{"id":1765,"date":"2022-12-10T22:30:18","date_gmt":"2022-12-10T22:30:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/?p=1765"},"modified":"2023-02-27T23:40:59","modified_gmt":"2023-02-27T23:40:59","slug":"intervista-a-carlo-vicentini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/intervista-a-carlo-vicentini\/","title":{"rendered":"Intervista a Carlo Vicentini"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">di Achille Omar Di Leonardo<\/p>\n<!-- \/wp:post-content -->\n\n<!-- wp:table {\"align\":\"center\",\"className\":\"is-style-stripes\"} -->\n<figure class=\"wp-block-table alignleft is-style-stripes\">\n<table style=\"height: autopx;\" width=\"100%\">\n<thead><\/thead>\n<tbody>\n<tr>\n<td>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><span class=\"Citazione-interviste\">\u201cIo non pretendo di fare lo storico ma racconto come sono andate le cose.\u201d<\/span><\/h3>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #b29135;\"><em>Monteporzio Catone, gioved\u00ec 15 luglio 2010<\/em>&gt;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Carlo Vicentini, classe 1917, \u00e8 uno dei &#8220;Ragazzi di Aosta \u201941&#8221;. Partito per la Campagna di Russia con il grado di Sottotenente nei ranghi del Plotone Comando del Btg. Alpini Sciatori &#8220;Monte Cervino.\u201d Catturato dai Russi il 19 gennaio 1943 \u00e8 rientrato in Italia nel 1946, dopo aver passato 3 anni in prigionia, in diversi lager. \u00c8 decorato con due al Valor Militare. Dal 2004 al 2007 \u00e8 stato Presidente nazionale dell&#8217;UNIRR (Unione Nazionale Italiana Reduci di Russia). Ha scritto: &#8220;<a href=\"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/libri\/noi-soli-vivi\/\">Noi soli vivi<\/a>&#8220;, un libro sulla sua esperienza in Russia e in particolare sui campi di prigionia sovietici; &#8220;Rapporto sui prigionieri italiani in Russia&#8221;, rassegna sui numeri e sulle fasi della prigionia dalla cattura alla liberazione, scritto insieme a Paolo Resta; &#8220;Il sacrificio della Julia&#8221;, un tributo al valore dei soldati della Julia nell&#8217;affrontare l&#8217;accerchiamento russo. Negli anni si \u00e8 impegnato molto per il ricordo dei propri compagni che sono rimasti in Russia sia partecipando alle manifestazioni (commemorazioni, convegni, incontri), sia lavorando per il Ministero della Difesa e per Onorcaduti alla ricostruzione degli elenchi e allo studio degli archivi russi sui campi di prigionia. Chi conosce il personaggio, nel leggere l&#8217;intervista, ritrover\u00e0 quel carattere schietto, un po&#8217; burbero, di un reduce che racconta i fatti senza troppe smancerie, di un uomo che non ama mediazioni, n\u00e9 mezze misure&#8230; Un ringraziamento doveroso al reduce Vicentini per avermi accolto nella sua casa e per aver rilasciato questa intervista e a Paolo Plini che ha fatto da mediatore e che ha revisionato la trascrizione definitiva.<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/figure>\n<!-- \/wp:table -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #ad8328;\"><em>Si parla del libro \u201cIl labirinto di ghiaccio\u201d di Gino Papuli.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Papuli non ha mai promosso il suo libro. Credo che non abbia mai voluto mettersi in mostra. Era un uomo riservato, anche se nella sua Terni era una persona nota. Si deve a lui il monumento della pressa delle vecchie acciaierie e l\u2019annesso museo che oggi si trovano davanti alla stazione. A mio parere era un eccellente scrittore e un grande poeta e questo libro &#8211; \u201cIl labirinto di ghiaccio\u201d &#8211; con il suo stile liscio, chiaro ed elegante, lo dimostra.<\/strong> \u00c8 un libro che non conosco. Lo legger\u00f2 volentieri. \u00c8 strano come tante testimonianze, con il tempo, siano cadute nell\u2019oblio. Del 120\u00b0 dovrei per\u00f2 avere qualcosa\u2026 forse un elenco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019elenco dei caduti del 120\u00b0 in verit\u00e0 l\u2019ho gi\u00e0 pubblicato sul sito. Lo richiesi all\u2019associazione Unirr quando lei era ancora presidente. Non ho per\u00f2 l\u2019elenco dell\u2019organico.<\/strong> Gli elenchi degli organici non esistono o comunque non sono facili da reperire, non ci sono neanche degli alpini. Durante la guerra \u00e8 crollato tutto e certi archivi sono andati perduti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma \u00e8 possibile che negli archivi di Stato non si possano trovare?<\/strong> Degli elenchi esistono ma non sono mai stati informatizzati, allora si scriveva tutto a mano. I fogli matricolari, i nostri stati di servizio erano tutti gran papiri redatti a mano. Ora giacciono nei vari distretti militari e l\u2019Albo d\u2019Oro ha avuto grande difficolt\u00e0 quando ha voluto sapere chi erano i soldati non tornati dalla Russia. Ha dovuto fare una grande ricerca interpellando i Comuni. Nei Comuni era pi\u00f9 facile recuperare certe informazioni perch\u00e9 spesso, essendo piccoli centri, avevano maggiore cognizione del numero dei propri cittadini che non erano tornati dal fronte. In base alle informazioni raccolte, l\u2019ufficio dell\u2019Albo d\u2019Oro ha interessato i presidi, i distretti militari e da l\u00ec si \u00e8 riusciti a stilare un elenco preciso. Da questo elenco risultano oggi circa 90.000 nominativi \u201cnon tornati\u201d dal fronte russo. Di questi, una parte si sa che sono caduti. Normalmente vengono stimati in 80.000 invece sono ormai definitivi 90.000? Certo. Una parte di questi, che il Ministero definisce con una formula a mio avviso errata, sono i \u201cdispersi\u201d: in Russia non si \u00e8 \u201cdisperso\u201d nessuno! Ad ogni modo per molti di questi, circa 60.000 (\u201cdispersi\u201d), non esiste documentazione che dia certezza di decesso in combattimento o in prigionia per cui sono considerati \u201csospesi\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I 60.000 sono i non accertati!<\/strong> S\u00ec, non accertati. I numeri esatti li ho in quel promemoria, li legga.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Caduti 7.960, dispersi 56.393, deceduti in prigionia 24.202, noti 378.<\/strong> Sono i dati che risultano dagli archivi russi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Perch\u00e9 ci sono allora anche i cosiddetti \u201cnoti\u201d? Nell\u2019elenco del 120\u00b0 pubblicato sul sito appare come una delle voci. A chi mi ha chiesto il significato di questa parola ho sempre risposto che, probabilmente, si hanno notizie delle circostanze della scomparsa. Ho quindi sbagliato a interpretare?<\/strong> I \u201cnoti\u201d sono quei soldati deceduti dei quali si conosce solo il nome, ma non si trovano i corrispondenti documenti militari (foglio matricolare). Non sono compresi tra i non tornati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mi spieghi meglio. I \u201ccaduti\u201d sono quei soldati morti in combattimento, giusto?<\/strong> I \u201ccaduti\u201d sono quelli di cui si conosce la testimonianza, di cui si \u00e8 certi delle circostanze del decesso. Esiste per esempio un certificato dell\u2019ufficiale medico, di un ufficiale in genere o del cappellano militare. Oppure esiste la dichiarazione di un reduce, una dichiarazione che sia per\u00f2 una testimonianza oculare. Ma questo tipo di dichiarazioni sono pochissime. Nella ritirata nessuno aveva tempo di stilare un elenco dei verbali. A questo proposito scrissi un articolo intitolato \u201c<strong><a href=\"http:\/\/www.campagnadirussia.info\/documenti\/testi\/testi-a-cura-di-carlo-vicentini\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Chi sono i dispersi<\/a><\/strong>\u201d dove affronto questo tema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Da quell\u2019articolo in poi ci sono state altre novit\u00e0 al riguardo?<\/strong> No, si sono aggiunti nuovi nomi di soldati deceduti in prigionia. I russi ci hanno consegnato dei registri informatizzati, vede? Li ho qui. Questi elenchi sono stati gi\u00e0 tutti traslitterati dal russo. Il problema \u00e8 che quando si ottiene la parola traslitterata non sempre esiste il cognome corrispondente nell\u2019elenco ufficiale di coloro che non sono tornati, perch\u00e9 sono stati un po\u2019 modificati nella trascrizione. Ora per\u00f2 sto ricontrollando i dati, i nomi doppi, perch\u00e9 i Russi continuano a darci doppioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Vedo che questo \u00e8 un tabulato informatico. I russi quindi hanno informatizzato gli elenchi dei prigionieri.<\/strong> Loro s\u00ec, lo hanno fatto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cosa conservano dell\u2019armata italiana a parte questo elenco? Le trascrizioni degli interrogatori, per esempio, li hanno?<\/strong> Hanno i fascicoli ma quelli non li fanno consultare, ne hanno inviati alcuni. Ne ricordo uno di Loris Nannini, un sottotenente. Si tratta di un formulario, il medesimo che usavano per gli interrogatori politici degli stessi Russi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Scritti tutti in cirillico?<\/strong> S\u00ec. C\u2019\u00e8 stato un periodo in cui fu creata una commissione degli atti giuridici. A capo di questa commissione c\u2019era un presidente di cassazione che voleva mettersi in mostra per cui diede disposizioni di inviare addetti in Russia a fotocopiare una serie di fascicoli. Ma i Russi gli fecero fotocopiare solo la copertina. Nella copertina ovviamente ci sono i dati ma non il contenuto degli interrogatori. I Russi per\u00f2 ci avevano gi\u00e0 dato gli elenchi. Quindi si cre\u00f2 un po\u2019 di discussione tra il Ministero della Difesa e questa commissione (che dipendeva direttamente dalla Presidenza del Consiglio) perch\u00e9 avevano speso molti soldi per fotocopiare e, successivamente, per far tradurre i documenti. Tutto questo ha fruttato un altro centinaio di altri nomi non presenti negli elenchi precedentemente inviatici. Si vede che non erano stati cercati bene nel primo resoconto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E adesso a che punto sono le ricerche?<\/strong> \u00c8 tutto fermo!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Chi ha interesse a fermarsi?<\/strong> In verit\u00e0 non si riesce ad andare avanti. I Russi ci rispondono duramente, a sentire loro ci hanno mandato tutto e non vogliono esaudire ulteriori richieste. Per loro la questione \u00e8 chiusa. In passato siamo stati fortunati ad avere avuto Gorbaciov. Con lui c\u2019era stata una certa apertura e i documenti arrivavano. Adesso \u00e8 tutto chiuso. Anche quegli studiosi che prima avevano accesso, come la professoressa dell\u2019Universit\u00e0 di L\u2019Aquila, Maria Teresa Giusti, non riescono pi\u00f9 ad accedervi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Maria Teresa Giusti ha fatto un grosso lavoro di ricerca. Il suo libro \u00e8 una fonte interessantissima di dati e di citazioni. Un libro che \u00e8 un importante lavoro scientifico.<\/strong> S\u00ec, un gran lavoro. Lei era gi\u00e0 laureata, mi pare in lingue, in russo, per\u00f2 voleva ampliare il discorso storico. Mi ha conosciuto, ha letto il mio libro e da l\u00ec \u00e8 nata la sua passione per la campagna di Russia. Nella sua tesi di laurea analizza la mia esperienza in Russia e nei campi di prigionia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ho visto che cita anche gli atti del processo a D\u2019Onofrio.<\/strong> S\u00ec. Prende spunto da diverse testimonianze. Anche lei non riesce ad avere pi\u00f9 accesso agli archivi sovietici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sia l\u2019associazione U.N.I.R.R. sia il Ministero, cos\u00ec come gli storici, hanno studiato ed esaminato ormai tutto il materiale importante in merito al numero dei soldati italiani in Russia, considerando la documentazione raccolta fino ad oggi. \u00c8 stato scritto tutto e analizzato in modo completo ci\u00f2 che si ha a disposizione?<\/strong> Per quel che mi riguarda ho lavorato con Onorcaduti, ai tempi del generale Gavazza, che era stato capo del corpo d\u2019armata alpino (non del fronte russo ma in tempi recenti). Quando, nell\u2019arco di un anno, arriv\u00f2 questo materiale d\u2019archivio, lui radun\u00f2 i pochi reduci alpini che erano qui a Roma. Fra questi vi ero anche io; il generale Gavazza ci consegn\u00f2 il materiale dicendoci di organizzarlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Oltre a lei, chi partecip\u00f2 a questa sistemazione?<\/strong> C\u2019era un maresciallo dell\u2019aeronautica, di cui non ricordo il nome, ed altri reduci che abitavano a Roma ma che non erano romani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>C\u2019era anche Felici in questo gruppo di reduci?<\/strong> Quale Felici? <strong>Alfonso Felici!<\/strong> Ma quello \u00e8 un millantatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Perch\u00e9? La sua vita di soldato sembra incredibile.<\/strong> Quello che lui racconta sulla Russia non \u00e8 vero niente. Secondo lui ha combattuto anche contro i Giapponesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Non \u00e8 vero nemmeno l\u2019episodio della mina sul carro armato per il quale gli diedero una medaglia?<\/strong> No, secondo me non risulta da nessun reparto alpino che abbia fatto la Russia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lei dubita quindi addirittura che l\u2019abbia fatta?<\/strong> S\u00ec. I millantatori partono da questo presupposto: dal momento che non risulta da nessuna parte, possono dire di avervi partecipato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sembra incredibile.<\/strong> A Milano se ne present\u00f2 uno che millantava di essere stato nel Monte Cervino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In quel caso per\u00f2 era pi\u00f9 facile capire se diceva la verit\u00e0, era il suo battaglione.<\/strong> Certo, era il mio battaglione. Tutti credevano a questa storia tanto che riusc\u00ec a farsi dare un paio di medaglie. Aveva incantato anche quelli dell\u2019ANA. Quando me lo hanno presentato per\u00f2 ho cominciato a dubitare. Gli feci un po\u2019 di domande. Gli chiesi quale fosse il suo compito e lui mi disse che era nel plotone comando. Allora gli chiesi chi fosse il comandante e lui mi rispose che non se lo ricordava perch\u00e9 c\u2019era stato poco tempo. Gli chiesi quindi dove lo avessero mandato e lui disse che gli fecero fare l\u2019autista al generale Nasci. Ora, che dal battaglione sciatori Monte Cervino, lo mandassero a fare l\u2019autista di Nasci non era credibile per cui cominciai a capire che qualcosa non tornava. Poi scoprii che era nato nel 1924 e in Russia non venne mandata quella classe. L\u2019ultima a partire fu quella del 1922. Aveva stretto contatti con un ufficiale che fu anche presidente dell\u2019Ana di Milano il quale cercava di tollerarlo, ma fondamentalmente era un millantatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Che interesse si ha a fregiarsi di tante medaglie con l\u2019inganno?<\/strong> C\u2019\u00e8 gente che quando fa le adunate si riempie il petto di medaglie. \u00c8 un modo come un altro di mettersi in mostra. C\u2019\u00e8 chi le indossa pur non essendo roba propria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>T<\/strong><strong>ornando allora a Felici, come le sembra possibile che, se non ha fatto addirittura la Russia, lo abbiano invitato a fare un\u2019intervista e un documentario?<\/strong> Perch\u00e9 i giornalisti sono degli sprovveduti. Questo, per esempio, \u00e8 un articolo dove addirittura scrivono che questo reduce \u00e8 l\u2019unico ad essere sopravvissuto della Julia. Tanto per farle capire come vengono scritti gli articoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Devo ammettere che sembra uno dei pochi che tiene a ricordare che la ritirata di Russia non \u00e8 stata fatta solo dagli alpini cos\u00ec come tiene a dire che i caduti non ci sono stati solo nella ritirata ma che, anzi, ce ne sono stati di pi\u00f9 in prigionia. Sulla prigionia si glissa sempre un po\u2019, la si accenna ma non si approfondisce mai. Forse perch\u00e9 \u00e8 scomodo dover dire che i soldati italiani sono caduti in mano \u201cnemica\u201d! Lei cosa ne pensa?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La motivazione \u00e8 facilmente individuabile. Sono in molti, specie i militari di carriera, a sostenere che non bisogna evidenziare che abbiamo perso. Spesso mi danno addosso perch\u00e9 dicono che io \u201csputtano l\u2019esercito\u201d e certe cose non bisogna dirle. Ma io questo atteggiamento non lo condivido, io non sono nell\u2019esercito e sono uno che \u00e8 stato semmai sfruttato dall\u2019esercito e dico come sono andate le cose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Credo che ci voglia equilibrio.<\/strong> Io non pretendo di fare lo storico ma racconto come sono andate le cose. Anche sulla questione del cannibalismo mi ripetevano spesso \u201cma sei sicuro?\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Non \u00e8 il solo ad avere raccontato quegli episodi! In effetti \u00e8 molto complicato riuscire a essere obiettivi in ci\u00f2 che si scrive quando si raccolgono testimonianze. Da quando \u00e8 nato il sito mi sono sempre chiesto se sia giusto evidenziare delle parti e sottenderne altre. Ho sempre pensato che ci voglia una certa attenzione nell\u2019uso dell\u2019informazione.<\/strong> I primi libri che sono usciti sulla campagna di Russia sono stati quelli di Rigoni Stern, quindi Tridentina, Di Bedeschi con la Julia. Di Corradi, Revelli. Tutti alpini. Sulla Pasubio, sulla Torino, almeno inizialmente, non fu scritto nulla. L\u2019unico libro di successo che parla della ritirata non alpina \u00e8 quello di Eugenio Corti, \u201cI pi\u00f9 non ritornano\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lei lo ha conosciuto Corti?<\/strong> S\u00ec, ho avuto modo di farci qualche discussione. Il libro di Rigoni Stern comunque rimane probabilmente uno dei libri pi\u00f9 belli. Lui ha raccontato la campagna di Russia &#8211; non \u00e8 esatto dire che l\u2019abbia romanzata &#8211; con uno stile che si legge volentieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Rigoni Stern ha avuto il merito di aver avvicinato la gente alla campagna di Russia. Ma questo ha forse anche creato un certo divario nello stile tra quello che \u00e8 stato Rigoni Stern e la scrittura di testimonianze. Quella di Rigoni \u00e8 vera e propria letteratura, l\u2019altra \u00e8 testimonianza spesso scarna e diretta.<\/strong> Come dicevamo prima, comunque, dopo questi grandi libri, c\u2019\u00e8 il deserto. Non ci sono libri sui bersaglieri che abbiano lasciato il segno sul grande pubblico come quello di Rigoni o di Bedeschi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A dire il vero libri sui bersaglieri in Russia ci sono stati ma certo non hanno avuto quella risonanza degli scrittori citati prima. Come si spiega allora, anche se non \u00e8 difficile darsi una risposta, che la campagna di Russia venga inevitabilmente associata alla ritirata degli alpini?<\/strong> Questo \u00e8 il motivo per il quale, quando vado nelle scuole a dare la mia testimonianza, la prima domanda che faccio, sia agli alunni che alla stesse professoresse, \u00e8 proprio questa: \u201cCosa ne sapete della campagna di Russia?\u201d E sistematicamente mi rispondono che \u201cC\u2019\u00e8 stata la ritirata degli alpini\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00c8 proprio vero allora che, cos\u00ec come si dice che la storia la scrive chi vince, allo stesso modo la testimonianza la fa chi ha i mezzi per scriverla? Il prof. Pignato, nell\u2019intervista al 120\u00b0, giustifica questa massiva letteratura alpina con il fatto che, essendo tutti del nord, fossero pi\u00f9 istruiti e quindi pi\u00f9 preparati per poter scrivere un libro.<\/strong> Mah, al sud c\u2019erano comunque bravi scrittori. <strong>Consideriamo comunque che il corpo alpino \u00e8 nella sua tradizione un gruppo coeso.<\/strong> Questo \u00e8 vero. <strong>Quindi in una comunit\u00e0 cos\u00ec forte penso sia pi\u00f9 facile trovare le risorse per pubblicare ed avere quindi una propria visibilit\u00e0 anche sganciata dall\u2019editoria che conta. Non crede?<\/strong> Non so se sia del tutto vero. Ho l\u2019impressione che l\u2019esercito italiano fosse mal preparato, gli ufficiali non erano preparati, anche sotto il fascismo. Ai tempi si privilegiavano alcuni corpi, hanno privilegiato l\u2019aeronautica, la marina, i bersaglieri e solo dopo la campagna di Grecia gli alpini si sono conquistati una certa fama. Anche l\u00ec l\u2019opinione comune ha percepito che, a causa del sacrificio della Divisione Julia, fosse una campagna di guerra combattuta quasi solo dagli alpini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una certa \u201cresponsabilit\u00e0\u201d gli alpini l\u2019hanno, anche se indirettamente, nell\u2019aver parlato solo ed unicamente delle loro gesta. Poi certo non \u00e8 che si possa addossar loro la colpa di aver scritto tanto su loro stessi. Ma io credo che nel momento in cui si ha l\u2019opportunit\u00e0 di avere una certa visibilit\u00e0 si ha anche il dovere di ampliare il discorso e non lasciare che quello che si racconta diventi \u201cil racconto\u201d.<\/strong> Un altro aspetto che non capisco, ma credo sia un problema che riguarda anche la memorialistica di altre guerre, \u00e8 quella dell\u2019esaltazione dell\u2019eroe. Qual \u00e8 la necessit\u00e0 di insistere sull\u2019idea dell\u2019eroe per cui si pu\u00f2 parlare di un soldato solo se ha fatto atti eroici altrimenti \u00e8 meglio che non se ne parli? \u00c8 questione di retorica! \u00c8 un aspetto che ho sempre combattuto. A mio avviso ce n\u2019erano a centinaia di eroi, tutti quelli che sono morti sono stati eroi. Purtroppo per\u00f2 non sono conosciuti dai \u201cdistributori di medaglie\u201d e nessuno lo sa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ricordo un documentario dove fu intervistato un ufficiale tedesco, Ernst-Georg Von Heyking (tenente della 24a Panzer Division tedesca), il quale disse: \u201cOggi pensare che le medaglie siano il frutto del sangue dei soldati mi ripugna.\u201d<\/strong> Le dir\u00f2 di pi\u00f9, le racconto un fatto che la dice lunga su come venivano gestite a volte le medaglie. Ritornati dalla prigionia, capitava che noi reduci ci si ritrovasse qui a Roma per stare un po\u2019 insieme, per andare a cena. In una di queste occasioni mi capit\u00f2 di incontrare una persona che lavorava al Ministero e, questo signore, a un certo punto, mi chiese che medaglia avessi. Io ho due medaglie di bronzo. Tent\u00f2 di propormi un cambio: dalle medaglie di bronzo a una d\u2019argento. Pensai fosse una pazzia solo l\u2019idea della proposta. Mi disse che sarebbe stato un gioco da ragazzi. Rifiutai categoricamente. Come avrei mai potuto presentarmi con la coscienza pulita ogni volta che entriamo nella chiesetta che abbiamo costruito a Breuil Cervinia, ai piedi del Monte Cervino, dove tutti gli anni, il primo luglio, il nostro battaglione, il Monte Cervino, si riunisce per celebrare una messa? Non avrei mai potuto accettare e invece molta gente segue questi espedienti per farsi attribuire medaglie che non gli spettano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Continuiamo un momento a parlare ancora degli alpini. Gli alpini sono davvero \u201ci pi\u00f9 bravi\u201d, i pi\u00f9 preparati?<\/strong> No, non credo sia da porre in questo modo, non \u00e8 che siano \u201cpi\u00f9 bravi\u201d. Hanno una preparazione di base che li privilegia e che risale anche a prima di fare il militare e permette loro di avere qualche vantaggio in pi\u00f9. Vivere nelle vallate, dove \u00e8 difficile vivere, dove non si trova tutto pronto, dove l\u2019organizzazione \u00e8 carente, richiede uno sforzo in pi\u00f9 al quale gli alpini sono abituati, in quei luoghi ognuno deve arrangiarsi. Bisogna imparare a fare tutti i mestieri, imparare a risolvere i problemi ordinari. Sul libro traccio anche la figura dell\u2019alpino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quando eravate in prigionia vi inoltrate in una discussione con un prigioniero italiano del nord, che sosteneva che \u201cl\u2019alpino \u00e8 come il napoletano\u201d. L\u2019arte di arrangiarsi nelle situazioni di difficolt\u00e0.<\/strong> Esattamente, volevo arrivare proprio a questo punto, a quando lui mi dice: \u201cI tuoi alpini dovevano avere sangue napoletano nelle vene.\u201d Giusto! Quando c\u2019\u00e8 la necessit\u00e0, quando ti trovi in difficolt\u00e0, e nel meridione \u00e8 endemico, la testa la fai lavorare per trovare una soluzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019alpino non \u00e8 un uomo che si pu\u00f2 costruire, ha gi\u00e0 una sua identit\u00e0!<\/strong> S\u00ec. \u00c8 gi\u00e0 costruito, ha gi\u00e0 una sua identit\u00e0: ha un senso di solidariet\u00e0 innato, sa vivere da solo e arrangiarsi da solo, non ha bisogno di pensare alle difficolt\u00e0 che si presenteranno perch\u00e9 sa che nel momento in cui capiteranno avr\u00e0 una soluzione per superarle. Quando ero al fronte, sulla parte del fronte che era di mia competenza, c\u2019era una mitragliatrice affidata a un caporale e a due o tre altri alpini che si davano il cambio. Io sapevo che dei miei alpini, di quegli alpini, mi sarei potuto fidare. Sapevo che la mitragliatrice era in buone mani. Ero sicuro di quella gente l\u00ec. Quegli alpini, anche senza un ufficiale, senza nessuno che gli dicesse cosa fare, sarebbero stati in grado di cavarsela da soli. Anche di fronte a una grave difficolt\u00e0 erano in grado di affrontarla, non si sarebbero mai tirati indietro nonostante ci fosse stata la possibilit\u00e0 di farlo. A proposito di darsi prigionieri, una volta, la figlia di un reduce abruzzese ormai deceduto, scrisse un libro sul padre dove confessava che si era dato prigioniero. Mi chiese di fare la recensione ma io non accettai. Non avrei potuto avallare quel gesto, lei tent\u00f2 di impietosirmi dicendo che suo padre aveva solo vent\u2019anni ma le spiegai che tutti i soldati allora avevano vent\u2019anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00c8 sconveniente recensire il racconto di un soldato che si \u00e8 dato prigioniero? Non pu\u00f2 esserci una ragione che possa giustificare un gesto del genere?<\/strong> Be\u2019, avrei dovuto stroncarlo. Non mi sembrava il caso, ho ritenuto opportuno non accettare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tornando al nostro discorso. La differenza tra un alpino e un altro soldato \u00e8 che l\u2019alpino conosce l\u2019arte del \u201csapersi arrangiare\u201d.<\/strong> S\u00ec. Inoltre gli alpini, forse, sono spesso anche polemici. Penso ai bresciani, ai bergamaschi cos\u00ec come ai friulani, che si arrabbiano molto facilmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel libro emerge questa sua doppia identit\u00e0 geografica, per met\u00e0 trentino (di Bolzano) e per met\u00e0 romano.<\/strong> In verit\u00e0 sono \u201cesiliato\u201d a Roma. \u00c8 successo cos\u00ec: Mussolini, negli anni Trenta, ha voluto italianizzare l\u2019Alto Adige. Cominci\u00f2 con costruire monumenti e prosegu\u00ec con l\u2019insediamento delle industrie italiane nel tentativo di estirpare l\u2019identit\u00e0 degli abitanti ma non pot\u00e9 eliminare n\u00e9 i contadini, n\u00e9 i commercianti, n\u00e9 altro. Una delle prime cose che ha fatto \u00e8 stata quella di trasferire gli impiegati che erano appartenuti all\u2019ex impero austroungarico, sostituendoli con gente delle vecchie province. Come tutti i trentini, mio padre aveva combattuto sul fronte russo con l\u2019esercito austriaco. Mio padre, che era alle poste, nel 1929 venne trasferito e, nel giro di una settimana, ci trovammo a Casale Monferrato. Mia madre era a disagio, tutta la gente parlava un incomprensibile dialetto. Mio padre quindi fece domanda di trasferimento e, per toglierselo di torno, gli chiesero se volesse andare a Roma. Lui rispose di s\u00ec. Dal momento che, come tutti i trentini, conosceva bene il tedesco ebbe vita facile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Come ricorda quel periodo a Roma?<\/strong> Come tutti i ragazzi eravamo entusiasti. Frequentavo il GUF (Gruppi Universitari Fascisti n.d.t.), la partecipazione attiva era l\u2019unica maniera per fare sport, per fare montagna. Se ho potuto fare montagna a Roma, perch\u00e9 la montagna trentina mi mancava, era per questo attivismo. I miei parenti sono rimasti invece l\u00ec, chi aveva un lavoro autonomo era rimasto l\u00ec, albergatori, contadini\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quindi ha vissuto quel periodo in maniera naturale.<\/strong> Voi giovani non l\u2019avete vissuto ma effettivamente era cos\u00ec: ci trovavamo come si trovavano i Tedeschi in Germania o gli stessi Russi in Unione Sovietica. Conoscevamo solo quello. C\u2019erano due giornali soli, non sapevamo nulla di quello che succedeva al di fuori della nostra realt\u00e0. Un paio di mesi fa mi sono recato in Trentino e, una sera, fui intervistato da uno per un paio d\u2019ore. Mi fece una sfilza di domande, fu un \u201cterzo grado\u201d. A lui non interessava sapere quello che avessi fatto. Disse: \u201cA me interessano impressioni, stati d\u2019animo.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le interviste si possono fare a vari livelli.<\/strong> Infatti le domande erano del tipo: \u201cQuando ha ricevuto la cartolina rossa, cosa ha pensato?\u201d Io la cartolina rossa non l\u2019ho ricevuta. Sono del 1917 e avevo rimandato il servizio militare per questioni di studio. Quando finii l\u2019universit\u00e0, nella sessione autunnale del 1940, mio fratello \u2013 che era del 1921 &#8211; fu chiamato alle armi; a me invece arriv\u00f2 la cartolina per il servizio di leva. Le domande proseguivano su quel tono: \u201cPerch\u00e9 non ero partito se eravamo in guerra?\u201d Io, prima di partire per la guerra, avevo fatto il corso allievi ufficiali e allora continuava a chiedermi\u2026 \u201cCosa aveva provato?\u201d, \u201cQuando ha visto i primi morti?\u201d\u2026 Insomma, di film ne avevamo visti anche noi!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mi pare di capire che lei non ami indagare i suoi stati d\u2019animo, la sua reazione a un fatto di rilevante importanza.<\/strong> No, non \u00e8 questo. In verit\u00e0 avevo capito che il suo indagare era un voler probabilmente portare la conversazione verso un discorso pacifista. Continuava a chiedere della reazione di mia madre\u2026 allora tutte le madri sapevano che i figli sarebbero andati a fare il militare, nessuno si faceva domande su cose ovvie. Insisteva: \u201cMa lei scriveva lettere alla sua famiglia?\u201d, io le scrivevo tutti i giorni. \u201cE cosa rispondeva?\u201d e gi\u00f9 con domande di questo genere\u2026 \u201cIl battesimo del fuoco com\u2019\u00e8 stato?\u201d Una volta ci hanno mandato di corsa a sostituire un battaglione di bersaglieri a Jagodnyj, nella zona in cui avvenne la carica di Izbu\u0161enskij. Arrivati, ci mettemmo in posizione e l\u00ec vidi per la prima volta le katiusce. Sembrava la fine del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Che potere hanno le katiusce? Dai racconti sembrerebbe trattarsi di un\u2019arma psicologica, che tende cio\u00e8 a disorientare con il suo frastuono piuttosto che avere un potere devastante in termini di impatto con il suolo.<\/strong> Intanto \u00e8 un\u2019arma contro la fanteria che non ha potere demolitore. I missili sono cilindri di circa un metro, met\u00e0 \u00e8 propellente e il resto \u00e8 esplosivo. Quando impatta a terra esplode e fa molto rumore, viene fuori una grandissima fiammata, un solo razzo contiene una quantit\u00e0 di esplosivo venti volte quella di una granata da 75. \u00c8 impressionante quando arriva: le scie luminose navigano sopra le teste con un rumore assordante, fenomenale. Poi con il tempo si impara a conoscere e ci si abitua anche a quelle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Perci\u00f2 l\u2019effetto disorientante \u00e8 forte.<\/strong> S\u00ec, perch\u00e9 non sai dove vanno a finire. Sono molto imprecise, coprono lo spazio di un centinaio di metri di territorio. Di solito sono una dozzina di colpi anche se qualcuno parla di ventiquattro colpi, ma sono tutte balle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Stabilirne il numero per\u00f2 non deve essere difficile, basterebbe contare le sedi, i binari montati sui camion dai quali vengono lanciati.<\/strong> Come noi avevamo le batterie, quelle che ho visto io (sotto forma di rottami durante l\u2019avanzata e in funzione, quando fui catturato) avevano un numero preciso di armamento, loro prendevano sei camion e con quelli lanciavano le katiusce. Queste avevano il grandissimo vantaggio che, essendo piazzate su un camion, dopo avere sparato i colpi si spostavano velocemente di cento metri e non subivano la controbatteria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Avevate solo la possibilit\u00e0 di buttarvi a terra.<\/strong> S\u00ec, schiacciati a terra a pelle di leone. Per\u00f2 erano pi\u00f9 pericolose le bombe di mortaio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Perch\u00e9 erano pi\u00f9 precise?<\/strong> S\u00ec, erano pi\u00f9 precise. Le schegge erano pi\u00f9 grosse. Mentre il proiettile d\u2019artiglieria si infila nel terreno, per cui il cono di esplosione \u00e8 meno aperto, \u00e8 pi\u00f9 verticale, la granata di mortaio si squarcia appena tocca il suolo e quando ci si butta bisogna stare incollati pancia a terra e sperare di essere il pi\u00f9 lontani possibile dall\u2019esplosione per non essere colpiti dalle schegge.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019armamento russo, \u00e8 assodato, era di gran lunga maggiore.<\/strong> Erano certamente pi\u00f9 forniti di noi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Si dice che l\u2019esercito italiano doveva lesinare i colpi, doveva contarli, mentre i Russi sparavano quello che volevano.<\/strong> La raccomandazione pi\u00f9 ripetuta era quella di risparmiare munizioni. Quando eravamo a Jagodnyj (nel 1942 ci siamo stati tutto agosto e tutto settembre se non erro) ogni giorno c\u2019erano morti o feriti. Dall\u2019altra parte i Russi avevano piazzato una batteria di mortai e tutti i giorni sparavano la loro giornata di fuoco, una quarantina di colpi. Cambiavano l\u2019ora, la posizione, le modalit\u00e0. Poteva quindi capitare a ogni orario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I Russi in quel caso facevano un\u2019azione di routine.<\/strong> In effetti noi, quando finivamo i colpi, dovevamo aspettare che ci venissero portati dalle vicine retrovie. I rifornimenti non erano immediati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Gli Italiani erano dipendenti dai Tedeschi per quel che riguarda il rifornimento d\u2019artiglieria.<\/strong> S\u00ec. Eravamo dipendenti dai Tedeschi per tutto il traffico proveniente dall\u2019Italia perch\u00e9 le ferrovie le gestivano loro, che di noi se ne fregavano. Sono sempre stati delle carogne, pensavano a rifornirsi prima loro. Per loro eravamo un alleato di carta. D&#8217;altronde non andavano d\u2019accordo Americani e Inglesi, figuriamoci se noi potevamo andare d\u2019accordo con i Tedeschi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Vista la considerazione dei Tedeschi per l\u2019esercito italiano trovo ancora pi\u00f9 assurdo il fatto che gli Italiani, i Rumeni gli Ungheresi siano stati schierati dai Tedeschi su un fronte cos\u00ec lungo. Se gli eserciti italiani non erano affidabili, a loro giudizio, come mai allora li diluiscono su un fronte cos\u00ec lungo e senza riserve?<\/strong> Non avevano nient\u2019altro a disposizione. Hanno voluto puntare la loro forza su Stalingrando dando un peso ideologico al loro assedio e pensando che i Russi avrebbero radunato le loro forze intorno a quella citt\u00e0 e, invece, li hanno fregati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Stalingrado \u00e8 stata una guerra casa per casa, corpo a corpo.<\/strong> Tremenda! <strong>Ma da parte di un esercito che aveva piegato ormai mezza Europa \u00e8 incredibile constatare un errore del genere. I Tedeschi \u2013 secondo un calcolo approssimativo \u2013 schierarono sul medio Don un soldato ogni sette metri. Una difesa di sabbia!<\/strong> A loro non bastava avere un fronte che partiva da Murmansk fino al Mar Nero. Vollero strafare spingendosi fino al Caucaso. Si parla di duemila, tremila chilometri di fronte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I Tedeschi avevano la percezione che l\u2019arretramento russo fosse dovuto all\u2019insufficienza di forze o alla loro debolezza?<\/strong> Direi alla loro debolezza. <strong>Mentre i Russi avevano attuato, ancora una volta, la tattica della terra bruciata. Ma possibile che i Tedeschi non avessero idea di quali forze fossero schierate dall\u2019altra parte e quindi della potenza russa?<\/strong> No, non credo ne sapessero molto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00c8 dunque lecito pensare che i Tedeschi schierarono l\u2019armata italiana a cordone in modo da sollevarsi da ogni responsabilit\u00e0 al momento di un\u2019eventuale disfatta?<\/strong> No, non credo. Ma la colpa ce l\u2019hanno comunque data lo stesso. Noi ufficiali italiani, in prigionia, abbiamo sempre litigato con gli ufficiali tedeschi su questo punto. Loro dicevano che la colpa era nostra ma noi ribattevamo dicendo che era il loro capo che ci aveva affidato 300 chilometri di fronte. Le nostre divisioni di fanteria avevano 12.000 uomini, dunque 400 uomini\/km dei quali, s\u00ec e no, la met\u00e0 in prima linea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Loro come rispondevano a questa affermazione?<\/strong> Sostenevano che noi eravamo scappati, che non avevamo resistito. E noi a ribattere: \u201cPerch\u00e9 voi? Siete riusciti a resistere a Izjum?\u201d Ad aprile 1942 i Russi sfondarono il fronte tedesco e crearono una sacca che arriv\u00f2 a minacciare Dnepropetrovsk.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In ogni caso i Tedeschi si sono ritirati come gli Italiani; la 298^ divisione tedesca, che era fra le divisioni italiane, ha battuto ritirata alla stessa maniera delle divisioni italiane. Oltretutto i Tedeschi riuscivano anche a ritirarsi prima perch\u00e9 possedevano i mezzi motorizzati. <\/strong><strong>Il Monte Cervino, rispetto agli altri battaglioni alpini, arriva in Russia prima e viene impiegato spesso a sostegno di altre divisioni.<\/strong> S\u00ec. Arriva prima, in inverno, quando il CSIR era nella zona mineraria del Donetz. La guerra era ormai di posizione, si era fermi sia dall\u2019una che dall\u2019altra parte. In quel momento c\u2019era bisogno di azioni di pattugliamento, di esplorazioni. Avevano bisogno di sciatori, di un corpo che potesse muoversi sulla neve. Cos\u00ec, nel 1942, mandarono il Battaglione Sciatori Monte Cervino, cui aggiunsero un reparto di istruttori con il compito di organizzare pattuglie di sciatori nei battaglioni di fanteria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quando \u00e8 partito il Monte Cervino lei non c\u2019era per\u00f2.<\/strong> No, non c\u2019ero, sono partito dopo con il primo scaglione di complementi (4 ufficiali e 40 alpini) a met\u00e0 aprile 1942.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tra luglio e agosto 1942 ci sono azioni di guerra dei bersaglieri e del 120\u00b0 reggimento artiglieria motorizzato alle quali partecipa anche il Monte Cervino.<\/strong> S\u00ec, ma noi in quella zona siamo arrivati dopo i fatti di Serafimovi\u010d, quando c\u2019\u00e8 stata la rottura del fronte della Sforzesca. Tutta la divisione Celere era stata allarmata e noi arrivammo di rinforzo da Millerovo. Demmo il cambio a un reparto del 3\u00b0 bersaglieri su una quota poco pi\u00f9 a nord di Jagodnyj.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Piuttosto indietro!<\/strong> S\u00ec, da Millerovo arrivammo di corsa, ci trasportarono in camion.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Avevate mezzi vostri?<\/strong> Non avevamo mezzi a sufficienza, avevamo 10 camion e 10 autocarrette.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Si ricorda che camion avevate?<\/strong> S\u00ec, i Lancia Ro NM, avevano il muso dritto con accensione a manovella mi pare. Quando \u00e8 arrivato in Russia il Cervino, aveva solamente i muli. Poi gli hanno aggiunto, verso marzo 1942, la (80a n.d.t.) compagnia armi d\u2019accompagnamento con i controcarro 47\/32 che non avevano nemmeno lo scudo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Trainati come?<\/strong> Caricati sul camion. Insieme al Cervino mandarono una compagnia di un centinaio di uomini che erano istruttori di sci prelevati alla scuola alpina e che dovevano insegnare a sciare alle pattuglie della Torino e della Pasubio. Rigoni Stern era andato con quelli. Infatti non ha combattuto con il Monte Cervino. Poi, quando a maggio la neve si sciolse Rigoni Stern rientr\u00f2 in Italia insieme agli altri istruttori. Fu in seguito trasferito al Val Chiese e, tornato in Russia, fece la ritirata con la divisione Tridentina (dovrebbe trattarsi di un lapsus del Dott. Vicentini: Rigoni Stern partecip\u00f2 alla campagna di Russia con il battaglione Vestone e non con il Val Chiese, n.d.t.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Come mai ci fu una seconda spedizione di uomini per il Monte Cervino?<\/strong> Perch\u00e8 avevano gi\u00e0 perso una quarantina di uomini e quattro ufficiali in due azioni del marzo e del maggio, ma ci furono altri arrivi di complementi, l\u2019ultimo la prima settimana di gennaio 1943.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In che zona?<\/strong> A St\u00e0lino a marzo, mentre a Izjum a maggio. I Tedeschi erano riusciti a fare una grande testa di ponte, lunga una ottantina di chilometri e larga una ventina, arrivando quasi a Dnepropetrovsk. Avevano allungato il fronte di circa duecento chilometri. In quella occasione i Tedeschi avevano chiesto a Messe di dare aiuto, cos\u00ec mand\u00f2 il Monte Cervino, elementi del Btg. Pontieri\u2026 praticamente a farsi massacrare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Che generale era Messe? Lo ha conosciuto?<\/strong> No, non l\u2019ho conosciuto. Era uno in gamba, che si faceva sentire. Si arrabbiava, sapeva farsi rispettare dai Tedeschi, batteva i pugni. Gariboldi invece era senza vigore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Di Gariboldi in molti parlano male. Soprattutto Galeazzo Ciano nel suo diario.<\/strong> Non lo so, non l\u2019ho letto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quando Ciano scrive di Gariboldi usa tutti i possibili aggettivi dispregiativi definendolo sostanzialmente un servo dei Tedeschi, uno che si prestava al loro gioco, capace di vendere la patria pur di mantenere il suo posto, il suo prestigio e proseguire la sua carriera.<\/strong> C\u2019\u00e8 da dire che tenere testa ai Tedeschi non era facile. Ma certo Gariboldi, a differenza di Messe, non aveva le carte in regola per potersi confrontare con loro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ciano insiste nel considerarlo un inetto. Il diario di Ciano \u00e8 molto interessante, soprattutto per i retroscena nei rapporti tra Italiani e Tedeschi. Si nota chiaramente come il fascismo, come Mussolini e lo stesso Ciano, pur mantenendo buoni rapporti di facciata, non sopportino ormai pi\u00f9 l\u2019alleato. Vi \u00e8 un odio strisciante e a volte malcelato verso i Tedeschi considerati alleati di cui, ormai, non ci si pu\u00f2 pi\u00f9 fidare soprattutto quando si tratta di prendere decisioni importanti come l\u2019invasione della Russia, occasione in cui non si degnano nemmeno di avvisare l\u2019alleato.<\/strong> I Tedeschi furono scorretti anche dopo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il cambio da Messe a Gariboldi fu forse un modo di estromettere un generale scomodo?<\/strong> Quando ci fu il cambio, il CSIR venne mantenuto diventando XXXV Corpo d\u2019Armata. Le divisioni Pasubio, Torino e Celere rimasero sotto il suo comando ma subordinate a Gariboldi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>C\u2019\u00e8 da dire per\u00f2 che Messe non approvava l\u2019invio di un\u2019armata italiana in Russia, avrebbe preferito consolidare il CSIR e, almeno inizialmente, aveva espresso parere contrario.<\/strong> Tutti erano contrari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mussolini invece non volle sentire ragione, impose il suo volere, il suo voler esserci a tutti i costi con un numero maggiore di soldati.<\/strong> Il problema \u00e8 che quando non comandano pi\u00f9 i militari e non si d\u00e0 loro ascolto e, a questi, si sostituiscono i politici che impongono la loro idea senza avere cognizione di quale sia la situazione sul campo, succede quel che \u00e8 successo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Hitler infatti, quando la situazione in Russia diventa critica dichiara \u201cI generali non capiscono niente di strategie militari\u201d. Attaccando cos\u00ec i generali che cercano di farlo desistere da una resistenza ad oltranza. Questa la dice lunga sul clima in cui erano costretti a muoversi i militari.<\/strong> Infatti ha fatto una fesseria dietro l\u2019altra. <strong>Quando avviene lo sfondamento delle linee delle divisioni di fanteria dell\u2019ARMIR, il Monte Cervino dove si trovava?<\/strong> Noi eravamo a Rosso\u0161\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cosa succede in quei giorni?<\/strong> Ci hanno mandato subito a dare manforte alla divisione Cosseria. Quando la divisione Cuneense si ritrov\u00f2 i Russi a Novo Kalitva, si preoccuparono subito. Pensarono che se i Russi erano arrivati l\u00ec voleva dire che qualcosa era accaduto e che c\u2019era il rischio di essere presi alle spalle. Quindi pensarono di inviare un corpo di intervento. Mandarono prima il Monte Cervino a vedere cosa fosse successo e poi, avendo capito che era necessario un gruppo di intervento, prelevarono dalla Julia i battaglioni di riserva dell\u20198\u00b0 e del 9\u00b0 reggimento alpini: il 9\u00b0 aveva il battaglione L\u2019Aquila, mentre l\u20198\u00b0 il battaglione Tolmezzo. Ci mandarono in gran fretta. Il giorno 19 dicembre 1942 da Ivanovka mi ero messo in quota a guardare con il cannocchiale e vedevo avanzare colonne interminabili di automezzi e carri armati russi che correvano verso sud. L\u2019armata rossa aveva sfondato le linee italiane il giorno 16. A Kantemirovka (60 km dal Don) ci arriv\u00f2 il 19, cio\u00e8 solo tre giorni dopo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Senza trovare nessuna resistenza.<\/strong> No, nulla. <strong>La Cosseria cosa fa quindi?<\/strong> Quando siamo arrivati a Ivanovka, sede del comando dell\u201989\u00b0 reggimento (Cosseria), non c\u2019era pi\u00f9 nessuno. La divisione Cosseria non era pi\u00f9 in grado di opporre resistenza, non esisteva pi\u00f9. A seguito dell\u2019urto dei Russi si era disintegrata, era un caotico via vai. L\u00ec ho capito cosa \u00e8 stata la prima guerra mondiale a Caporetto. C\u2019era tutta la strada piena di soldati a piedi o con i camion che si ritiravano verso ovest.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Perch\u00e9 secondo lei regnava ormai il caos? Perch\u00e9 i comandanti si erano dileguati?<\/strong> Hanno mollato tutto a causa della pressione russa. Sul fronte del Don devono aver fatto un sacco di morti perch\u00e9 ci furono un paio di giorni di bombardamenti. L\u2019artiglieria e gli aerei russi prima dell\u2019attacco hanno tempestato la nostra linea per 12 ore consecutive con centinaia di pezzi. Ma rotta quella barriera di resistenza, dietro di loro, era campo libero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quindi cosa riusciste a fare, voi del Cervino? Constataste solo quello che accadde?<\/strong> Insieme a noi si era ritirato il 52\u00b0 tedesco. Il nostro comandante di battaglione mi disse che avrebbe dovuto avere ordini dal II Corpo d\u2019Armata e, visto che non c\u2019era, si sarebbe messo a disposizione dei Tedeschi. Ma i Tedeschi cominciarono subito a fare le carogne. Ci dissero di occupare una certa posizione davanti a Ivanovka, ma subito dopo ci siamo accorti che ai nostri lati i Tedeschi non c\u2019erano pi\u00f9, se n\u2019erano andati lasciandoci soli. Avevano ritirato la truppa, la fanteria, mantenendo l\u2019artiglieria in posizione pi\u00f9 arretrata. Il mio comandante a quel punto, visto che parlavo tedesco, mi prese come interprete e mi port\u00f2 con s\u00e9. Ci dirigemmo in un\u2019isba dove c\u2019era il consiglio di guerra dei Tedeschi. Entrato nell\u2019isba disse \u201cSono il comandante del battaglione italiano, mi avete dato l\u2019ordine di occupare le quote. Perch\u00e9 vi siete ritirati e non mi avete detto niente?\u201d Loro tergiversavano ma il mio comandante si tolse dal collo la croce di ferro tedesca, quella con gli allori, che vale una nostra medaglia d\u2019argento, e la sbatt\u00e9 sul tavolo dicendo: \u201cNon so che farmene della vostra medaglia se poi mi trattate in questa maniera.\u201d L\u00ec c\u2019era il famoso generale Eibl che, in seguito, collabor\u00f2 molto con noi. Se non facevi la voce grossa con i Tedeschi non venivi rispettato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dal suo racconto si ha un\u2019idea pi\u00f9 chiara di quello che succedeva al momento di uno sfondamento.<\/strong> Nei rapporti ufficiali infatti si legge spesso: \u201cI Russi crearono dei varchi.\u201d Ma quali varchi? Quando sfondavano le linee non esisteva pi\u00f9 nulla. In quel caso si sono ritirati tutti in massa. I Russi attaccarono su diversi punti contemporaneamente: sulla Cosseria, su Verhnij Mamon, dove avevano gi\u00e0 due divisioni in corrispondenza della Pasubio e della Celere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In quel punto avevano una testa di ponte al di qua del fiume.<\/strong> L\u2019errore \u00e8 stato la mancanza di rinforzi, delle seconde linee. La stessa cosa avvenne dove avevano ammassato due divisioni, nella zona del Don detta \u201ccappello frigio\u201d dove era posizionata la Pasubio, divisione che combatt\u00e9 un po\u2019 pi\u00f9 energicamente delle altre anche se uno dei comandanti scapp\u00f2. La Torino e la Sforzesca invece non furono toccate dallo sfondamento diretto ma, essendo stata attaccata la Celere, anche loro hanno dovuto ritirarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le divisioni che venivano a conoscenza di uno sfondamento nel tratto di fronte tenuto da una divisione a loro adiacente, una volta accertata l\u2019incursione russa, non potevano far altro che ritirarsi e abbandonare il fronte.<\/strong> S\u00ec, ma questo aspetto solitamente non viene preso in considerazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma \u00e8 vero che gli alpini di tutto quello che stava succedendo al resto dell\u2019ARMIR, non si accorgono di nulla?<\/strong> Bisogna considerare che un sottotenente o un comandante di compagnia non pu\u00f2 far altro che guardare a vista, non ha una visione molto ampia del territorio. Oltre il suo sguardo non pu\u00f2 vedere, non sa nulla di quanto avviene, oltre a quello che pu\u00f2 vedere con i suoi occhi. Quando si saliva di grado, si era pi\u00f9 informati e si sapeva un po\u2019 di pi\u00f9 degli accadimenti. In questo caso spesso non veniva divulgata la notizia per tenere alto il morale della truppa e per evitare disordini. I reduci della Tridentina comunque lo raccontano, dicono che sentivano giorno e notte continui bombardamenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Considerando le azioni di guerra alle quali partecip\u00f2 il 120\u00b0 reggimento artiglieria motorizzato e quelle del Monte Cervino, \u00e8 piuttosto probabile che abbiano combattuto insieme. Lei ricorda di aver partecipato ad azioni di guerra insieme a questi artiglieri?<\/strong> No. Noi combattemmo con il 6\u00b0 e il 3\u00b0 bersaglieri solo in agosto, ma non avevamo contatti con la loro artiglieria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per\u00f2 \u00e8 strano perch\u00e9 se voi avete avuto contatti con l\u2019artiglieria della Divisione Celere, \u00e8 molto probabile che abbiate usufruito della collaborazione degli artiglieri del 120\u00b0 perch\u00e9 quel reggimento era reggimento di artiglieria a supporto del 6\u00b0 e del 3\u00b0 bersaglieri, era cio\u00e8 artiglieria divisionale.<\/strong> Non mi risulta, forse in agosto&#8230; ma tornando al discorso degli schieramenti, bisogna notare il criterio con il quale venne mandato in Russia il Corpo di Spedizione Italiano in Russia, il CSIR. Fu una pagliacciata: venne mandata la divisione Torino che \u00e8 una divisione di fanteria cos\u00ec come la Pasubio, e insieme a queste, la Divisione Celere, formata da due reggimenti di cavalleria\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Inizialmente s\u00ec, era cos\u00ec.<\/strong> \u2026e da un reggimento bersaglieri. In appoggio ai bersaglieri e alla cavalleria misero le Voloire che avevano fatto la guerra turca mi pare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Probabilmente fu inviata per contrastare la cavalleria cosacca. Com\u2019era questa cavalleria rossa?<\/strong> Tremenda. Io non l\u2019ho mai incontrata, ma quelli della Cuneense lo raccontano perch\u00e9 sono stati attaccati e fatti quasi tutti prigionieri nella zona di Valujki. I Russi avevano grosse scimitarre. I reduci della Cuneense dicono che davano spesso delle piattonate che, senza ferire, ammazzavano lo stesso gente che stava in piedi per miracolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>C\u2019\u00e8 una questione molto dibattuta, quella delle scarpe. Ancora oggi resta una questione aperta. La controversia ruota intorno al fatto che alcuni sostengono che le suole di queste scarpe\/scarponi fossero fatte di cuoio vero, altri invece affermano si trattasse di cuoio autarchico. Di una suola composta da cascami di cuoio pressati e incollati, un materiale (cuoital) che poi ha fatto dire, con tono dispregiativo, che le scarpe erano fatte di \u201ccartone\u201d. Il Monte Cervino aveva scarpe Vibram e questo \u00e8 un fatto accertato, ma come stavano le cose rispetto alle scarpe indossate dagli altri battaglioni e reggimenti?<\/strong> Gli alpini avevano scarponi da montagna, la fanteria scarpe pi\u00f9 leggere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ad8328;\"><em>Mi passa un modellino di scarpone alpino<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Qui mancano i chiodi sulla pianta.<\/strong> Quelli pi\u00f9 piccoli non sono stati inseriti in questo modellino. Queste per\u00f2 le avevano solo gli alpini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Li avevano chiodati solo esternamente come questo modello o avevano i chiodi sulla suola?<\/strong> Avevano i chiodi ovviamente per proteggere la suola dal logoramento dovuto al camminare per sentieri rocciosi, specialmente in discesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Intanto partiamo dal materiale. Era cuoio vero o cuoio autarchico (cuoital)?<\/strong> C\u2019era quello buono e c\u2019era quello meno buono. A tutte le divisioni avevano cambiato le scarpe dopo l\u2019inverno? La Cosseria, la Ravenna, la Sforzesca, sono arrivate in agosto (1942) e le hanno scaricate a Kharkov. C\u2019\u00e8 chi ha fatto 200\/300 chilometri a piedi per arrivare sul Don. A queste divisioni le hanno mai cambiate le scarpe?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per\u00f2 il vero dibattito \u00e8 incentrato non tanto sui tempi di usura del cuoio ma se questo fosse vero cuoio oppure no. La questione delle scarpe sembra un punto cruciale per gli opposti modi di vedere la guerra, ci si divide nettamente, quasi ideologicamente. A sinistra si cerca di evidenziare la qualit\u00e0 scadente delle scarpe, mentre a destra si cerca di riabilitarle in toto asserendo che fossero di ottima qualit\u00e0. Dove sta la verit\u00e0 allora?<\/strong> Intanto il \u201ccartone\u201d \u00e8 la retorica, lo dicono quelli che vogliono demolire l\u2019immagine dell\u2019equipaggiamento del regio esercito. Non credo che si fosse impiegato cuoio autarchico. Le scarpe della fanteria erano forse di cuoio vero, ma conciato per fare la guerra in Italia, non per farla in Russia dove gli uomini dovevano pestar neve, spesso profonda, per chilometri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00c8 chiaro che definirle \u201cdi cartone\u201d \u00e8 un\u2019esagerazione, un modo per esasperare e ridicolizzare un equipaggiamento che per\u00f2, forse, non era del tutto adeguato. Quello che viene definito cartone potrebbe invece essere il \u201ccuoital\u201d, materiale in voga nel periodo autarchico anche nella moda. Da quello che so questo materiale era in effetti fatto di cuoio ma di trucioli di cuoio incollati e pressati.<\/strong> <strong>Ricorda se le scarpe dei soldati italiani avevano questo tipo di materiale o qualcosa di simile?<\/strong> Prima di andare in Russia, a noi allievi ufficiali, avevano consegnato scarponi normali e li ho indossati per un anno. Posso dire che erano buonissimi. In Russia, gli alpini dei battaglioni avevano quegli stessi scarponi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00c8 possibile dunque che agli ufficiali venissero consegnate scarpe migliori e che alla truppa venisse invece data in dotazione altra qualit\u00e0 di materiale cos\u00ec come potrebbe darsi che, essendo in autarchia, si compensasse con altro tipo di materiale.<\/strong> Secondo me c\u2019\u00e8 stato un problema di informazione sia in quello che hanno scritto i giornalisti che in chi scrive, ci si \u00e8 spesso copiati l\u2019uno con l\u2019altro e questo ha portato a non fare chiarezza e a esagerare nell\u2019esposizione. Dire, per esempio, che i chiodi portassero freddo all\u2019interno \u00e8 una balla enorme. Non eravamo mica dei fachiri che camminavano sui chiodi! La scarpa al suo interno \u00e8 isolata dal chiodo. I chiodi servivano unicamente per non far consumare la suola di cuoio ma non entravano fin dentro la pianta del piede. All\u2019interno c\u2019erano due o tre strati di suola che isolavano dai chiodi. Oltretutto quelle scarpe erano della stessa tipologia di scarpe con le quali facemmo la prima guerra mondiale, semmai erano migliori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le Vibram invece com\u2019erano?<\/strong> Erano tutte un\u2019altra storia. Avevano quello che oggi si definisce il \u201ccarro armato&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Simili agli scarponi moderni.<\/strong> Era lo stesso brevetto di Vittorio Bramani da cui viene il nome Vi-Bram. Erano scarpe da sciatore che avevano doppia chiusura. Indossavamo sempre quelle anche d\u2019estate e con quelle mettevamo gli sci che non erano come quelli odierni. Avevano le ganasce. Le scarpe Vibram avevano la punta un po\u2019 quadrata perch\u00e9 dovevano andarsi ad incastrare con l\u2019attacco dello sci. Poi c\u2019era una fascia che fermava la scarpa per non farla uscire verso l\u2019alto, perch\u00e9 le ganasce non coprivano tutta la scarpa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>C\u2019era una certa differenza di equipaggiamento tra gli ufficiali e i soldati del Monte Cervino?<\/strong> L\u2019abbigliamento era identico. La truppa aveva delle racchette pesantissime perch\u00e9 erano di ciliegio, noi invece le avevamo di bamb\u00f9. Noi avevamo gli sci laminati mentre loro non li avevano. Ai tempi la laminatura non era una cosa per tutti, non era comune. Gli alpini avevano il moschetto come la cavalleria, i carabinieri, gli artiglieri; gli ufficiali e alcuni sottufficiali avevano il MAB.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Riportando il discorso al materiale delle scarpe \u00e8 lecito pensare allora che, cos\u00ec come le racchette e gli sci del vostro reggimento differivano tra truppa e ufficiali, allo stesso modo il materiale usato per gli ufficiali in generale potesse differire da quello dei soldati semplici. Ed \u00e8 possibile quindi che un ufficiale non sapesse con quale materiale era fatto l\u2019equipaggiamento del soldato?<\/strong> \u00c8 possibile che un ufficiale alpino non sapesse cosa indossasse un corpo di fanteria ma doveva sapere bene cosa indossava il proprio soldato alpino. Io purtroppo non ho visto le scarpe di tutti i soldati non alpini, non avevo quel paio di scarpe e quindi non posso sostenere n\u00e9 l\u2019una n\u00e9 l\u2019altra tesi a riguardo dei materiali. C\u2019\u00e8 invece un altro problema da tenere in considerazione che ha portato spesso al congelamento. I soldati non avevano due paia di scarpe, una per l\u2019estate l\u2019altra per l\u2019inverno. Per proteggersi dal freddo, erano costretti a indossare due strati di calze. Questa stratificazione aumentava il volume del piede costretto nella scarpa della stessa misura. La conseguenza era una cattiva circolazione del sangue che favoriva evidentemente il congelamento. Ma non possiamo dare una risposta precisa al riguardo, anche perch\u00e9 non conosciamo con assoluta certezza la gestione effettiva dei rifornimenti nelle retrovie, non sappiamo come sia andata veramente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Si dice che, nelle retrovie, si tendesse a lesinare volutamente la distribuzione del materiale oppure che i rifornimenti non fossero sufficienti e bisognava distribuirli in maniera oculata. Nei racconti della ritirata i reduci per\u00f2 parlano di magazzini pieni di roba.<\/strong> S\u00ec, i magazzini erano strapieni. Lei deve procurarsi la relazione dello stato maggiore dell\u2019Esercito sulla logistica. \u00c8 un libro molto interessante, pieno di statistiche. Tutti i magazzinieri, dal pi\u00f9 semplice sergente ai generali dell\u2019Intendenza, soffrono terribilmente quando devono soddisfare le richieste, resistono, lesinano; hanno la convinzione che venga loro sottratto qualcosa che devono custodire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un\u2019altra questione sempre aperta e quella del parabellum. Si dice, molto genericamente, che i russi avessero in dotazione il parabellum ma dicendo cos\u00ec si lascia intendere che lo avessero tutti. Pu\u00f2 fare chiarezza lei che li ha visti?<\/strong> Intanto li avevano le truppe russe motorizzate, quelle che accompagnavano i carri armati. Nei combattimenti ai quali ho partecipato con la Julia, a Zelenyj Jar, i Russi non avevano parabellum, avevano dei \u201cfuciloni\u201d. Si trattava di truppe caucasiche dotate di mitragliatrici montate su slitte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Avevano un fucile simile al nostro fucile modello &#8217;91?<\/strong> Pi\u00f9 lungo ma non era automatico. Alcuni avevano il cannocchiale, il caricatore aveva sei colpi. Quelli delle mitragliatrici alternavano traccianti, perforanti e incendiarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ha idea della quantit\u00e0 di parabellum in dotazione all&#8217;Armata Rossa?<\/strong> Non lo so, penso per\u00f2 che le fanterie d&#8217;assalto li avessero tutte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quante erano le fanterie d&#8217;assalto?<\/strong> Lo erano tutte quelle che hanno sfondato le linee. Le fanterie che andavano al primo attacco erano quelle d\u2019assalto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Potrebbe allora essere questa la ragione per la quale si dice che i russi avessero tutti il parabellum? Perch\u00e9 appunto le fanterie che hanno sfondato le linee italiane erano, per la maggior parte, provviste di parabellum.<\/strong> Non saprei. <strong>Ha mai tenuto in mano un parabellum?<\/strong> S\u00ec, l\u2019ho anche usato. <strong>Rispetto al mitra in dotazione al Monte Cervino che differenza c&#8217;era?<\/strong> Intanto il mitra del Cervino aveva dei caricatori per la maggior parte da 20 colpi, anche se ve n\u2019erano da 30 o 40 colpi, mentre il tamburo del parabellum ne aveva pi\u00f9 di 70 e aveva una velocit\u00e0 di tiro fantastica. Per\u00f2 era molto pesante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Come mai?<\/strong> Intanto 70 colpi pesano, e poi era un po\u2019 sbilanciato e impreciso. Avevano un tamburo sotto la canna e a ogni colpo il bossolo veniva espulso. Era un\u2019arma robustissima. I miei alpini ne trovarono uno sul fondo di uno stagno: premuto il grilletto part\u00ec una raffica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Si possono chiamare indifferentemente fucile automatico e mitra, o hanno una denominazione precisa?<\/strong> Il nostro era il Beretta, il cosiddetto MAB, Moschetto Automatico Beretta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Chiamarlo mitra \u00e8 improprio?<\/strong> Lo si pu\u00f2 chiamare anche genericamente mitra. La denominazione &#8220;parabellum&#8221; non so dove sia saltata fuori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo spiega il prof. Pignato nell&#8217;intervista rilasciata al 120\u00b0: lo chiamavano &#8220;parabellum&#8221; perch\u00e9 aveva le pallottole simili alla cartuccia tedesca calibro 9mm parabellum, che identifica una cartuccia per arma da fuoco.<\/strong> I Russi lo chiamavano PePeSha in russo \u201c\u041f.\u041f.\u0428.\u201d Sono le iniziali del costruttore. <strong>Il fatto che gli Italiani fossero mal equipaggiati per la stagione invernale lo si potrebbe attribuire alla convinzione che si fosse ormai certi che la guerra sarebbe stata breve e che quindi sarebbe finita nel 1941 e prima dell&#8217;inverno?<\/strong> Mah! Quella era una valutazione che poteva andare bene fino ad agosto 1941. Poi, quando l&#8217;inverno era alle porte, si sarebbe dovuto fare qualcosa. Il fatto \u00e8 che non si sarebbe dovuta mandare un\u2019altra armata. I Russi aveva fermato i Tedeschi sotto Mosca, si erano ritirati ma avevano seguito una loro logica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tornando ai fucili c&#8217;e chi sostiene che il nostro fucile 91, cio\u00e8 risalente al 1891, fosse stato usato effettivamente nella prima guerra mondiale ma era stato rimodernato per l\u2019occasione e quindi poteva essere considerato un buon fucile adatto a quel tipo di guerra.<\/strong> Non aveva bisogno di essere rimodernato. Era infatti un ottimo fucile per la guerra di posizione. Potevi lasciarlo anche fuori che sparava sempre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Non \u00e8 vero dunque che si inceppavano? I Mab si inceppavano? Lo stesso Alfonso Felici lo dice in una video intervista?<\/strong> No, quello \u00e8 un cretino! Non conosce nemmeno le armi che avevamo in dotazione. Quelle armi non si inceppavano. La nostra fanteria aveva in dotazione un certo numero di fucili mitragliatori FIAT, erano armi con un disco sopra e due piedini per sostegno, quelli si inceppavano. Le mitragliatrici Breda erano ottime, invece.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><span style=\"color: #ad8328;\">Si consulta il libro scritto da Vicentini &#8220;Rapporto sui prigionieri di guerra italiani in Russia&#8221;<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Questo libro ce l&#8217;ha?<\/strong> <strong>No. A dire il vero, dei libri scritti da lei, ho letto solo \u201c<a href=\"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/libri\/noi-soli-vivi\/\">Noi soli vivi<\/a>&#8220;.<\/strong> Troppo poco! Si legga questo allora, glielo regalo. Questo \u00e8 il rapporto che facemmo noi reduci dell&#8217;U.N.I.R.R. per Onorcaduti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quanti anni avete lavorato per questo libro?<\/strong> Dunque\u2026 dal 1993 al 1998.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cio\u00e8 negli anni in cui la Russia ha aperto le porte per la consultazione degli archivi.<\/strong> Si, praticamente. Sul libro racconto com&#8217;e stata la prigionia ma faccio un resoconto della documentazione russa: dove erano i lager, statistiche, cartine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ha ampliato la testimonianza che aveva scritto gi\u00e0 in <a href=\"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/libri\/noi-soli-vivi\/\">Noi soli vivi<\/a>?<\/strong> S\u00ec, ampliando il discorso. Ho voluto fare un po&#8217; come fece Giulio Bedeschi con i libri Fronte russo c&#8217;ero anch&#8217;io. Lui ha interpellato i reduci che hanno raccontato ognuno a suo modo la propria esperienza ma nell&#8217;esporla, inevitabilmente, hanno tralasciato alcuni aspetti specifici. Io ho voluto invece separare le diverse fasi della prigionia dividendole in temi distinti: la cattura; le marce del davaj; i treni; i primi campi&#8230; riportando la testimonianza di diverse persone. (Giulio Bedeschi cur\u00f2 altre raccolte di testimonianze, oltre a Fronte russo c\u2019ero anch\u2019io, n.d.t.)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ha realizzato sostanzialmente una pubblicazione analoga a quella di Bedeschi che ha raccolto testimonianze ma senza lasciare che il discorso subisse divagazioni.<\/strong> Ho praticamente diviso per temi le loro testimonianze, spesso prelevate da libri o pubblicazioni edite, per dare un&#8217;idea pi\u00f9 ampia e pi\u00f9 precisa delle varie fasi della prigionia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ho visto che ha pubblicato diversi disegni sui suoi libri. Quando \u00e8 nata questa passione per il disegno, dopo i fatti di Russia?<\/strong> No, l&#8217;avevo gi\u00e0 da prima. La passione per la cartografia ha un inizio un po&#8217; buffo, ero diventato cartografo anche al fronte. Quando ero studente, ai tempi della guerra d&#8217;Abissinia, mi ricordo che facevo le cartine delle avanzate per qualche giornale, ma non ricordo pi\u00f9 se fosse Il Messaggero o altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dei Tedeschi abbiamo gi\u00e0 parlato ma vorrei ritornare un attimo al rapporto di dipendenza che gli Italiani avevano, per esempio, riguardo dei prigionieri. Quando gli Italiani facevano prigionieri soldati russi, l\u2019obbligo era di consegnarli ai Tedeschi. Ma come avveniva la procedura e, soprattutto, li consegnavate sempre?<\/strong> Le norme erano quelle, ma i prigionieri cercavamo di tenerceli il pi\u00f9 possibile perch\u00e9 sapevamo come li trattavano. Nelle nostre retrovie, quando si andava a Voro\u0161ilovgrad o in altre localit\u00e0, ci raccontavano del comportamento dei Tedeschi con i prigionieri. Nelle retrovie vi erano campi provvisori per i prigionieri, all&#8217;aperto, senza niente, dove venivano concentrati diecimila persone con dieci mitragliatrici a presidiare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Anche nel periodo invernale?<\/strong> No, questo nel periodo estivo per quel che ho visto io. Noi comunque ce li tenevamo perch\u00e9 erano utili, invece di scavare noi tante trincee le facevamo scavare anche a loro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Alla luce di quella che \u00e8 stata la sua esperienza nei campi di prigionia russi, secondo lei quale \u00e8 stata la motivazione che ha portato i Russi a considerarvi diversi dai Tedeschi?<\/strong> Bisogna considerare quel che nell\u2019opinione comune viene definito &#8220;Italiansky harash\u00f2&#8221;, &#8220;l\u2019Italiano \u00e8 buono&#8221;, \u201cItaliani brava gente\u201d (come poi fu intitolato un noto film del regista De Santis sulla campagna di Russia n.d.t.). La popolazione russa ha sempre avuto simpatia per i soldati italiani. I Russi, di base, sono buoni, purtroppo sono stati tartassati dalle angherie del regime comunista. Soprattutto i contadini, che sono stati sacrificati dalla rivoluzione che ha, di fatto, abolito i contadini e tutte le propriet\u00e0 terriere. In un primo momento gli Ucraini speravano molto nella liberazione da questa oppressione, speravano di essere liberati dai Tedeschi che invece non capivano nulla di come ci si dovesse comportare con la popolazione. Cominciarono a deportare la gente e la conseguenza fu di alterare il rapporto con il popolo. Fu l\u00ec che cominciarono a insediarsi e organizzarsi i partigiani; da quel punto in poi il popolo cominci\u00f2 a non collaborare. Non \u00e8 che noi Italiani ci comportassimo bene per amicarci qualcuno, noi eravamo fatti cosi, non siamo fatti per fare la guerra. Quando arrivavamo in un posto non cacciavamo nessuno di casa, ma purtroppo non \u00e8 cos\u00ec che si fa la guerra. Bisogna essere cattivi se si vuole un risultato. I Tedeschi invece la sanno fare cos\u00ec come la sapevano fare i Russi o i Giapponesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma non crede che possa trattarsi di presunzione voler pensare che i buoni siamo noi e che i cattivi sono loro, i Tedeschi?<\/strong> No, no. Non voglio dire che i Tedeschi siano cattivi ma si comportavano da cattivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Forse \u00e8 un fattore di disciplina?<\/strong> S\u00ec, \u00e8 di disciplina. Anche durante l&#8217;avanzata, appena arrivavano i Tedeschi, la popolazione veniva evacuata, nelle case non doveva esserci pi\u00f9 nessuno. I soldati tedeschi obbligavano la gente del posto a sgomberare tutte le case; dovevano essere a disposizione loro, per gli uffici, i magazzini, gli alloggiamenti dei soldati. La gente doveva arrangiarsi, l&#8217;importante era che andasse via.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Non veniva trasportata in altre zone o messa al sicuro.<\/strong> No, niente. Veniva semplicemente cacciata. Partiva con un carrettino o con una carriola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lei ha assistito a queste scene?<\/strong> S\u00ec, le ho viste. Quando passavamo in villaggi occupati dai Tedeschi non trovavi nessun russo nelle case. Dove arrivavamo noi entravamo nelle isbe, ma lasciavamo chi le abitava anche se questo poteva comportare la presenza di spie. La gente sapeva tutto e quindi eravamo in balia dei partigiani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dunque secondo lei gli Italiani non sanno fare la guerra.<\/strong> No, non sappiamo farla. <strong>Non c\u2019erano delle direttive precise nel comportamento da tenere con la popolazione?<\/strong> Le regole non ce le hanno mai date. C&#8217;erano delle circolari che dicevano che non dovevamo familiarizzare con il popolo ma\u2026 figuriamoci. Noi la sera cantavamo e ballavamo insieme a loro, insieme alle ragazze. Naturalmente loro non avevano nulla da offrire, cos\u00ec noi portavamo quelle che erano le nostre scorte e, nei momenti di tranquillit\u00e0, si passavano le serate insieme. Nella zona dove eravamo noi il popolo sapeva come ci comportavamo e quando arrivarono i Russi la gente raccontava loro delle differenze tra noi e i Tedeschi. Tant&#8217;\u00e8 vero che i primi giorni dopo la cattura, i Tedeschi venivano fatti fuori subito. Tutto questo per\u00f2 succedeva nella zona che noi avevamo occupato. Dall&#8217;altra parte del Don invece non ci conosceva nessuno. Quando siamo stati trasportati al di l\u00e0 del fiume, infatti, c&#8217;era altra gente, altra tipologia di Russia. Non sapevano nulla di noi, non conoscevano le differenze delle divise tra Italiani e Tedeschi. Eravamo i &#8220;fascisti occupanti&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Trovavate perci\u00f2 una popolazione ostile.<\/strong> Non sempre. Nel libro cito casi capitati durante le marce del davaj. Ma questo succedeva anche nelle citt\u00e0 del bacino minerario del Donez, nelle citt\u00e0 dove la gente era molto istruita, anche l\u00ec vigeva un clima ostile, era chiarissimo. E avevano ragione, noi eravamo la gente che era andata nella loro terra ad occupare. Non faceva differenza essere Italiani o Tedeschi, eravamo semplicemente degli occupanti. Mi successe una volta un fatto esemplare. Quando oltrepassammo il Donez per avanzare verso il Don, prima di Millerovo mi pare &#8211; le tappe sono state tante &#8211; arrivammo in un villaggio. A quel punto dissi ai miei uomini di trovare un posto per piantare le tende e di cercare un\u2019isba per me, per passare la notte. Quando entrai in quella casa trovai due coniugi anziani. A sera, quando mi recai l\u00ec per dormire, mi si present\u00f2 una giovane donna, una bella ragazza. Appena mi vide mi spieg\u00f2 che non sapeva parlare l&#8217;italiano ma mi disse, con una certa fermezza, che non gradiva che un ufficiale nemico, invasore, dormisse in casa sua.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E a quel punto?<\/strong> Be\u2019, mi dissi, dovevo dormire una sola notte. Non era il caso di insistere e magari non dormire per timore di sorprese. Me ne andai e lei non mi ringrazi\u00f2 nemmeno, lo fecero i genitori. Questo per dire come la popolazione cambiasse atteggiamento a seconda del soldato che aveva di fronte. Se fosse stato un ufficiale tedesco non avrebbe parlato in quel modo, un tedesco le avrebbe piantato un proiettile in fronte un minuto dopo. Nel bene o nel male il popolo russo riconosceva una certa differenza di comportamento tra i Tedeschi e gli Italiani e, in base a questo, si comportava di conseguenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Rimanendo sempre su questo aspetto. Lei, insieme alla sua truppa e agli altri ufficiali, eravate consapevoli di essere &#8220;gli invasori&#8221;. Eravate quindi coscienti di stare in un posto che poteva esservi ostile.<\/strong> S\u00ec, ne eravamo coscienti, lo sapeva anche la truppa. <strong>Proprio per questo aspetto lei considerava giusto o giustificabile essere l\u00ec a fare la guerra? Trovava giusto aver invaso un territorio e un popolo che, in fondo, non ci aveva fatto nulla?<\/strong> Bisogna mettere la questione su due piani. Il fatto che fossimo andati a combattere l\u00ec non lo capivamo perch\u00e9 non c&#8217;era odio verso il popolo russo. La propaganda ci diceva che andavamo a combattere il comunismo ma noi, il comunismo, non sapevamo nemmeno cosa fosse. Sotto il fascismo, io che ho fatto scienze economiche, quando si parlava delle dottrine politiche e si parlava di Marx, si sorvolava. Perci\u00f2 non sapevamo nulla, eravamo solo al corrente di ci\u00f2 che amplificava la propaganda. L&#8217;altra storia, che la Russia fosse \u201cl&#8217;impero del male contro la religione\u201d\u2026 anche quella non riuscivamo a capirla. In tutte le isbe dove entravamo c&#8217;erano delle immagini sacre verso le quali i Russi, gli Ucraini si facevano il segno della croce. Appena arrivavano i cappellani a celebrare messa si radunavano tutti intorno. I nostri sacerdoti distribuivano santini e la popolazione veniva persino a fare battezzare i figli. Perci\u00f2 non capivamo tante cose ma eravamo convinti che, se ci avevano mandato l\u00ec, avremmo dovuto fare il nostro dovere. Non facevamo troppo i filosofi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sentivate il senso del dovere: cos\u00ec come sapevate di essere obbligati a fare il militare facevate anche la guerra. La guerra c\u2019era e bisognava farla nel migliore dei modi.<\/strong> Non era nemmeno concepibile andare contro, non esisteva proprio come possibilit\u00e0. Non si poteva pensare che non si facesse il militare e, nel momento in cui si fosse presentata la guerra, ci si potesse tirare indietro. Teniamo conto che non ci si poteva nemmeno sfogare con nessuno, nemmeno per corrispondenza a causa della censura. Quando \u00e8 saltato tutto, specie in prigionia, sono emerse tutte le critiche al regime. Facemmo grandi discussioni su questo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La mancanza di organizzazione dell&#8217;esercito italiano era evidente o la si cominci\u00f2 a percepire solo quando ci fu la disfatta?<\/strong> No, lo si percepiva anche prima. Si vede quando le cose sono fatte bene e quando sono fatte male. D&#8217;altronde non era concepibile che il nostro battaglione di sciatori fosse usato da tappabuchi. Eravamo, per i pi\u00f9, quello che per gli americani erano i Marines. Eravamo &#8220;reparto d&#8217;assalto&#8221; solo perch\u00e9, almeno, ci avevano dato un pugnale? Gli alpini del Cervino avevano un moschetto con una sottile baionetta incernierata. Se dovevano spaccare un pezzo di legno non avevano nulla con cui farlo. Il 91 era provvisto di una robustissima baionetta separata, per cui ci avevano dato un pugnale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per\u00f2 il Monte Cervino era il battaglione addestrato meglio.<\/strong> Eravamo addestrati per la montagna, ma come preparazione bellica non direi. Non avevamo mai fatto una manovra di combattimento negli abitati abbiamo dovuto inventarci la lotta contro i carri armati. Non sapevamo come si facesse. Al corso allievi ufficiali, e anche dopo, tutta la tattica si risolveva in scatti della fanteria: pancia a terra eccetera, eccetera&#8230; Mi ricordo che ci facevano fare tutte queste esercitazioni. Quando l&#8217;intervistatore pacifista mi chiese cosa avevo provato quando avevo sentito le pallottole passarmi sulla testa, gli risposi che, al corso allievi ufficiali, le pallottole le avevo gi\u00e0 sentite e non erano quindi una novit\u00e0 per me. Al nostro corso, per la prima volta, c\u2019erano ufficiali che avevano fatto la Grecia e questi sostenevano che se un soldato voleva veramente imparare a stare a terra e strisciare aveva bisogno di fare quelle esercitazioni con pallottole vere. Dicevano che &#8220;i soldati devono sentire i fischi sulla testa\u201d e allora s\u00ec che stanno incollati a terra. Cos\u00ec quando usavamo i mortai, vedere scoppiare davanti ai propri occhi e vedere l\u2019esplosione di un mortaio, procurava un certo effetto. Poi, quando in guerra te li vedevi a 10 metri, l&#8217;effetto impressionante era ben diverso. Una volta, mentre si svolgeva il corso, mi arrischiai a chiedere: &#8220;Scusate, ma un allenamento per la ritirata non si fa mai?&#8221;. Non lo avessi mai detto! Mi risposero: &#8220;Un ufficiale italiano non si ritira mai, non deve passare nemmeno per la testa che ci si possa ritirare.&#8221;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In effetti nelle ritirate ci fu il caos assoluto proprio a causa di questa impreparazione.<\/strong> Nelle file tedesche invece riuscivano a tenere ordine perch\u00e9 loro, al contrario di noi, erano stati addestrati anche a quello. Da noi non era concesso nemmeno ipotizzarlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Possiamo confermare dunque che l&#8217;impreparazione fu alla base della disfatta!<\/strong> Si, impreparazione organizzativa, materiale e insufficienza di addestramento. Io per\u00f2 ho criticato Gariboldi quando ha cercato di attaccare gli ufficiali di complemento accusandoli di non essere preparati. Noi eravamo l&#8217;ultima leva, rispetto a chi ci aveva preceduto, ed eravamo invece abbastanza preparati. Questo lo constatai in prigionia dove vidi ufficiali senza volont\u00e0, senza nerbo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Come si impara ad essere un buon ufficiale, a guidare una truppa?<\/strong> \u00c8 una cosa che \u00e8 difficile da insegnare e lo si \u00e8 potuto imparare solo sul posto e a volte qualcuno non l\u2019ha imparata neanche in quel modo. Si deve imparare a gestire gli uomini ma questo non te lo insegna nessuno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Perch\u00e9 \u00e8 impossibile insegnarlo o perch\u00e9 non sanno insegnarlo?<\/strong> Insegnare come ci si deve comportare \u00e8 molto complicato, ci vorrebbero degli psicologi. Per\u00f2, se hai un buon capo, una buona guida, puoi anche riuscire a impararlo. Guardi come si comporta lui e impari la lezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;esempio, il buon esempio, \u00e8 basilare.<\/strong> S\u00ec, l&#8217;esempio \u00e8 tutto. Non dico che ci voglia \u201cil bastone e la carota\u201d ma sono necessarie l&#8217;onest\u00e0 e la giustizia. Se ci sono questi due fattori si \u00e8 gi\u00e0 delle buone guide.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di A. Omar Di Leonardo |<br \/>\nCarlo Vicentini S.Ten. 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