{"id":1544,"date":"2022-05-04T14:40:57","date_gmt":"2022-05-04T14:40:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/?p=1544"},"modified":"2022-12-10T21:42:55","modified_gmt":"2022-12-10T21:42:55","slug":"i-semi-di-girasole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.arteinzucca.it\/centoventesimo\/i-semi-di-girasole\/","title":{"rendered":"I semi di Girasole"},"content":{"rendered":"\r\n\r\n\r\n<figure class=\"wp-block-table alignleft is-style-stripes\">\r\n<table>\r\n<thead>\r\n<tr>\r\n<th><em><strong>Tratto da &#8220;Il labirinto di Ghiaccio&#8221; di Gino Papuli ed. Thyrus, Terni 1991<\/strong><\/em><\/th>\r\n<\/tr>\r\n<\/thead>\r\n<tbody>\r\n<tr>\r\n<td><em><em>Questo brano, tratto da &#8220;Il labirinto di Ghiaccio&#8221;, viene scelto per espressa indicazione di Gino Papuli. In una chiacchierata telefonica, avvenuta diversi mesi fa, chiedevo a Gino un racconto da inserire sul sito. Lui mi indic\u00f2 questo capitolo &#8220;in cui si parla di due ragazze russe, un brano che pu\u00f2 sembrare una scena di un film&#8221;. Era cos\u00ec che motivava questa preferenza. Gino avrebbe voluto metterla nella sezione delle curiosit\u00e0 ma un pezzo cos\u00ec \u00e8 una testimonianza troppo importante per poter essere liquidata in una sezione che raccoglie le voci pi\u00f9 disomogenee del sito. Si tratta di un racconto molto bello dove Gino, ancora una volta, si dimostra attento all&#8217;umanit\u00e0 e all'&#8221;essere&#8221; umano. Una delle poche &#8220;scene&#8221; in cui indugia sui personaggi.<\/em><\/em>Il capitolo incentrato su due ragazze ucraine che per sfuggire alla rappresaglia russa si aggregano ai soldati italiani in ritirata verso sud nella speranza di poter rimanere con loro e, insieme a loro, continuare a condividere una vita che, per quanto incerta, porta con s\u00e8 la speranza di un risvolto meno drammatico di quello di cadere nelle mani degli stessi russi. Papuli rivive una successione di contatti umani che sottolineano come certi destini, malgrado i nostri sforzi, siano inesorabilmente tracciati da disegni che nessuno \u00e8 in grado di cambiare e verso i quali persiste un senso si umana impotenza. In un momento di ritmato cambio di situazioni le due donne fanno da specchio: dell&#8217;incoscenza e della saggezza, dellla voglia di vivere e della rassegnazione ad un tempo. Quel sentirsi &#8220;naufraghi&#8221; e &#8220;provisori&#8221; dentro una guerra piena di contraddizioni che si accavallano in uno scenario che ormai \u00e8 senza pi\u00f9 regole e senza spazi per i rapporti umani duraturi. Tutto si consuma velocemtne e repentinamente, i destini corrono e si incrociano nello stessso binario di incertezza nel quale ci si sente &#8220;tutti come semi di girasole, meno che niente&#8221;.Un brano che rende l&#8217;idea di come poco si sia compresa la gandezza dello scrittore Papuli soprattutto del suo libro sulla campagna di Russia &#8220;Il labirinto di Ghiaccio&#8221;, testimonianza di &#8220;alta&#8221; letteraria.Achille Omar Di Leonardo<\/td>\r\n<\/tr>\r\n<\/tbody>\r\n<\/table>\r\n<\/figure>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Da quando siamo in questo villaggio di Korsuni a leccarci le ferite, non abbiamo visto a tavola che zucche gialle e sardine piccanti: le prime sono di approvvigionamento locale, le seconde rappresentano l&#8217;unico residuo delle nostre vettovaglie, rinvenuto in fondo al pianale del camion superstite. Giorni fa, poco dopo il nostro arrivo a Korsuni, nel bauletto laterale di questo stesso camion abbiamo ritrovato \u2014 messevi dalle mani sconosciute ma provvide di qualche soldato \u2014 un&#8217;oca morta ed una gallina moribonda. Non \u00e8 stato possibile stabilire la data di decesso dell&#8217;oca, ma essendo essa rimasta \u00abin frigorifero\u00bb, non abbiamo avuto dubbi sulla sua commestibilit\u00e0. Quanto alla gallina, la sua fine \u00e8 stata procrastinata da cure intensive ed interessate. A parte questi diversivi, la situazione alimentare \u00e8 grave, l&#8217;organizzazione italiana di sussistenza si \u00e8 dissolta nella ritirata ed ora dipendiamo in tutto dall&#8217;esercito tedesco il quale non sembra avere altro da darci che un po&#8217; di pane di segala. Cerchiamo, perci\u00f2, di arrangiarci alla meglio, ma le risorse sono irrisorie, i contadini sono ridotti in miseria, l&#8217;inverno non concede alternative, le riserve segrete \u2014 nascoste nel sottotetto o sotto le assi del pavimento \u2014 sono poche zucche e qualche sacco di patate. L&#8217;unica cosa che non manca sono i semi di girasole, e i civili ne hanno sempre davanti una scodella piena da cui attingono per ore; posseggono una incredibile abilit\u00e0 nel rompere con i denti il duro guscio nero per estrarne la piccola semente bianca. \u00c8 un esercizio di pazienza inconcepibile per chi \u2014 come noi \u2014 ha necessit\u00e0 di ingerire cibi consistenti e non di centellinare minutaglie. Ho provato a mettere da parte un po&#8217; di semini per farne un mucchietto da mangiare tutto in una volta, cosi da riempirmi la bocca e masticare un intero boccone. Per\u00f2 il gioco non vale la candela, il sacrificio dell&#8217;attesa \u00e8 troppo pesante, la salivazione diviene eccessiva, i succhi gastrici bruciano lo stomaco. I padroni di casa devono aver capito questa mia lotta: ieri Natasha \u2014 la figlia \u2014 mi ha regalato una manciata di semi gi\u00e0 puliti. L&#8217;olio di girasole alimenta i lumi a stoppino e serve per friggere frittelle di farina di granturco e verdure. A volte vengo risvegliato nel cuore della notte da un acre odore di olio fritto: cucinano di notte non per nascondere a me quel poco che hanno ma per dare da mangiare al loro figlio che \u00e8 arruolato con la gendarmeria controllata dai tedeschi e che \u2014 sembra \u2014 solo di notte pu\u00f2 venire a casa. L&#8217;altro figlio, il pi\u00f9 grande, \u00e8 con l&#8217;armata russa del Caucaso, e la famiglia non ne ha pi\u00f9 notizie da circa due anni. I due vecchi me lo dicono con aria quasi indifferente, forse \u00e8 il \u00abfatalismo\u00bb che caratterizza questa gente, forse \u00e8 soltanto orgoglio. Non credo che mio padre, in questo stesso momento, riuscirebbe a parlare di me con lo stesso distacco. L&#8217;isba ha tre vani, due dei quali abbinati dalla stufacucina. Loro dormono sul ripiano apposito di questa stufa, io occupo una stanza ed ho un letto. Cassetta \u2014 il mio anziano attendente \u2014 dorme con me, su un pagliericcio steso a terra. Non manca, naturalmente, \u00abl&#8217;angolo rosso\u00bb con l&#8217;icona sormontata da un piccolo baldacchino con drappi di cotone. Sul cassettone fa bella mostra una lampadina con il filamento bruciato: \u00e8 li come soprammobile, emblema di un progresso tecnico atteso \u2014 sinora \u2014 invano. C&#8217;\u00e8 anche una piccola pendola, di latta, con la carica a contrappesi. Mi accorgo presto che \u00e8 assolutamente imprecisa e che la carica dura soltanto poche ore; ma la sua totale inaffidabilit\u00e0 non basta a cancellare l&#8217;importanza dell&#8217;oggetto al quale, infatti, vengono dedicate cure particolari per approssimarlo all&#8217;ora reale caricandolo anche di notte. I servizi igienici sono esterni, nel campo, e consistono in una buca con un&#8217;asse sopra, contornata da un paravento di canne che il gelo ha vetrificato. Come sempre da queste parti, dar corso a certe funzioni \u00e8 arduo. Di solito mi reco alla buca senza pastrano e cerco di sbrigare la faccenda nel pi\u00f9 breve tempo possibile. Ma la \u00abmamma\u00bb mi rimprovera: non devo uscire senza cappotto e soprattutto non devo dimenticare di coprirmi bene la testa. Quando siamo arrivati abbiamo dovuto dedicare molte ore a disinfestarci dai pidocchi, tutti i nostri indumenti sono stati bolliti. Per il momento abbiamo vinto noi, ma \u00e8 una vittoria effimera. Il tifo petecchiale ha gi\u00e0 mietuto qualche vittima, tuttavia nessuno d\u00e0 importanza a questo pericolo, visto che la sua percentuale \u00e8 ben poca cosa rispetto alle altre cause di morte. Inoltre, sono i congelamenti a rappresentare il male di cui quasi nessuno va esente. Sono stato a cercare il Tenente Medico per chiedergli consiglio circa il mio alluce destro che \u00e8 bianco ed insensibile per un congelamento di primo grado: l&#8217;ho trovato nell&#8217;isba-infermeria contornato da una piccola folla di commilitoni in attesa di visita. Lui, con pinze e forbici, toglie unghie, taglia pezzi di pelle e di carne ormai morta e nera, consiglia frizioni con qualsiasi tipo di grasso disponibile. Non ha anestetici (n\u00e9 medicinali) ma non ne ha bisogno poich\u00e9 i tessuti congelati non dolgono. Nel locale c&#8217;\u00e8 un fetore disgustoso dovuto ai casi di cancrena; coloro che sono arrivati a questo stadio irreversibile saranno avviati nei prossimi giorni a Stalino, ove c&#8217;\u00e8 un ospedale in condizioni di operare. Chiedo notizie di un mio soldato che si \u00e8 ferito gravemente per lo scoppio di una bomba a mano che tentava di smontare (per farne un portatabacco) ed esco senza avere avuto il coraggio di parlare del mio alluce. Il villaggio snoda le sue casupole lungo la strada principale, nella parte pi\u00f9 elevata si \u00e8 stabilito il Comando. Vado a sentire le novit\u00e0: Stalingrado \u00e8 caduta, nel nostro settore i russi continuano ad avanzare (il fronte \u00e8 a 50 km da Korsuni), il Corpo d&#8217;Armata Alpino \u00e8 stato tagliato fuori, il Col. Carloni ha ottenuto dai tedeschi che i resti della nostra colonna abbiano \u00abl&#8217;onore di tornare a combattere\u00bb. I tedeschi, che sono in gravissime difficolt\u00e0 e attendono rinforzi dal fronte occidentale, hanno accettato la richiesta di Carloni (che pare sia l&#8217;unica del genere da parte italiana). Avremo presto autocarri ed armi automatiche (ma non artiglierie, che non sono disponibili). Di questo nostro reimpiego c&#8217;\u00e8 disposizione di non dire ancora nulla ai soldati. Nell&#8217;isba del tenente Dionisi c e un grammofono: la gente di casa lo aveva nascosto, ma degli italiani ci si pu\u00f2 fidare. Alcune ragazze e parecchi di noi si esibiscono in balli al suono gracchiante di canti popolari sconosciuti e poco adatti per tentativi di approccio. Il caporale Andrei si mette a fare la \u00abdanza accovacciata\u00bb dei cosacchi, tra i lazzi e gli incitamenti di tutti. Il pavimento in terra dell&#8217;isba ne soffre molto. Cassetta viene a dirmi che in paese sono arrivate Katia e Sonia, due ragazze russe che avevano abbandonato la famiglia per seguire due ufficiali del nostro Reggimento (che io non ho conosciuto) morti sul Don. Non sapevano nulla della sorte toccata ai loro uomini ed hanno pianto molto. Ora cercano una soluzione al loro problema che \u00e8 quello di sfuggire alla vendetta inesorabile e spietata dei connazionali per essersi messe con due nemici della loro patria. Il racconto di Cassetta trova in me un&#8217;eco profonda: nel corso della ritirata i problemi della sopravvivenza ci hanno fatto sentire di meno i legami affettivi e le pulsazioni fisiche della nostra giovinezza; ora c e un \u00abritorno di fiamma\u00bb che acuisce i sentimenti e ci tormenta. Bench\u00e9 siano trascorse oltre due settimane dal nostro arrivo a Korsuni, siamo tuttora senza posta e senza notizie dall&#8217;Italia. Il silenzio dura, quindi, da circa due mesi; e temiamo che sia cosi anche per i nostri cari i quali saranno certamente in grande apprensione per la nostra sorte. Anche il vivere presso famiglie che hanno quasi sempre uno o pi\u00f9 membri lontani per cause di guerra ci richiama alla mente la nostra condizione e quella dei nostri amati lontani. Ci sfoghiamo scrivendo di frequente lunghe lettere nelle quali, a causa della censura militare, non possiamo \u2014 per\u00f2 \u2014 dire molto delle peripezie trascorse. D&#8217;altra parte, il bisogno di aprire il nostro animo viene soffocato dal desiderio di non rattristare i genitori o la ragazza con descrizioni che accrescereb\u00adbero le loro apprensioni. Consegnamo queste lettere al Kommandantur del paese che a sua volta le dar\u00e0 ad un incaricato della posta militare tedesca. Arriveranno mai a destinazione? Quando posso, cerco di parlare, nel mio rudimentale russo, con i \u00abvecchi\u00bb; le loro idee politiche e culturali sono per me un terreno misterioso tutto da esplorare. Ad esempio mi \u00e8 difficile capire la loro avversione per Stalin, che definiscono \u00abnemico degli Ucraini\u00bb; mi raccontano che, negli anni Trenta, milioni di contadini \u00abricchi\u00bb \u2014 i \u00abkulaki\u00bb \u2014 sono stati spogliati di tutto, deportati, uccisi in nome di una indiscriminata e cieca collettivizzazione, solo perch\u00e9 possedevano pochi metri di terra ed una o due vacche. Questi discorsi mi appassionano e vorrei approfondirli, purtroppo le difficolt\u00e0 linguistiche me lo impediscono. Mi resta, per\u00f2, una conferma non sospetta della ingiustizia inevitabile di qualsiasi dottrina totalitaria che predichi ed attui l&#8217;uguaglianza ad ogni costo. Natasha mi ha mostrato il suo squinternato libro di geografia e lo ha aperto alle pagine che trattano dell&#8217;Italia. L&#8217;illustrazione che correda il testo deve essere stata tratta da una acquaforte dell&#8217;Ottocento; vi compare una famiglia in costume regionale campano, l&#8217;uomo suona il mandolino, la donna lava i panni, i bambini fanno le capriole. Cerco di spiegare che, oggi, gli italiani sono un po&#8217; diversi. Natasha forse non mi crede, ma poi resta interdetta alla vista di una cartolina del centro di Milano mostratale dal Ten. Macario. C&#8217;\u00e8 adunata per la consegna dei nuovi autocarri che sono appena arrivati dai depositi: sono dei \u00abBianchi Miles\u00bb con l&#8217;avviamento ad inerzia, certamente inferiori \u2014 come prestazioni e capacit\u00e0 di carico \u2014 ai \u00abFiat 626\u00bb che avevamo prima. Quanto alle armi c&#8217;\u00e8 poco da stare allegri: avremo qualche fucile mitragliatore in pi\u00f9, di poca efficacia e facile all&#8217;inceppamento. Vado nell&#8217;isba del Tenente D&#8217;Aquino e conosco Katia e Sonia: la prima \u00e8 bionda, \u00e8 molto bella, ha diciotto anni e si muove con grazia innata; la seconda \u00e8 bruna, mostra qualche anno di pi\u00f9 di Katia ed ha le fattezze pienotte ed anonime di una ragazza di campagna. Parlano bene l&#8217;italiano e cercano comprensione. La loro storia non \u00e8 dissimile da quella di tutte le donne russe che hanno fraternizzato con gli stranieri. Provengono da posti diversi dell&#8217;Ucraina e si sono trovate assieme \u2014 durante la ritirata del fronte italiano \u2014 dopo aver dovuto abbandonare la famiglia ed i luoghi d&#8217;origine per sfuggire alle rappresaglie. Non \u00e8 chiaro il modo in cui siano riuscite, nonostante il caos della ritirata e le difficolt\u00e0 climatiche e logistiche, a sfuggire all&#8217;accerchiamento operato dai sovietici e a ritrovare il nostro reparto. Dopo aver perso la patria, la famiglia e l&#8217;amore, ora sono rimaste anche senza futuro. Posseggono soltanto i vestiti che indossano, vivono ormai della comprensione e carit\u00e0 dei soldati italiani. La loro situazione di \u00abnaufraghe\u00bb \u2014 che non differisce, sotto certi aspetti, dal nostro stato di \u00abprovvisori\u00bb sopravvissuti alla tragedia della disfatta \u2014 non pu\u00f2 non toccarci nel profondo. La loro giovinezza e la loro avvenenza aggiungono alle nostre inconfessate emozioni sentimentali una acuta componente affettiva. Vorremmo difenderle, proteggerle, aiutarle a realizzare il loro desiderio di seguirci, di venire con noi in Italia. Quest&#8217;ultima possibilit\u00e0 \u00e8 un miraggio che ci accomuna e che contribuisce a zittire la voce della ragione che parla di regolamenti militari e di precariet\u00e0 del nostro futuro immediato. Mi accorgo, con un senso di fastidio (che forse deriva da una inconscia e ingiustificata gelosia) che D&#8217;Aquino non \u00e8 insensibile al fascino di Katia e che sembra intenzionato a consolarla. Continua la carenza di viveri, mentre abbiamo ricevuto molte sigarette, parte delle quali omaggio di Re Boris di Bulgaria. Io, che non fumo, le ho scambiate con latte e pane di granturco. Il baratto \u00e8 vantaggioso, anche se i civili del posto non hanno molto da offrire in cambio. A Vassili, il contadino che mi ospita, le sigarette le regalo volentieri. Evito, cos\u00ec, di vederlo trinciare foglie verdi di non so quale pianta per fumarle in carta di libro rendendo irrespirabile l&#8217;aria della casa. I disordini alimentari degli ultimi tempi \u2014 in particolare l&#8217;abuso di caff\u00e8 e la mancanza di proteine e vitamine \u2014 ci hanno provocato vari disturbi: alcuni di noi hanno violente eruzioni cutanee, altri gengiviti e piorrea. I casi di dissenteria e di malattie polmonari sono aumentati. Per fortuna il freddo si \u00e8 attenuato \u2014 siamo tra i 20\u00b0 ed i 10\u00b0 sotto zero \u2014 ed il riposo al caldo delle case permette un graduale recupero alla maggior parte di noi. Oltre ai turni di guardia ed ai servizi indispensabili, non abbiamo molto da fare. Le adunate vengono tenute non per svolgere esercitazioni marziali bens\u00ec per ricostituire una saldezza psicologica e preparare gli animi ai compiti che ancora ci attendono: ormai, infatti, \u00abradio naja\u00bb ha gi\u00e0 diffuso la notizia che torneremo presto al fronte. Si sono uniti a noi \u2014 dopo aver subito un&#8217;anabasi diversa ma non meno perigliosa della nostra \u2014 i resti del 1\u00b0 Gruppo del 120\u00b0 (Gruppo Guglielmi) sfuggito all&#8217;accerchiamento sul Don. Essi fanno parte, dunque, del nostro Reggimento; ma noto con un certo stupore di essere portato a considerarli come degli estranei. In un primo momento attribuisco la cosa al fatto di non aver avuto il tempo di conoscerli \u00abprima\u00bb della ritirata; poi mi accorgo che il mio atteggiamento \u00e8 inconsciamente condiviso anche da altri del 2\u00b0 Gruppo. E mi rendo conto che i sentimenti che affratellano noi in modo cos\u00ec profondo da farci escludere tutti gli altri, derivano dall&#8217;aver vissuto assieme vicende, paure, pericoli mortali che han\u00adno inciso in maniera indelebile nel nostro animo. Forse \u00e8 eccessivo ed ingiusto, ma \u00e8 cos\u00ec. Lungo la strada che attraversa il villaggio il movimento di uomini e di mezzi si \u00e8 notevolmente intensificato, tuttavia si tratta di un movimento spicciolo, che non include l&#8217;arrivo delle unit\u00e0 fresche promesse dalla propaganda. Ieri \u00e8 transitata, a piedi, una lunga colonna di mongoli prigionieri dei tedeschi. Circa cinquecento uomini molto simili tra loro, con le caratteristiche fattezze della loro razza. Mi ha colpito l&#8217;espressione dura, quasi feroce dei loro visi. Rientrando nel mio alloggio, Natasha mi dice che \u00e8 venuta a cercarmi Sonia e che il mio attendente l&#8217;ha cacciata via. Forse Cassetta vuole evitarmi dei problemi, forse ha timore che l&#8217;intraprendenza di Sonia possa nuocere ai suoi privilegi. Chiedo a Natasha come giudichi Sonia e Katia. \u00abNon sta a me giudicare \u2014 mi risponde \u2014 e neppure a te: siamo tutti come semi di girasole, meno che niente\u00bb. E fa scorrere un pugno di semi da una mano all&#8217;altra. \u00c8 il primo di febbraio: da oriente giunge, con il favore del vento gelido della steppa, il tambureggiare delle artiglierie. Poi, con il buio della sera, distinguiamo all&#8217;orizzonte il bagliore rosso di un vasto incendio. Vassili \u2014 che, evidentemente, non manca di informazioni aggiornate \u2014 mi dice che i partigiani hanno dato fuoco ad un treno tedesco di munizioni. Il fronte ci ha di nuovo raggiunto, domani partiremo per il settore assegnatoci, verso il Nipro. Compio un giro di ispezione per assicurarmi che tutto sia pronto. In una delle isbe in cui alloggiano i miei uomini c&#8217;\u00e8 una festa di addio: delle ragazze suonano la balalaika, qualcuno canta. Le incertezze del futuro ed i sentimenti di reciproca comprensione nati nel periodo trascorso con questa gente rendono l&#8217;atmosfera pi\u00f9 patetica che allegra. Vassili vuole che porti con me un ricordo della sua famiglia: mi regala una tavoletta dipinta che rappresenta alcuni santi del rito ortodosso. Mi spiega che faceva parte dell&#8217;altare di una chiesa destinata a granaio dopo la rivoluzione. Al di l\u00e0 del suo valore venale \u2014 che non conosco e che ritengo modesto \u2014 questo dono ha un contenuto umano reso pi\u00f9 apprezzabile dalle circostanze in cui viene vissuto. \u00c8 il segno sincero di un&#8217;amicizia casuale ed episodica che, attraverso questa tavoletta, vuole trovare testimonianza concreta nel ricordo. Al momento \u00e8 anche \u2014 e soprattutto per me \u2014 un segno di fiducia nel futuro, un auspicio di salvezza. Sonia e Katia hanno insistito ancora per venire con noi: se restano, la loro fine \u00e8 segnata. Commossi dai loro pianti e dalle loro implorazioni, abbiamo deciso di \u00abignorare\u00bb la loro ben celata presenza su uno dei nostri camion, durante il viaggio. La partenza verso quella che sar\u00e0 \u2014 sul Nipro \u2014 la nostra prossima e forse ultima linea di resistenza, avviene sotto una tempesta di neve che rallenta la marcia. Procediamo con fatica lungo una pista secondaria per immetterci sulla strada Gorlowka-Dnie\u00adpropetrowsk. Nei paesi, reclutiamo i civili per spalare la neve che il vento ammucchia irregolarmente sul nostro percorso. Il consumo di carburante \u00e8 superiore al previsto e rischiamo di restare a secco. A Nikolajew un \u00abcommando\u00bb di bersaglieri fa ubriacare la guardia ucraina e si appropria di alcuni fusti di gasolio riservati agli usi agricoli. Alla nostra colonna si \u00e8 aggiunta una nutrita formazione della Div. \u00abSforzesca\u00bb, mentre sappiamo che i resti della Div. \u00abRavenna\u00bb ci precedono di una giornata. C&#8217;\u00e8 molta confusione, principalmente a causa dei mezzi che si mettono di traverso o vanno fuori pista. Tutto questo movimento di reparti ci fa sentire meno soli, ed i problemi che ne derivano (ad esempio la maggiore difficolt\u00e0 di trovare da ripararsi nei villaggi) sembrano pi\u00f9 sopportabili. Sia pure in modo frammentario, abbiamo saputo che l&#8217;anabasi degli alpini si \u00e8 ormai conclusa in modo tragico, e che il \u00abCorpo di Spedizione Italiano\u00bb ha praticamente finito di esistere. Per quanto mi riguarda, vorrei ancora illudermi che la portata della sconfitta non sia definitiva: i tedeschi parlano di nuove potenti divisioni, di armi segrete capaci di raddrizzare la situazione. Ma lo spettacolo che ho davanti agli occhi non lascia presagire miracoli. Allora mi chiedo a cosa sia servito questo enorme olocausto di vite umane, e se il senso del dovere \u2014 che ho sempre considerato irrinunciabile \u2014 potr\u00e0 assistermi sino alla fine. Come paventavamo, il comando di colonna ha saputo della presenza di Katia e di Sonia su uno dei nostri camion, ed ha decretato il loro immediato allontanamento. In altri momenti, la trasgressione compiuta portandole con noi avrebbe avuto conseguenze disciplinari gravi; ma le circostanze attuali si prestano a molte attenuanti. Resta il fatto che le due ragazze devono andarsene e non sanno dove. Trascorrono una notte intera tra disperate ipotesi ed esitazioni, poi finiscono per arrendersi all&#8217;unica possibilit\u00e0 che resta loro: affidarsi al Kommandantur del paese per essere avviate a lavorare in Germania. Non \u00e8 una scelta, bens\u00ec una condanna la cui pena va molto al di l\u00e0 dei loro \u00abmisfatti\u00bb. In questo sperduto ed anonimo villaggio di Werbki i loro ed i nostri destini si dividono per sempre, e sull&#8217;animo di tutti pesa una nuova bruciante sconfitta. <strong>Gino Papuli<\/strong> <em>Sottotenente di IV batteria, II gruppo, 120\u00b0 Reggimento Artiglieria Motorizzato<\/em><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di G. 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