.r.] entra a far parte con tutto il Gruppo (che assume l\u2019ordinativo di III) del neo costituito 3o Reggimento Artiglieria a Cavallo, destinato al Corpo di Spedizione Italiano in Russia (C.S.I.R.).\u201d Massimo Iacopi, <em>Il Reggimento Artiglieria a Cavallo e il 2o Celere<\/em>, Rivista Militare, 1986, pagg. 410 e 436.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong><a href=\"file:\/\/\/L:\/120\/COPIA%20SITO%20al%202011-%20il%202013%20e%20stato%20COPIATO%20DAL%20SITO%20ARTE%20IN%20ZUCCA%20IL%2026%20DIC%202020\/centoventesimo%20%20modificato%20-%20Copia\/reduci\/Dal_Verme\/Intervista_a_Luchino_Dal_Verme.html#a5\">(5)<\/a><\/strong> O.C.: Osservazione e Collegamento.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong><a href=\"file:\/\/\/L:\/120\/COPIA%20SITO%20al%202011-%20il%202013%20e%20stato%20COPIATO%20DAL%20SITO%20ARTE%20IN%20ZUCCA%20IL%2026%20DIC%202020\/centoventesimo%20%20modificato%20-%20Copia\/reduci\/Dal_Verme\/Intervista_a_Luchino_Dal_Verme.html#a6\">(6)<\/a><\/strong> Il capitano Majnoni D\u2019Intignano comandava la 5a Batteria.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><a href=\"file:\/\/\/L:\/120\/COPIA%20SITO%20al%202011-%20il%202013%20e%20stato%20COPIATO%20DAL%20SITO%20ARTE%20IN%20ZUCCA%20IL%2026%20DIC%202020\/centoventesimo%20%20modificato%20-%20Copia\/reduci\/Dal_Verme\/Intervista_a_Luchino_Dal_Verme.html#a7\"><strong>(7)<\/strong><\/a><em> Voloire \u2013 Memorie per la storia<\/em>, Marziano Brignoli.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><a href=\"file:\/\/\/L:\/120\/COPIA%20SITO%20al%202011-%20il%202013%20e%20stato%20COPIATO%20DAL%20SITO%20ARTE%20IN%20ZUCCA%20IL%2026%20DIC%202020\/centoventesimo%20%20modificato%20-%20Copia\/reduci\/Dal_Verme\/Intervista_a_Luchino_Dal_Verme.html#a8\"><strong>(8)<\/strong><\/a><em> Finch\u00e9 dura la memoria<\/em>, Damiano Damiani, 1980.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong><a href=\"file:\/\/\/L:\/120\/COPIA%20SITO%20al%202011-%20il%202013%20e%20stato%20COPIATO%20DAL%20SITO%20ARTE%20IN%20ZUCCA%20IL%2026%20DIC%202020\/centoventesimo%20%20modificato%20-%20Copia\/reduci\/Dal_Verme\/Intervista_a_Luchino_Dal_Verme.html#a9\">(9)<\/a><\/strong> Milano, 25 ottobre 1932.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong><a href=\"file:\/\/\/L:\/120\/COPIA%20SITO%20al%202011-%20il%202013%20e%20stato%20COPIATO%20DAL%20SITO%20ARTE%20IN%20ZUCCA%20IL%2026%20DIC%202020\/centoventesimo%20%20modificato%20-%20Copia\/reduci\/Dal_Verme\/Intervista_a_Luchino_Dal_Verme.html#a10\">(10)<\/a><\/strong> Italo Pietra (1911-1991) fu giornalista \u2013 direttore del Giorno e del Messaggero \u2013 e autore di libri che documentano la storia italiana del Novecento. Nel suo saggio <em>I Grandi e i Grossi <\/em>(Mondadori, 1973), un capitolo \u00e8 dedicato a Luchino Dal Verme. Italo Pietra fu personaggio importante della Resistenza, con lo pseudonimo Edoardo. Come Dal Verme (il cui pseudonimo era Maino, dal nome di una marca di famose biciclette dell\u2019epoca) era lontano dall\u2019ideologia comunista.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong><a href=\"file:\/\/\/L:\/120\/COPIA%20SITO%20al%202011-%20il%202013%20e%20stato%20COPIATO%20DAL%20SITO%20ARTE%20IN%20ZUCCA%20IL%2026%20DIC%202020\/centoventesimo%20%20modificato%20-%20Copia\/reduci\/Dal_Verme\/Intervista_a_Luchino_Dal_Verme.html#a11\">(11)<\/a><\/strong> Umberto Fogagnolo fu uno dei quindici giustiziati in Piazzale Loreto il 10 agosto 1944, come rappresaglia per un\u2019azione attribuita ai Gappisti milanesi. In tempi successivi l\u2019attentato suscit\u00f2 controversie (il dubbio \u00e8 che non fu nessuna formazione partigiana a effettuarlo, e che si tratt\u00f2 di un atto terroristico deliberato per stroncare \u2013 a causa della rappresaglia successiva \u2013 ogni simpatia popolare verso la Resistenza). L\u2019esecuzione di quelle quindici persone, prelevate dal carcere di San Vittore, scosse molto la citt\u00e0 di Milano. Simbolicamente fu quindi proprio a Piazzale Loreto che vennero esposti i cadaveri di Mussolini, di Claretta Petacci e di altri gerarchi uccisi il 28 aprile 1945.<\/p>\r\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A cura di Di Patrizia Marchesini &#8212;&#8212;&#8212;Dal Verme era Sottotenente del Reggimento Artiglieria a Cavallo inquadrato nel C.S.I.R.. <\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":253,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[16],"tags":[],"class_list":["post-269","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-interviste"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Intervista a Luchino Dal Verme | Sito provvisorio<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Sito del 120\u00b0 Reggimento Artiglieria Motorizzato - Campagna di Russia 1941-43 - 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